• 21 Maggio 2024

Gio Evan è uno degli artisti più apprezzati dell’attuale scena indie pop italiana. Tra i brani di maggior successo dell’eclettico cantautore e poeta pugliese figura ‘Joseph Beuys’. Il singolo, pubblicato nel 2018, è una vera celebrazione dell’arte contemporanea: molti sono gli artisti citati, e di un artista è il nome che fa da titolo al brano.

Ma chi era Joseph Beuys e quali sono i suoi lasciti al panorama artistico contemporaneo?

Personaggio anticonformista, Beuys nasce a Krefeld, Germania Occidentale, nel 1921. Motivato da uno spiccato senso di solidarietà sociale, nel 1940 decide di iscriversi alla facoltà di medicina. Piani questi, interrotti dal secondo conflitto mondiale, che lo vede arruolarsi nell’aviazione tedesca. Al termine della guerra, il giovane è profondamente mutato, nel fisico e nello spirito. È allora che decide di accantonare la medicina per dedicarsi all’arte.

Riesce presto a precisare la sua complessa identità artistica, mai totalmente ascrivibile ad una specifica corrente, a cui affianca un fervente impegno socio-politico: perde la cattedra di scultura all’Accademia di Düsseldorf perché risoluto ad accettare nel proprio corso gli studenti respinti agli esami di ammissione; contribuisce alla fondazione del partito ambientalista tedesco I Verdi. Sensibilità ecologica che Beuys esprimerà anche in una delle sue più suggestive opere: 7000 querce (7000 lastre in basalto furono disposte dinanzi al Museo Federiciano di Kassel; all’acquisto d’ognuna di esse sarebbe corrisposta la piantumazione di una quercia nei viali cittadini).

Il rapporto tra Natura ed Uomo è il fulcro di buona parte della sua produzione artistica. Si ricordino le celeberrime: Eurasia Siberian Symphony (il contrasto tra misticismo ancestrale e modernità occidentale); Come spiegare i quadri a una lepre morta (la natura che s’oppone alla razionalità fredda della cultura industriale); I like America and America likes me

Per quest’opera d’arte performativa, l’artista convisse tre giorni con un coyote, animale indigeno del Nord America, caro ai Nativi Americani ed emblema delle autentiche radici americane. Se animale e uomo si fossero adattati l’uno all’altro, allo scadere dei tre giorni Beuys avrebbe potuto consapevolmente affermare I like America and America likes me.

E proprio quest’opera, che gli valse l’appellativo di ‘artista sciamano’, è ripresa nel brano: “vorrei non avere in testa il coyote di Beuys”.Ci si è soffermati su Joseph Beuys ma, come accennato, molti altri sono gli artisti citati nel testo. Figurano Magritte, Duchamp, Boetti, Munari, Blu, Basquiat, Abramovic, Hokusai e Manara, in quello che diviene così un valido esempio di come la popular music possa agevolare la fruizione dell’arte, nota e meno nota.

Autore

nasce a Benevento nel 2001. Iscritto in Beni Culturali, presso l’Alma Mater Studiorum (Università di Bologna), segue – tra gli altri – i corsi di Arte moderna e contemporanea, Antropologia culturale e del patrimonio, Metodologia della storia dell’arte, Museografia, Economia della cultura, Diritto dell’arte. Per il corso di Antropologia culturale, lavora ad un progetto di ricerca etnografica presso il Centro d’Accoglienza Straordinaria ‘La Vela’, al termine del quale redige una relazione etnografica dal titolo Le esperienze migratorie delle donne: soggettività costruite e vulnerabilità. L’anno seguente è tra gli studenti selezionati per studiare alla University of Leeds (Regno Unito). Qui approfondisce Avanguardie artistiche, Arte africana, Economia e gestione delle industrie creative. Appassionato di arte, antropologia e diritto, decide di redigere la sua tesi di laurea in Diritto dei Beni Culturali, dal titolo Il mercato nero dell’arte nera e riguardante l’efficacia ed i limiti delle misure legali atte a frenare il traffico illecito di artefatti africani. Da novembre 2023, sarà tirocinante presso la galleria d’arte berlinese Archivio Conz.