• 26 Maggio 2024
La mente, il corpo

Cosa è l’ibristofilia? Non è una malattia mentale. È conosciuta anche come sindrome di Bonnie & Clyde. E’ l’attrazione amorosa per un o una criminale in quanto tale. È una attrazione soprattutto femminile, una follia indotta dove due personalità psicotiche istituiscono un legame mentale. 

Da alcuni è considerata una parafilia, eccitazione in presenza di un pericolo forte, anche se maggiormente la motivazione è romantica e non sessuale. Cosa spinge qualcuno a provare attrazione per i delinquenti? La seduzione della notorietà; il desiderio di riabilitare il malvagio; l’amore per il rischio; il desiderio di accudimento e volere una persona che dipenda da loro; il ricreare la relazione che avevano con il loro padre; o che somigli al loro padre; un esporsi alla sofferenza; al ridicolo; allo stigma sociale; essere attratte dagli uomini che il crimine ha reso famosi. 

Il termine ibristofilia ha sostituito quello di euclitofilia. Si trova una ibristofilia passiva che si basa su fantasie deliranti di redenzione e una ibristofilia aggressiva, che si determina per la partecipazione alle gesta del criminale, senza rendersi conto di essere manipolato. Si ricercano i detenuti come partner, anche quando hanno da scontare pene molto lunghe. Molte delle donne ibristofile hanno subito abusi fisici e sessuali, hanno avuto un padre o un marito dominante, controllante oltre che abusante, e questo ci fa capire la scelta di un partner che si trova in carcere dove viene controllato e che non può dominare. Si sentono speciali, in quanto l’oggetto d’amore che è in prigione per aver ucciso, a loro, non farebbe del male. Inviano proposte di matrimonio, messaggi di sostegno e condividono la visione del reo. Sublimano le loro tendenza criminale attraverso la vicinanza con gli uomini violenti. Quest’ultimi sono considerati simboli del maschilismo e con un fascino del “maledetto”. Sono visti come maschi alfa, in grado di affascinare e circuire. 

Qualcuno ipotizza che le ibristofile sono accettate dal detenuto per bassa autostima, insicurezza, inadeguatezza. Queste donne creano gruppi social, per osannare il criminale, nel mentre postano le loro foto alla ricerca di notorietà e di un pieno narcisismo, da non confondersi con il disturbo narcisistico di personalità. Le donne sono nominate Serial Killers Groupies. Davanti a questo fenomeno restano aperte molte domande, e non si trovano risposte sensate.

Autore

Psicologa clinica della persona dell'organizzazione e della comunità Psicogeriatra e docente dello stesso Master - La Sapienza. Coach cognitivo Criminologa minorile Dipendente Regione Lazio