• 18 Gennaio 2026

Non so fino a che punto è stato apprezzato il magnifico discorso che ha tenuto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Meeting di Rimini il 27 agosto scorso. Com’era prevedibile ha suscito diverse reazioni, di critica da parte della sinistra, ma anche da certa destra. Certamente è stato definito straordinario ed estremamente positivo dal responsabile nazionale di Alleanza Cattolica, Marco Invernizzi e dal giornalista Antonio Socci, entusiasti come non mai. Inizio con Socci per non sembrare troppo di parte. Socci è intervenuto ben tre volte sul programmatico discorso della Meloni, una prima volta (Meloni vince 5 a 0 su Draghi [Ridicolizzato il tentativo di qualcuno di usare il Meeting per ‘lanciare’ Draghi, 28.8.25, Libero) Qui Socci smonta la lunga storia politica di Draghi da oltre trent’anni ai vertici della tecnocrazia europea. A Rimini ha fatto un arido discorsetto sull’Ue che ora non conta nulla perché ha sbagliato tutto. Ma Draghi non ci pensa neanche a fare autocritica. Continua a perseverare negli errori come la delegittimazione delle sovranità nazionali. Inoltre, Socci sottolinea la pochezza culturale dell’intervento del tecnocrate abile ma non eccelso. Conosciuto per le sue battute infelici tipo quella sul condizionatore. Per quanto riguarda il discorso della Meloni, Socci sottolinea la sintonia con gli organizzatori del grande evento. A cominciare dal riferimento al poeta inglese Eliot che parla di operai che costruiscono una chiesa in un deserto urbano che, dice Meloni, è metafora del deserto esistenziale, “un luogo dove gli uomini sono ridotti a ‘bottiglie vuote’, ad ‘alveari senza miele’, un mondo vinto dal nulla, dove non c’è spazio per una tensione spirituale”. Un luogo dove “gli individui sono senza identità, senza memoria, senza appartenenza nazionale, familiare o religiosa”. La premier vuole un mondo diverso. E scende nei dettagli di quello che sta facendo. Rivendica la sua prima missione: “che l’Italia si riappropri del posto che le spetta nel mondo. Forte, fiera, schietta e leale: in una parola, autorevole. E oggi sono fiera del fatto che l’Italia venga vista così a livello internazionale; che non venga più considerata la grande malata d’Europa “.

In effetti tutto il mondo (a partire dagli investitori internazionali) glielo riconosce e questo, insieme alla solidità del governo, ha le sue buone ricadute economiche. Vuole una UE “che faccia meno e lo faccia meglio, che non soffochi gli stati nazionali”, una UE “capace di riscoprire la propria anima e le proprie radici. Sì, anche quelle culturali, anche quelle religiose colpevolmente negate anni fa “.

Quindi la premier enuncia gli obiettivi strategici dell’Italia: combattere la “desertificazione produttiva” e il crollo demografico. Poi ci sono anche i dettagli di un certo miglioramento anche economico, in barba ai vari profeti di sventura.

Ci fermiamo, ma il discorso della premier va ascoltato per intero perché è un intervento da statista . Cosa rara in Italia. C’è visione politica, tensione ideale, autorevolezza, pragmatismo, decisione e coraggio. E poi i risultati concreti. Il discorso di Draghi non regge il confronto. Il secondo intervento (Repubblica contro Meloni e Cl sull’immigrazione ma…, 30.8.25, Libero) Sulla questione immigrazione Meloni sempre nel suo discorso (fatto a braccio) ha detto: «Ci interessa codificare e difendere il diritto a non dover emigrare» e poi, «perché è assolutamente vero ciò che ci ricorda un grande uomo di Chiesa come il Cardinal Robert Sarah, quando dice che chi ritiene le migrazioni necessarie e indispensabili compie, di fatto, un atto egoistico. “Se i giovani lasciano la loro terra e il loro popolo – si chiede Sarah -, rincorrendo la promessa di una vita migliore, che ne sarà della storia, della cultura, dell’esistenza del Paese che hanno abbandonato? Per questo l’Italia, con questo Governo, ha svolto un ruolo che io considero decisivo per cambiare l’approccio europeo nei confronti di questa sfida».

L’idea della premier, oltre al controllo delle frontiere che azzeri le partenze ei naufragi dei migranti, è il Piano Mattei per l’Africa: «a differenza di altri attori non abbiamo secondi fini, non ci interessa sfruttare il Continente africano … Ci interessa che l’Africa prosperi assieme a noi processando le sue risorse, coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche. Abbiamo lavorato per delineare questo nuovo approccio, che stiamo declinando attraverso il Piano Mattei per l’Africa, la strategia che l’Italia sta portando avanti insieme alle Nazioni africane per favorire investimenti di qualità e grandi progetti in campo infrastrutturale, energetico, produttivo e soprattutto di valorizzazione del capitale umano”.

È invece preferibile subito, come in passato, l’immigrazione di massa che arricchisce i trafficanti e moltiplica i naufragi, con i drammatici problemi di sicurezza e ordine pubblico che essa causa nelle nostre città?

La carta. Sarah , da africana, è la voce dei vescovi africani: « Tutti i migranti che arrivano in Europa sono senza un soldo , senza lavoro, senza dignità… La Chiesa non può cooperare con questa nuova forma di schiavitù diventata migrazioni di massa. Se l’Occidente continua in questo modo fatale, c’è un grande rischio che, a causa della mancanza di nascite, sparisca, invaso dagli stranieri, proprio come Roma è stata invasa dai barbari ».

Ed ancora: « Questo attuale desiderio di globalizzare il mondo sopprimendo le nazioni, le specificità, è pura follia . Il popolo ebraico dovette andare in esilio, ma Dio lo riportò nel suo paese. Cristo dovette fuggire da Erode in Egitto, ma tornò nel suo paese alla morte di Erode. Tutti devono vivere nel loro paese. Come un albero, ognuno ha il suo suolo, il suo ambiente in cui fiorisce perfettamente. È meglio aiutare le persone a prosperare nella loro cultura piuttosto che incoraggiarle a venire in Europa in uno stato di degrado. È una falsa esegesi usare la Parola di Dio per valorizzare la migrazione ».

I vescovi africani ci fanno capire che il fenomeno in corso non è fisiologico, ma patologico e, ingrassando le mafie, impoverisce i Paesi di origine e destabilizza quelli di arrivo . Con l’enorme problema della massiccia (e non integrata) immigrazione musulmana .

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Il discorso di Meloni e l’avverarsi del “sogno” di Alleanza Cattolica

di Marco Invernizzi

C’è qualcosa del discorso di Giorgia Meloni al Meeting del 27 agosto che va oltre le sue parole. Per usare il linguaggio ciellino, è l’evento in sé che merita una riflessione: certamente molto meno importante dell’Evento che ha cambiato la storia, tuttavia importante e meritevole di grande attenzione.

La standing ovation iniziale che l’ha commossa, il convinto e prolungato applauso finale, le tante interruzioni per condivisione sono state l’espressione di un incontro che certamente non si è materializzato durante il Meeting 2025, ma è frutto di un percorso da parte di due “mondi”, due ambienti diversi, la destra che nasce dalla sconfitta del fascismo e lentamente si sposta su posizioni conservatrici, accettando la logica politica dello Stato di diritto, e la parte di mondo cattolico (non solo quello riconducibile a CL) che non ha mai accettato la subordinazione al secolarismo progressista, fenomeno che ha invece accompagnato la storia della Dc. Due storie diverse, due identità diverse, due percorsi che si sono incontrati al Meeting, uniti da avversari comuni, in particolare la sinistra nichilista e libertaria e, soprattutto, la rassegnazione di chi pensa soltanto ai propri desideri. I “due mondi” sono uniti soprattutto dallo stesso desiderio di costruire un «mondo migliore» (Pio XII), fondato sulla persona e non sulle ideologie, sul realismo e non sulle utopie, insomma sulla dottrina sociale della Chiesa, anche se poco studiata e quindi poco conosciuta.

Questo è stato il sogno con cui è nata Alleanza Cattolica mezzo secolo fa. Il suo fondatore Giovanni Cantoni si sarebbe commosso, se avesse potuto ascoltare le parole di Meloni, e la risposta dei tanti presenti ad ascoltarla. Intendiamoci: noi non abbiamo avuto un ruolo “fisico” in questo incontro, semplicemente abbiamo seminato per mezzo secolo una cultura che lo ha favorito, ma pochi lo verranno a sapere. Questo è lo stile che ci è stato insegnato: prega e lavora, quel che importa è il risultato, non chi lo firma. E’ giusto così, questo non ci impedisce di essere felici e grati al Signore per quanto avvenuto.

Nessuno sa che cosa accadrà domani e se questo “sogno” continuerà e porterà i frutti che speriamo per il bene comune di tutta l’Italia (e non solo). Bisognerà anche salvarlo da letture sbagliate, come quella “centrista” di Antonio Polito sul Corriere della Sera (28 agosto), che non ha colto la portata storica e culturale dell’incontro, anche se ha avuto il merito di rendersi conto che qualcosa è avvenuto.

Più in profondità è andata Rosy Bindi su Avvenire del 30 agosto, criticando le parti del discorso di Meloni sulla “scelta religiosa” compiuta dall’Azione Cattolica negli Anni ‘60 e ‘70. Su un aspetto la allora assistente universitaria del professore Vittorio Bachelet (1926-1980), Presidente dell’Azione Cattolica (1964-1973) assassinato dalle Brigate Rosse, ha certamente ragione: il Magistero dei Papi va accolto e professato tutto insieme, senza contrapposizioni che poi influenzerebbero divisioni interne al movimento cattolico. La sinistra cattolica, però, ha ben poco da insegnare in questo senso: la demonizzazione, per esempio, di Luigi Gedda (1902-2000) e dei Comitati Civici è stato un atteggiamento di tipo sovietico, poco incline alla carità che si dovrebbe avere verso dei fratelli nella fede. In realtà, l’attacco a Gedda esprimeva un rifiuto di Pio XII e del suo Magistero. Ben venga, dunque, l’auspicata ricomposizione di quanto rimane del movimento cattolico, attraverso una riflessione comune sulla sua storia, purché si tenga insieme tutto il Magistero, da Leone XIII a Leone XIV, senza contrapporre o escludere nessuno.

In questo senso è una notizia buona l’avvicinarsi di due “famiglie (anche) politiche”, che hanno avuto storie diverse ma che oggi sembrano ritrovarsi su valori comuni. Questo incontro, però, non è strettamente politico, non è un accordo per spostare al centro la destra o per portare a destra un po’ di voti centristi. Se così fosse, durerebbe lo spazio di un mattino, o di un Meeting. Già nella storia italiana incontri simili sono falliti proprio perché ridotti alla sola politica partitica, come l’Operazione Sturzo del 1952 o la Maggioranza silenziosa del 1970. Il senso di questo incontro è antropologico, cioè deve consistere nel riconoscimento da parte di quelle due famiglie politiche di alcuni principi antropologici che le trascendono entrambe, principi che hanno, come origine, l’amor che move l’sole e l’altre stelle, per citare il titolo del prossimo Meeting. Soltanto così inizierà bene e durerà nel tempo.

Autore

Nato a RODI MILICI (ME) nel 1955 è stato insegnante di Scuola Primaria nel messinese jonico e nell’hinterland Milanese. Militante di Alleanza Cattolica da lungo tempo. Appassionato cultore di storia, studioso e ricercatore possiede una biblioteca di 2100 volumi.Fin da giovane è stato protagonista animatore e redattore del periodico IL CAMPANILE, della Parrocchia "S. Bartolomeo" di Rodì negli anni 1972-74. Collabora con diversi giornali online, tra questi Il Corriere del Sud, Imgpress.it, Ilsudonline.it, Culturelite.it, Destra.it, Il Cattolico.it, Corrierejonico.it, Civico20news.it. Inoltre collabora con Sugarcoedizioni e EdizioniCantagalli per lo studio e le recensioni di libri. Da 1991 al 2000 ha collaborato con Raj Stereo Sound di S. Alessio (ME) conducendo e animando trasmissioni quotidiane socio-culturali e politiche, ha curato rassegne stampa cartacee collaborando con l'associazione "Tradizione Ambiente e Turismo" Da qualche anno cura un blog personale online di studio e di ricerca