Marco Rossi è autore noto. Ha collaborato alle pagine culturali di diversi quotidiani e suoi scritti sono comparsi su riviste. La sua produzione libraria è significativa, si è occupato, in particolare, di ricerche storiche mirate a individuare nessi tra la cultura esoterica del secolo XX e la storia politica del “secolo breve”. Rossi, si badi, non è solo saggista, è dotato, infatti, di notevole talento narrativo.    La sua ultima fatica, da poco nelle librerie per i tipi di Tabula Fati, lo conferma e può essere letta quale sintesi delle due propensioni intellettuali dell’autore, gli studi tradizionali e il racconto fantastico. Ci riferiamo a, Il segreto della Dea (per ordini: 0871/561806; edizionitabulafati@yahoo.it). Il volume è preceduto dalla presentazione di Andrea Marcigliano e dalla postfazione di Andrea Scarabelli, scritti che arricchiscono ulteriormente il testo. Si tratta di un romanzo iniziatico che, nel suo incipit, potrebbe apparire come romanzo generazionale. I tre protagonisti della vicenda, Corrado, Armando e Anna appartengono (come del resto Rossi) alla generazione che visse l’adolescenza negli anni Settanta, gli “anni di piombo”. Un frangente storico che segnò la fine delle speranze rivoluzionarie, dopo il quale, molti dei protagonisti di quella congerie storica conobbero la dimensione esistenziale del disincanto.

Tale destino accomuna, in modalità diverse, Corrado, Armando ed Anna. Il primo, durante la giovinezza acceso militante comunista, appassionato cultore del mondo classico, in particolare della tradizione romana, giunto ai quarant’anni, lo ricorda Marcigliano, si era adattato « alla moderazione di una “nuova sinistra” di governo […] e trascina(va) i giorni e gli anni come impiegato dell’Ufficio Tecnico del comune» (p. 5) di S. Miniato in Toscana. Il legame amicale tra Corrado e Armando, molto solido durante l’adolescenza, si era, con il passar del tempo affievolito. Il secondo, infatti, era uomo “vagamente” di destra. In realtà, a dividerli non era stata la diversa scelta politica, ma il grigiore mesto nel quale le loro vite adulte erano precipitate per aver dimenticato, in nome del contingente e degli interessi (Armando era divenuto affermato imprenditore), gli ideali della giovinezza. Anna, infine, protagonista femminile del racconto e docente in un liceo, è in qualche modo, la vera protagonista de, Il segreto della Dea. Amata segretamente dai due giovani, viveva anch’essa una maturità infelice, connotata da un matrimonio senza amore e dalla certezza di non poter generare figli. Un evento drammatico, un cataclisma, fa incontrare di nuovo i tre protagonisti del romanzo: un terremoto del sesto grado della scala Mercalli che devasta, nella notte tra il 1 e il 2 settembre, S. Miniato. La terribile scossa tellurica fa riemergere, dalle fondamenta del Palazzo comunale, delle  mura romane e dei sotterranei fino ad allora sconosciuti.

Corrado viene chiamato dai primi soccorritori che, consapevoli della sua perizia in antichistica, gli chiedono di tradurre e di interpretare un’iscrizione latina emersa dal sottosuolo. Giunto sul posto, incontra Armando e, poco dopo, Anna: «I tre raggiunsero uno spazio un po’ meno scosceso, dove per terra era adagiata una lapide di marmo nero» (p. 14). Si trattava di un Lapis Niger di forma rettangolare nel quale mancava una parte dell’iscrizione che, nonostante le ripetute ricerche, non fu trovata in loco. La vista dell’iscrizione riaccende nei tre amici l’antica passione per l’insolito, per i Misteri antichi e ha, così, inizio una “cerca” dal tratto iniziatico, che, come si evince dalla conclusione del romanzo, li “riporterà a casa”. Il loro sarà un “risveglio” alla vita vera, oltre la banalità del quotidiano borghese nel quale, fino ad allora, si erano acquietati. Passeranno, pertanto, dallo spaesamento moderno, per dirla con Heidegger, alla ri-scoperta delle loro più profonde e vive radici. Torneranno “a rimirar le stelle”. Da S. Miniato mettono in atto, al fine di seguire le tracce dell’iscrizione, un iter che lì guiderà sui sentieri dell’Etruria. Si fermeranno a Pisa, Populonia, Cosa, Vulci per giungere, infine, alla meta agognata, Roma. A far loro da guida, il testo dell’iscrizione, una vera e propria mappa di geografia sacra. Di volta in volta, il genius loci delle località incontrate li porrà sull’avviso che l’impossibile è sempre possibile ed ha il tratto numinoso delle ierofanie. I veri protagonisti del romanzo sono gli dèi, anzi la Dea Vesta e il suo fuoco sacro, il fuoco della Tradizione, come ricorda Scarabelli nella bella postfazione, custodito sotto le ceneri, ma vigente, in ogni epoca, nella storia.

«Corrado, Armando, Anna divengono […] manifestazioni terrestri [… ] imperfette – di Archetipi ideali […] ombre degli dèi stessi e della loro, ancora una volta, misteriosa volontà» (p. 7). Se questa è la sostanza che sostiene il narrato di Rossi, non sorprende che nel testo compaiono, a più riprese, rimandi all’opera di Steiner, Evola, Kremmerz e di altri esponenti del pensiero di Tradizione. La conclusione de, Il segreto della Dea si realizza all’Altare della Patria a Roma, nei pressi del Foro. Corrado e Armando hanno, finalmente, chiara contezza di ciò che sono nel profondo: «Siamo due Littori di scorta a quella Vestale che cammina davanti a noi (Anna) così compresa nel suo ruolo, bella come la luna!» (p. 193). L’Altare della Patria, il fuoco acceso davanti al sepolcro del Milite Ignoto, non va inteso, sic et simpliciter, quale simbolo dell’Italia “patriottarda” cantata con pathos retorico dalle patrie lettere, ma rappresenta «l’anima profonda (Vesta)» del nostro essere italiani, la dimora ospitale apparentemente persa nella storia.

Ne, Il segreto della Dea, Rossi mostra, come ricorda Scarabelli, di avere memoria di un saggio comparso sulla rivista «Krur», intitolato la “Grande Orma” e firmato “Ekatlos”. In quelle pagine si faceva riferimento al simbolo della Fenice risorgente dalle fiamme. Il senso di questo romanzo, connotato, peraltro, da prosa accattivante e coinvolgente, sta tutto qui: Roma Renovata Resurgat. L’autore e i tre protagonisti testimoniano che l’origine è sorgente di vita sempre vigente nel tempo.

Marco Rossi, Il segreto della Dea, presentazione di Andrea Marcigliano, postfazione di Andrea Scarabelli, pp. 205, euro 15,00.