• 10 Maggio 2026
Religione

Una analisi del costo delle religioni nel nostro paese in particolare, intese quale sistema dei finanziamenti pubblici e privato alle confessioni religiose in Italia. Finanziamenti in parte dedicati per precisi accordi con lo Stato quali ad esempio il 5 per mille, o l’accesso a bandi che di fatto finanziano attività di carattere culturale, questi due particolari accessi sono dettati da precisi riconoscimenti delle confessioni ed i finanziamenti stessi hanno lo scopo di creare momenti educativi dedicati alla conscenza delle fedi stesse, ad una sorta di mediazione culturale con la società ove le strutture confessionali risiedono. Sappiamo che alcune hanno accordi ben strutturati, quali la chiesa Valdese, mentre altri quali l’Islam non accede al 8 per mille poiché non vige un riconoscimento della confessione di fatto la realtà musulmana nel nostro paese fatica a mettere insieme le molteplici entità culturali già presenti non avendo quindi fino ad oggi raggiunto alcun accordo. Seguono poi le fonti diverso di finanziamento, una parte donazioni dei fedeli, che hanno regole diverse alcune sono libere, altre dettate da una percentuale che dovrebbe essere legato al proprio reddito ma donazioni non rese pubbliche, cioè non comunicate in alcun modo ai direttivi delle confessioni o alla assemblea. In altre vige l’obbligo di comunicazione e ciò crea anche, in particolari casi di difficoltà economica e di mancata o ridotta offerta una sorta di pubblico ludibrio, come nel caso delle chiese dei testimoni di Geova. Di solito gli introiti economici servono a sostenere le spese correnti delle strutture, ma anche per gli orientamenti culturali, che possono essere materiale cartaceo di conoscenza, bibliografia, guide di vario genere dal filosofico al religioso, ma anche in qualche caso a sostenere un orientamento politico, un esempio sono le chiese neo pentecostali sostenute spesso dalle destre americane. Rete nazionale della stanza del culto e dei silenzio, un dispositivo che può affrontare dispositivo

Fabio franceschi

Una prima parte dedicata ai punti essenziali del tema,

Consideriamo il perché dei finanziamenti dello stato nei confronti delle confessioni religiose, dove lo stato è di fatto libero di farlo o meno, e quando lo fa i motivi sono vari, vuoi storico, vuoi quantitativo per il numero di fedeli presenti, oppure di utilità pubblica cioè il ritenere la riconosciuta meritevolezza quale interesse religioso cioè concorrente al pieno sviluppo personale e del progresso spirituale e della società, secondo il dettato costituzionale dell’articolo 7 e 8. Di fatto l’idea del finanziamento nel nostro paese parte da quelli che furono gli accordi con la chiesa cattolica e da tale esempio si è poi seguito ad applicarlo alle ulteriori realtà presenti nel paese. L’intesa con la chiesa cattolica si avvale di forme dirette ed indirette di finanziamento con una articolazione anche particolare, basti pensare ai fondi dedicati per il pagamento degli insegnanti di religione, agli edifici di culto, ai ….di culto che prestano servizio negli ospedali, nelle forze armate, contributi alle scuole paritarie spesso confessionali o ad esempio agli interventi per particolari ricorrenze quali ….. che dimostra la complessità nel nostro paese degli accordi stessi con la chiesa cattolica. Metà anni 80 intese con le confessioni ai quali sono state estese quelle regole già previste per l chiesa cattolica, dunque l’accesso all’8 per mille, e la possibilità anche se con maggiori difficoltà del poter accedere ai finanziamenti regionale per gli edifici di culto. Esiste in tale sistema delle criticità che si esprimono con l’ammontare del finanziamento, il potenziale vulnus al principio di laicità il vulnus al principio di libertà religiosa dei soggetti confessionali. L’elemento di maggiore criticità sono l’ammontare del finanziamento stesso, ed in particolare le quote non espresse che sono l’elemento distorsivo nel sistema. Questo fa sì che ad esempio la chiesa cattolica riceva più dalle quote non espresse che dalle espresse, che diviene quindi un elemento di vantaggio per questa dettata dagli stessi accordi che poi si sono protratti nel tempo a partire dagli anni 20 del novecento. Tale questione è stata anche oggetto di discussione da parte della Corte dei Conti, la quale indica distorsiva l’eccesso di finanziamento che giunge alla chiesa cattolica e ad altri soggetti beneficiari dell’accordo per l’8 per mille con proposte di revisione del meccanismo stesso che potrebbe puntare o ad una riduzione dell’aliquota di spettanza o ad una revisione del sistema stesso di redistribuzione che forse è l’elemento al momento maggiormente distorsivo. Anche se va considerata la difficoltà di modifica poiché esiste il problema che il finanziamento è all’interno della regolamentazione bilaterale quindi di difficile modificabilità. Minore si presenta invece il vulnus della laicità dove la Corte Costituzionale si è espressa per una definizione di laicità attiva con l’intervento dello Stato a favore delle religioni, principio che è innalzato a principio supremo dello Stato nel rispetto sia della laicità che del diritto alla espressione di libertà religiosa. Il vulnus della libertà religiosa diviene però nella questione del tripartitismo del finanziamento un sorta di affermazione di privilegio nei confronti delle confessioni stipulatarie di accordi con lo Stato che diviene discriminatoria nel contesto delle altre confessioni religiose che non hanno, o non hanno voluto accordi o non vengono concessi dal governo. Ciò di fatto porta ad un evidente lesione del principio di uguaglianza nella libertà dinanzi alla legge, rispetto all’articolo 8 comma 1 che in realtà non ha a che fare con l’uguaglianza del trattamento, ma bensì l’uniformità di trattamento in quei rapporti che incidono sulla libertà delle confessioni religiose ovvero alla parità nell’accesso alle opportunità per l’espressione della libertà religiosa stessa. Ciò poi finisce per ritornare sull’elemento di laicità e del pluralismo confessionale e culturale quale è il nostro Stato debba essere assicurata l’eguale libertà di confessione religiosa, di poter operare e disporre delle risorse economiche necessarie affinché i singoli possano avere attraverso l’espressione religiosa l’effettivo godimento della libertà di culto.

Francesco Alicino

Sistema di finanziamento dell’islam

Il sistema dell’intesa in particolare è sviluppato con una sorta di sistema fotocopia dove le materie sono simili nella titolazione partendo dagli accordi di Villa Madama che ha sostituito i patti lateranensi, ove però i contenuti sono differenti rispetto agli accordi pattizi della chiesa cattolica. Quindi a partire dall’intesa del 1984 con la chiesa valdesi si può parlare di diritto comune, anche se però non è generale cioè è comune tra tutte le confessioni diverse dalla cattolica e non si estende alle altre confessioni che non sono state riconosciute. Ciò accade alle organizzazioni confessione musulmana in Italia che non è riconosciuta sotto quella che è la legge sui culti ammessi. Nonostante una percentuale di fedeli del 4% della popolazione italiana e dunque due milioni di persone, non vi è purtroppo per le organizzazioni musulmane il riconoscimento dello Stato tranne per la Grande moschea di Roma. Per ovviare alla mancanza di intese le organizzazioni di fatto ricorrono al sistema di promozione sociale e alle associazioni culturali, ricordando che le confessioni riconosciute sono 12 con una tredicesima che ha rinunciato al riconoscimento ovvero i mormoni, con però la seconda confessione presente nel paese per numero di fedeli ovvero l’Islam come detto non accedono ai finanziamenti poiché non riconosciuti da intesa. Accedono ad un sistema di finanziamento che è però aconfessionale, si tratta del 5 per mille che finanzia di fatto le organizzazioni no profit. Ciò però implica una sorta di sfaldamento confessionale e delle organizzazioni poiché debbono iscriversi in un apposito registro, contemplando determinate caratteristiche che in parte inficiano ciò che è confessionale, e dove la libertà religiosa e di culto è in parte non direttamente attuabile, e se lo è deve rientrare in un ambito più culturale che religioso, divenendo di fatto una distorsione in parte attaccabile. Dal punto di vista più pratico resta la Zakat la forma di finanziamento nella realtà musulmana, questa forma di “offerta/donazione” rappresenta uno dei cinque pilastri dell’Islam, è un obbligo di natura economica e sociale che consiste in una donazione di beni a favore di categorie di persone bisognose e per finalità collettive previsto dal diritto islamico con una soglia minima definita Nisab equivalente al 2,5% del patrimonio accumulato con un versamento annuale. Il sistema della zacat nella realtà dei paesi musulmani ha permesso di sviluppare quello che viene definito il welfare di Dio, determinando una sorta di socializzazione dell’Islam che si contrappone, dove sono presenti regimi autoritari alla statalizzazione della sharia. Ritornando all’Italia il mancato riconoscimento nelle intese, è anche dovuto alla mancanza di una figura centrale che sia rappresentativa del contesto musulmano nella sua interezza, ovvero all’interno della moltitudine delle organizzazioni chi effettivamente parla per l’Islam. Altra fonte dunque di finanziamento sono le istituzioni private e spesso queste hanno sede all’estero ad esempio l’Arabia Saudita a suo tempo finanzio gran parte delle spese della grande Moschea di Roma inaugurata nel 1995, su un terreno del comune donato nel 1973. Oltre l’Arabia Saudita contribuirono paesi quali il Marocco, la Libia ed altri donatori privati, questi furono inseriti nel consiglio di amministrazione anche se erano soggetti che non facevano riferimento ai consolati o alle ambasciate. Mentre un’altra forma di finanziamento è la Qatar charity, istituzione alquanto criticata e salita alle cronache anche per le questioni israeliano-palestinese poiché una delle maggiori fonti di finanziamento di Hamas, molto vicina alla fratellanza musulmana e molto presente in Europa. In Italia gli investimenti o meglio i finanziamenti della Qatar charity nel 2016 ammontavano a circa25 milioni di Euro, secondo le informazioni riportate dalla Ucoi che è la maggiore organizzazione di rappresentanza musulmana nel nostro paese, serviti a costruire altre moschee. Ciò ha creato anche dal punto di vista politico governativo delle preoccupazioni; queste non sono relative agli impegni economici rispetto alla costruzione di luoghi di culto ma bensì rispetto alla trasparenza, della verifica sulle finalità di tali finanziamenti. Da ciò nasce negli scorsi anni il patto per l’Islam italiano ovvero la redazione nel 2017, attraverso l’ausilio di esperti tra cui ….Pace, di proposte e strutturazione di un patto informale tra le cui clausole c’era proprio quello di rendere più trasparente i finanziamenti, nel rispetto costituzionale delle libertà ma con la procedura di rendere chiare l’uso dei fondi ad evitare fenomeni di radicalizzazione. Il patto poi non avrà seguito poiché per i vari rivolgimenti politici italiani, restando pubblicate le clausole ma mai rese operative nel nostro sistema ordinamentale. In seguito l’UCOI ha reso noto l’aver invitato le organizzazioni a rendere trasparenti i finanziamenti in rispetto del diritto italiano, europeo e delle convenzioni internazionali affinché vi sia sempre tracciabilità dei finanziamenti stessi e delle relative spese. Non è mancata comunque da parte dell’UCOI una vena polemica che ancora oggi sussiste, cioè il mancato riconoscimento nell’ambito della legislazione di culti e …..e a sua volta l’incapacità o la volontà di non aver dato uno statuto giuridico a tali organizzazioni musulmane e dunque l’impossibilità di accedere al sistema del 5 per mille. Giustificando che in qualche modo è pur necessario che le organizzazioni stesse abbiano quei fondi necessari alla gestione delle strutture, restando quindi nel capo dei finanziamenti privati anche esteri. Tornando alla Zakat, la tassa di Dio come è definita questa è divenuta chiara in occidente in seguito in particolare alle primavere arabe, ma anche in altre realtà nazionali quali la Tunisia, il Marocco, la Palestina e lo stesso Egitto del prima e dopo Mubarak, dove questa ha fornito a quelle organizzazioni spesso messe fuori legge la possibilità economica di sostenere la socialità delle popolazioni e di istituzionalizzarsi potendo così partecipare alle elezioni politiche con un grande consenso popolare, in un contesto come già accennato di peso governativo della statalizzazione della  Sharia utilizzando l’elemento religioso per giustificare il loro comando sulle leve normative che significa togliere agli elementi giuridici religiosi l’elemento di controllo della Sharia stessa, con gli intenti che tali elementi giuridici siano nominati dal governo, in tal modo rompendo quella antica tradizione dei saggi teologi giuridici dell’Islam, con i tentativi di sottometterli alla politica, statalizzando

Sandrino Marra

Enzo Pace sociologo

Rivedere il sistema dell’8 per mille sarebbe necessario anche perché nell’attuale contesto sociale diminuiscono le firme verso la chiesa cattolica e tendono ad aumentare verso la chiesa valdese metodiste. Altre realtà sono emerse grazie all’8 per mille ad esempio l’unione buddisti i buddisti anche qui il numero cresce, ma cresce anche rispetto ad azioni di realtà autonome e distaccate e distaccatesi da queste come la Sorakai la quale ha una propria intesa. E con un sistema sdoppiato in questo caso di intese si potrebbe pensare per altre realtà a qualcosa di simile, o anche pensare ad un sistema federato di chiese, pensando all’intesa della chiesa ortodossa rumena, che può considerarsi una chiesa autocefala, o ancora a tante singole intese quante sono le chiese presenti in Italia. Ma ciò riflette anche il problema di soluzione ai casi stessi di intese, dove purtroppo una arbitrarietà delle decisioni prese da chi governa diviene palese, basti pensare alla bozza di intesa dei Testimoni di Geova ferma dal 2007.

La seconda considerazione è rivolta a come le chiese o le confessioni religiose amministrano i fondi che ottengono, mentre la chiesa cattolica destina oltre il 60% per il sostentamento del clero ma in particolare per le esigenze degli edifici di culto giustificato oltretutto dall’incommensurabile valore artistico del patrimonio, mentre altre confessioni hanno rinunciato all’8 per mille, quali i mormoni che hanno preferito rinunciare per la gestione stessa dei fondi, compensando con la ricchezza sessa della confessione religiosa. E’ oltremodo interessante osservare come altre confessioni destinino i fondi per progetti sociali, culturali, assistenziali di cooperazione internazionale come ad esempio i progetti della chiesa valdese metodista, ricordando i corridoi umanitari. Quindi è possibile studiare le diverse filosofie del denaro, come nei Sikh………Con i Sikh la procedura d’intesa era anche giunta a maturazione, anche attraverso la soluzione del pugnale, il quale è uno degli imprescindibili elementi della cultura Sikh, soluzione giunta con l’uso di miniaturizzazione del pugnale stesso rendendolo di fatto innocuo e non utilizzabile eventualmente come arma, rispetto alla visione occidentale dell’arma stessa. Dal punto di vista musulmano c’è anche da dire che si era giunti con il Minniti, ma già prima al passaggio di intesa cioè la firma delle organizzazioni per poi procedere, e qui si è vista la presenza di 22 organizzazioni musulmana e per la rima volta una organizzazione musulmana albanese, Di fatto l’intesa ha fatto emergere tutte le realtà musulmane presenti sul territorio e la possibilità di strutturare una sorta di regolamentazione, tra cui la formazione degli imam, la trasparenza sui fondi per gli edifici di culto, la gestione di tutti i servizi spirituali nelle istituzioni, carcere, Bisogna dire che il sistema di intese era stato creato per una realtà che inizialmente aveva al massimo due, tre minoranze storiche, mentre oggi non è più così, siamo di fronte ad una migrazione di seconda e terze generazione che significa cittadini italiani di diversa fede e dove il macchinoso sistema delle intese non va più bene, proprio in virtù dell’essere cittadini italiani di nuove generazioni, nate nel paese. Forse per ovviare all’arbitrio della politica sarebbe necessario la creazione di una legge sulle libertà religiose con dei regolamenti standard che andrebbero a creare quindi un riparo. L’esempio viene dal Presidente dell’UCOI che è un giovane italiano, nato in italia che di migrante ha solo le radici familiari ed il quale come egli afferma finisce a volte per non sapere chi è, per l’atteggiamento stesso della politica la quale impedisce di fatto una intesa e crea quelle sensazione del non sentirsi italiano, figlio di questo paese. Si termina con più domande che risposte.   

Fabio Franceschi osservazione.

Di fatto bisogna ragionare su un elemento, cioè il rischio del non dare che potrà ripercuotersi in futuro in un prendersi ciò che nella realtà è un diritto. Ciò non significa assolutamente che quelle organizzazioni musulmana prenderanno con la forza, assolutamente ma significa che attraverso l’organizzazione in realtà politiche, giungeranno a prendere con l’affermazione politica ciò che è costituzionale, ciò non significa una presa di potere radicalizzato o l’affermazione di un movimento estremista ma semplicemente l’espressione sociale, trasparente e nel pieno del diritto costituzionale di una parte di popolazione di diversa fede ma cittadini italiani che andranno ad ottenere un diritto costituzionale dovuto. Farlo oggi, con chiarezza e calma significherebbe non creare malumori per il futuro, riconoscere che esistono italiani protestanti, cattolici, buddisti ed anche musulmani fornire ad essi quegli elementi dell’articolo 8 della costituzione

Autore

Figlio della migrazione italiana degli anni 60 del XX° secolo, nato in Gran Bretagna e tuttora cittadino britannico a voler ricordare il mio essere nato migrante ed ancora oggi migrante (Interno). Sono laureato in Lettere (Università di Roma “La Sapienza) ad indirizzo Archeologico-Preistorico per la precisione in Etnografia Preistorica dell’Africa, un Master di primo livello in “Interculturale per il Welfare, le migrazioni e la salute” ed uno di secondo livello in “Relazioni internazionali e studi strategici”. Sono Docente a contratto di Demoetnoantropologia presso l’Università di Parma e consulente per il Ministero della Cultura in ambito Demoetnoantropologico. Mi occupo di relazioni con le comunità di diversa cultura del territorio di Parma e Reggio Emilia scrivo di analisi geopolitiche e curo una rubrica (Mondo invisibile) sul disagio sociale. Nel tempo libero da decenni mi occupo di ricerca antropologica, archeologica e storica del territorio della mia terra, della terra delle mie radici, Gioia Sannitica. Collaboro con diverse realtà divulgative e scientifiche on line (archeomedia.net- paesenews.it-Geopolitica.info-lantidiplomatico.it) creo eventi culturali, cercando sempre di dare risalto alla mia terra non intesa solo come Gioia Sannitica ma di quella Media Valle del Volturno, che fu il Regno Normanno di Rainulfo II Drengot.