• 13 Agosto 2026
Politica

C’era da aspettarselo dall’ex primo ministro Mario Monti, mai eletto per tale importante carica da nessuno, ma chiamato a Palazzo Chigi da quei poteri politico-finanziari europei che, secondo questa lettura, determinarono la caduta del governo Berlusconi, legittimamente eletto dal popolo italiano. C’era da aspettarsi che, richiamato e sollecitato da quegli stessi ambienti riconducibili alla cosiddetta «burocrazia celeste» dell’Unione europea, l’«eletto da nessuno» assestasse una vera e propria stroncatura alle analisi di Giorgia Meloni ed Emanuele Orsini, giudicate «non convincenti» perché avrebbero mostrato «la tendenza a non assumersi le proprie responsabilità additando invece il capro espiatorio». Anzi, date le difficoltà causate dalla crisi energetica, Monti ha parlato di una «scaricabarile».

Parla proprio lui, questo personaggio, che non ebbe remore nel farsi nominare senatore a vita da Giorgio Napolitano prima di accettare l’incarico di formare il governo. Lo stesso Monti, già commissario europeo designato da Massimo D’Alema, ha affermato: «È triste vedere il capo del governo e il capo degli industriali di un grande Paese come l’Italia addossare le colpe essenzialmente all’Europa. Ci gonfiamo il petto chiamandoci nazione, ci proclamiamo spesso protagonisti, ma quando si tratta di capire che cosa non ha funzionato, la colpa è sempre di qualcun altro».

Non ha poi rinunciato a criticare la presidente del Consiglio anche sul piano internazionale, sostenendo che «la capacità di Giorgia Meloni di attrarre attenzione e rispetto in quanto leader dinamica non trova pieno riscontro in un’analoga capacità di individuare il posizionamento strategico utile per l’Italia e di perseguirlo con coerenza».

Naturalmente non sono mancati gli apprezzamenti nei confronti di Paolo Gentiloni, Enrico Letta e Mario Draghi.

Ciò che sorprende maggiormente, invece, è l’articolo di Sergio Fabbrini pubblicato sul Sole 24 Ore, il quotidiano di Confindustria. Colpisce la contemporaneità con l’intervento di Monti sul Corriere della Sera: stessa tempistica e, soprattutto, argomentazioni molto simili contro il presidente del Consiglio.

Fabbrini scrive infatti che «l’intervento della premier Giorgia Meloni alla recente assemblea di Confindustria, fortemente critico dell’Unione europea, ha suscitato inevitabili reazioni». E aggiunge che «economisti indipendenti» avrebbero ricordato come non sia responsabilità dell’Unione europea se l’Italia presenta il più alto debito pubblico del continente, una produttività tra le più basse e una crescita inferiore alla media europea.

Secondo questa impostazione, si tratta di un attacco politico e culturale che investe direttamente la visione dell’Europa proposta da Giorgia Meloni, arrivando perfino a difendere la burocrazia europea rispetto a quella italiana.

Eppure, sostiene questa lettura, la presidente del Consiglio interpreta il sentimento di una parte consistente degli italiani quando denuncia «il gigante burocratico della UE», «il peso soffocante di oneri amministrativi e regolamenti» e «la capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune». Da qui anche la difesa del principio dell’unanimità nelle decisioni europee, considerato una garanzia per gli interessi nazionali.

Ancora una volta, dunque, l’«economista» espressione delle élite finanziarie, con l’atteggiamento di chi si ritiene superiore al giudizio popolare, finirebbe per contestare nella Meloni proprio quelle posizioni che una parte significativa dell’opinione pubblica italiana condivide.

È difficile non cogliere, in queste concomitanze, una comune ispirazione politica e culturale e interrogarsi sugli obiettivi perseguiti da determinati ambienti.

Le grandi manovre, in vista delle prossime elezioni politiche, sembrano essere già cominciate.

Autore

Riccardo Pedrizzi già Senatore della Repubblica per tre legislature (trai vari incarichi: Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato) e Deputato alla Camera per una legislatura (Segretario della Commissione Finanze), attualmente cura le relazioni istituzionali per Associazioni Nazionali e grandi aziende. E' Presidente nazionale del Comitato tecnico scientifico dell'UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti). Ha svolto la professione legale ed è stato assistente universitario. E' stato dirigente di un istituto di credito. E' iscritto all'Albo dei Giornalisti. Editorialista di quotidiani e periodici, ha contribuito alla riscoperta ed alla diffusione della cultura tradizionale e conservatrice. E' direttore della rivista “Intervento nella Società”. Ha scritto libri sul pensiero cattolico e di economia e finanza.