• 26 Maggio 2024
La mente, il corpo

C’è un fenomeno che ha destato l’interesse pubblico, ed è che un 30% di donne concluderà il periodo riproduttivo senza figli. Non vogliono avere i figli. E certamente non va confuso con coloro che sono sterili o non sono biologicamente in grado di procreare. Sono definite childless of choice, o chilfree per sottolineare una scelta fatta dalla coppia di non procreare. Vari fattori influenzano questa scelta, da quelli di natura sociodemografica a quelli psicologici.

I fattori di natura sociodemografica sono il livello di istruzione, bassa religiosità, impegni lavorativi, scarse risorse finanziarie o scarse politiche di sostegno alla famiglia. I fattori psicologici sono l’esperienza maturata all’interno della loro famiglia di origine, o quella sviluppata nel rapporto di coppia. La scelta di avere o non avere figli va contestualizzata in un sistema familiare allargato, nel quale si predispongono le storie soggettive e le identità personali e familiari. Occorre riflettere sui legami affettivi, sulle caratteristiche individuali, familiari e socioculturali in tutto il ciclo di vita dell’individuo e tra le generazioni passate e presenti.

La visione di essere genitori, avere dei figli, si crea nelle fasi evolutive, ma, è soprattutto nella fase giovane-adulto che si gettano le basi per successivi sviluppi relazionali e genitoriali. In Italia, un lieve innalzamento della fecondità (1995-2006) è dovuto alle nascite da cittadine straniere e alla maternità delle quarantenni, rimanendo in discesa la fecondazione delle più giovani. Va tenuto di conto che al fenomeno abbia contribuito anche la rivoluzione sessuale, le separazioni e i divorzi, l’occupazione femminile, come anche il posizionamento sociale della donna. Questi fattori si intrecciano e incidono sulla scelta di fare e di intendere la famiglia. Quindi si sviluppa il nucleo familiare sul condizionamento culturale e organizzativo della vita. I cambiamenti culturali e sociali hanno delineato anche la riduzione dei matrimoni, o in alcuni casi procrastinato nel tempo, la permanenza dei giovani in famiglia per mancanza di occupazione e quindi di autonomia, e infine la mancanza di nascite o la scelta di un figlio in età avanzata, al limite dell’orologio biologico. Con conseguenze, del sistema lavorativo e previdenziale, e del sistema scolastico. Non dimentichiamoci delle difficoltà per le donne di conciliare il lavoro e la famiglia.

Il peso della famiglia continua a pesare sulla donna, con un carico di lavoro eccessivo. Le donne si trovano in conflitto tra l’opportunità di avere un figlio e il desiderio di avere un successo lavorativo.  Il lavoro svolto all’interno della famiglia, non viene riconosciuto e continua ad esserci scarsa condivisione del lavoro familiare. Mentre un tempo avere un figlio era considerato una ricchezza per la società, per la donna la maternità rappresentava riconoscimento sociale e identitario, dava un senso e significato alla coppia, oggi si cerca un soddisfacimento personale, controllando il concepimento, e ricercando altri tipi di realizzazione; e la coppia viene tutelata in quanto coppia, e preservata dalla rottura degli equilibri con l’arrivo di un figlio. I figli diventano un extra, e non più una necessità. Fare un figlio è un atto di volontà e non un fatto naturale, avvertendone il peso di responsabilità, di cambiamento e sacrificio.

Le ragioni per cui si sceglie di non avere figli: lavoro, rapporto di coppia, stili di vita, costi e sacrifici, circostanze, modelli e capacità genitoriali, ruolo materno, inclinazioni personali. preferire la compagnia degli animali trattati alla maniera di bambini, le preoccupazioni per l’ambiente e lo stato del mondo, con riferimento alla crescita globale e alla sovrappopolazione del pianeta; sono animate da atteggiamenti e sentimenti contraddittori. Gli interventi, per ritrovare un sano equilibrio sono delle politiche non soltanto economiche, istituzionali, sociali ma anche psicologiche, che favoriscono una crescita alle scelte genitoriali.