• 13 Febbraio 2026
Economia

Alla guida del governo spagnolo dal 2018 il presidente Sanchez ha dimostrato che è possibile vincere le elezioni e governare efficacemente perseguendo piattaforme programmatiche di sinistra e che sulle politiche sociali e del lavoro lo spazio di manovra resta ampio. Che si possono oltremodo adottare riforme incisive e progressive sia di tipo redistributivo con impatto limitato sul bilancio pubblico,  (reddito minimo, congedi), sia pre-distributive a costo zero (salario minimo e riforma del mercato del lavoro). Ma ancor più rimodulare la spesa con il destinare parte di questa secondo un criterio solidaristico-redistributivo orientato all’equità sostanziale a favore dei più svantaggiati. Nonostante si voglia “narrare” che la sinistra sia in crisi in tutta Europa e che per questo non è possibile vincere e governare con un programma di sinistra, la realtà spagnola dei governi Sanchez 1 e 2 hanno dimostrato  invece il contrario adottando una serie di riforme espansive del lavoro e del welfare associando queste ad una politica economica di stampo neokeynesiano. La dimostrazione nello specifico caso spagnolo è una realtà tangibile dove numeri e percentuali fanno anche impressione. E la riuscita delle riforme è ancora più sorprendente perché siamo in Europa, in quella Europa di vincoli, lacci e lacciuoli dal punto di vista di applicazioni della spesa in campo economico, del welfare e del  lavoro nell’idea di contenimento dei deficit statali. La prima linea di azione del governo Sanchez è stata contrastare le precarietà e i bassi salari del lavoro. Il salario minimo pari a 716 euro al mese nel 2017 è stato incrementato annualmente fino a raggiungere i 1221 euro per 14 mensilità nel 2026, un aumento del 70% rispetto ad una crescita del costo della vita inferiore al 20%. Il processo si è affiancato anche alla riforma del lavoro nel 2022 dove il provvedimento di riforma ha puntato a contrastare il modello di lavoro segnato da flessibilità e precarietà introducendo pesanti sanzioni e stringenti causali per l’attivazione di contratti a termine, con forti penalità in caso di infrazione. In tal modo i lavoratori a termine sono passati dal 24,9% del 2021 al 12,7% del dicembre 2025.Nuove regole hanno avviato un processo volto ad impedire il dumping salariale nel caso di esternalizzazione e subappalto dei servizi, eliminando tutte quelle forme di impiego che mascheravano sotto la forma di lavoro autonomo il lavoro dipendente. Con ciò l’incremento dei contratti a tempo indeterminato ha raggiunto il 50% del totale dei lavoratori quando prima era prerogativa di appena il 10%. Ma la cosa che più ha colpito di tali provvedimenti è che non ci sono stati effetti negativi sul mercato del lavoro il quale ha risposto con segnali più che positivi con la disoccupazione passata dal 15,2% del 2020 all’11% del 2024 e con il tasso di occupazione passato dal 67,5% del 2021 al 71,4% del 2024.

E sorprende ancor più poiché l’ortodossia economica pronosticava (o sperava) già dal 2021 effetti negativi su lavoro ed inflazione, cosa che non è accaduta. Si è anche introdotto un primo schema di reddito minimo nazionale in supporto agli schemi già esistenti dagli anni novanta, irrobustendo così le misure di welfare e di contrasto alla povertà. Ancor più c’è stato un nuovo bilanciamento del lavoro con l’estensione del congedo di paternità dalle 4 settimane del 2017 alle 19 nel 2025 di cui 6 obbligatorie. Tra il 2020 ed il 2025 la rivalutazione delle pensioni è stata del 22% oltre due punti rispetto all’inflazione e del 44% per le pensioni minime e non contributive. E per il 2026 sono previste misure per contrastare la crisi degli affitti, oltre alla riforma della non autosufficienza. Di fatto con tali azioni e in particolare quelle sul lavoro e sul salario minimo si è ricalibrata la spesa verso quei settori dove le risorse erano distribuite in modo sperequato a favore delle fasce più abbienti, migliorando la qualità della vita dei meno abbienti, migliorando il welfare e di fatto la sanità, recuperando in percentuale quella fetta di popolazione che non si curava più. Dunque se proviamo a guardare alle teorie Keynesiane applicate di fatto dalla Spagna possiamo farci idea della applicabilità e dei successi: “…..  interventi statali nell’economia, che mirano a stabilizzare i cicli economici tramite la spesa pubblica per stimolare la domanda aggregata (consumi e investimenti) durante recessioni, contrastando la disoccupazione e promuovendo l’occupazione, anche a costo di aumentare il debito pubblico, perché si ritiene che il mercato da solo non riesca sempre a raggiungere l’equilibrio di piena occupazione”. E nonostante gli economisti dicano che il debito pubblico sia aumentato, cosa che la Spagna non mette in dubbio, il suo rapporto rispetto al PIL è in calo, indicando un miglioramento grazie alla forte crescita economica, con l’obiettivo del governo di superare l’aumento in valore nominale. Detto questo non vale neanche il ” …..ai posteri l’ardua sentenza”.   

Autore

Figlio della migrazione italiana degli anni 60 del XX° secolo, nato in Gran Bretagna e tuttora cittadino britannico a voler ricordare il mio essere nato migrante ed ancora oggi migrante (Interno). Sono laureato in Lettere (Università di Roma “La Sapienza) ad indirizzo Archeologico-Preistorico per la precisione in Etnografia Preistorica dell’Africa, un Master di primo livello in “Interculturale per il Welfare, le migrazioni e la salute” ed uno di secondo livello in “Relazioni internazionali e studi strategici”. Sono Docente a contratto di Demoetnoantropologia presso l’Università di Parma e consulente per il Ministero della Cultura in ambito Demoetnoantropologico. Mi occupo di relazioni con le comunità di diversa cultura del territorio di Parma e Reggio Emilia scrivo di analisi geopolitiche e curo una rubrica (Mondo invisibile) sul disagio sociale. Nel tempo libero da decenni mi occupo di ricerca antropologica, archeologica e storica del territorio della mia terra, della terra delle mie radici, Gioia Sannitica. Collaboro con diverse realtà divulgative e scientifiche on line (archeomedia.net- paesenews.it-Geopolitica.info-lantidiplomatico.it) creo eventi culturali, cercando sempre di dare risalto alla mia terra non intesa solo come Gioia Sannitica ma di quella Media Valle del Volturno, che fu il Regno Normanno di Rainulfo II Drengot.