• 22 Luglio 2024
Itinerari

L’etnicità è il punto di riferimento delle popolazioni di origine albanesi e greche che si stanziarono in zone diverse del Meridione, tra cui l’area del Matese a partire dal Medioevo, ma la differenza è stata nei numeri rispetto a ciò che è rimasto ad esempio in altre aree quali il Salento sia per greci che albanesi (popolazioni Grecaniche e Arbereshe). Così mentre nelle aree del Salento, della Sicilia costiera e della Calabria gli elementi culturali della lingua, degli usi, costumi e tradizioni tra cui la danza, i ritmi e le tradizioni musicali insieme alla lingua si sono conservati, nel nostro territorio gli stessi elementi che erano presenti si sono invece totalmente persi. Come accade sempre nelle comunità umane, la conservazione di usi costumi e cultura è dettata dai numeri delle comunità e non dai luoghi come alcuni vogliono e nello specifico del Sannio come detto il basso numero di individui delle singole comunità (molto spesso meno di 20 persone). Lo stanziamento di popolazioni allogene nell’area del Sannio Matese del Beneventano e della Media Valle del Volturno risale per il medioevo al VI secolo, in parte coincidente con le guerre Gotico-Bizantine. Piccoli stanziamenti di Goti vi furono a Sant’Agata dei Goti quando la città (Saticulum) per circa un ventennio ne accolse una guarnigione. A Gallo Matese intorno al 600 d.C. si insediarono una piccola comunità di Bulgari ma li ritroviamo anche a Sepino, Bojano, Isernia e in diversi piccoli centri nei dintorni.

Paolo Diacono scriveva nella sua “Historia Lango­bardorum” nel triennio 787/789: “In questi tempi, un capo bulgaro di nome Alzecone avendo lasciato il suo Paese per cause che non conosciamo entrò pacificamente in Italia insieme ai suoi e si presentò dal re Grimoaldo promettendogli di essergli fedele vassallo se questi gli avesse concesso un qualche territorio tra i suoi. Così il re lo inviò da suo figlio Romualdo, duca di Benevento, con l’ordine di conce­dergli terra in cui abitare con tutto il suo popolo. Romualdo lo accolse e, ben felice, gli assegnò un vasto territorio, che allora era disabitato, vale a dire quello ricompreso tra Sepino, Boiano, Isernia e altri paesi vicini, ordi­nando che Alzecone, mutando  titolo alla propria dignità, da capo delle sue genti divenisse gastaldo del re. Così che ancora oggi, in quelle terre, sebbene abbiano adottato lingua e costumi latini conservano ancora in uso le loro tradizioni e cultura”.

Altri piccoli stanziamenti di emigrati li ritroviamo a Letino e Morcone e costoro sono Greci, esuli durante l’iconoclastia ortodossa di Eraclio dell’VIII secolo, mentre Slavi (o meglio russi) li troviamo a Cantalupo stanziatisi nel IX secolo e ad Alife nel 1508. Nel 1508 si trova censita in Alife anche una piccola comunità ebraica che vive in località San Simeone e nel quartiere San Giovanni di Piedimonte. Si suppone fossero giunti in momenti diversi nel 1200 ed in particolare nel 1492, spesso convertendosi al Cattolicesimo, dopo la cacciata dalla Spagna, ma è presumibile che un primo nucleo possa essere giunto nell’area del Medio Volturno nel IX secolo, di certo a Benevento nell’850, quando la stabilità politica del Ducato di Benevento attrasse commercianti ebrei dal Vicino e Medio Oriente.

Nuclei familiari di albanesi giunsero in Alife dopo la morte dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderberg nel 1467, il quale era stato alleato della casa D’Aragona. Si stanziarono nell’area di San Simeone a due chilometri dalle mura di Alife, l’area inizialmente paludosa fu nel tempo bonificata dal lavoro delle comunità qui stanziatesi. Queste nel 1508 erano rappresentate da 22 nuclei familiari di origine albanese per un totale di 90 individui, 4 nuclei familiari di origini ebraiche per un totale di 10 individui, una famiglia di origine greche di 4 individui, 3 famiglie slave per 15 individui, oltre ad altri 14 nuclei di famiglie autoctone per 46 individui, per un totale di una popolazione di 161 persone. Popolazione composta per il 70 per cento da bambini e adolescenti.

Nel 1525 però molto era cambiato, restarono 5 nuclei familiari di origini albanesi per un totale di 23 individui, mentre dei restanti nuclei familiari di varia origine non vi è più traccia, segno questo forse che la peste di quell’anno (1525-1528) in parte ne avesse decimato la popolazione ed in parte li avesse portati ad una spostamento interno. Nel 1564 l’area di San Simeone è abitata da un unico nucleo familiare albanese di 5 abitanti

Ma c’è da dire che gli emigrati ebrei in particolare a Benevento erano presenti in  numero consistente, le fonti parlano di oltre 200 individui. Nella Benevento medievale ‘speziali’ (farmacisti) e medici erano quasi tutti ebrei, in relazione con la Scuola Medica di Salerno. Ma gli ebrei di Benevento erano noti anche per le attività di filatura, tessitura e coloritura di stoffe e la vendita di pellame conciato, nonché la produzione di corde per strumenti musicali esportate ben oltre il territorio cittadino e che ponevano la città al centro di intensi traffici di capitali in moneta lombarda, bizantina, araba e amalfitana. Il cronista Falcone Beneventano nel XII secolo testimonia che vi erano altre comunità in città, tra le quali una ricca colonia di mercanti amalfitani, che nell’anno 1120 in occasione dell’entrata solenne del pontefice Callisto II adornarono ogni piazza con tessuti di seta e preziosi turiboli d’oro per profumare l’aria di incenso e cinnamomo, la cannella importata dall’India.

Nel 1469 con decreto papale gli ebrei furono espulsi da Benevento, e molti di questi si convertirono al Cattolicesimo. Tornando alle varie comunità per quel che concerne l’area di Alife e del Sannio le piccolissime popolazioni, di fatto pochi nuclei familiari, di origine Slava, Bulgara, Greca, Albanese finirono per essere assorbiti, cessando così ogni differenza culturale e di fatto restando quasi dimenticati nel tempo. Per gli ebrei i quali ebbero momenti intensi di aggregazione culturale le cose peggiorarono fino di fatto alle varie cacciate con poi numerose conversioni ed all’assorbimento che ne decretò la scomparsa sociale e culturale. Concludendo, mentre in altre aree del Meridione il notevole numero delle comunità e la volontà di restare aggregati, ne hanno conservato nei secoli usi costumi e tradizioni, che oggi si esplicano, nonostante periodi contemporanei di tentativi di cancellazione, in vere e proprie particolarità territoriali con il recupero delle tradizioni nell’ottica dell’orgoglio di appartenenza, duplice poiché italiani di cultura Grecanica e Arbereshe (Greca e Albanese) in altri luoghi l’esiguo numero ne ha dettato la scomparsa, cosa che deve essere guardata non come una perdita negativa, ma quale risultato antropologico dei piccoli numeri. Resta però un elemento, ovvero la ricchezza umana e culturale che le nostre terre in qualche modo hanno visto e che le ricerche mettono in evidenza.

Autore

Figlio della migrazione italiana degli anni 60 del XX° secolo, nato in Gran Bretagna e tuttora cittadino britannico a voler ricordare il mio essere nato migrante ed ancora oggi migrante (Interno). Sono laureato in Lettere (Università di Roma “La Sapienza) ad indirizzo Archeologico-Preistorico per la precisione in Etnografia Preistorica dell’Africa, un Master di primo livello in “Interculturale per il Welfare, le migrazioni e la salute” ed uno di secondo livello in “Relazioni internazionali e studi strategici”. Sono Docente a contratto di Demoetnoantropologia presso l’Università di Parma e consulente per il Ministero della Cultura in ambito Demoetnoantropologico. Mi occupo di relazioni con le comunità di diversa cultura del territorio di Parma e Reggio Emilia scrivo di analisi geopolitiche e curo una rubrica (Mondo invisibile) sul disagio sociale. Nel tempo libero da decenni mi occupo di ricerca antropologica, archeologica e storica del territorio della mia terra, della terra delle mie radici, Gioia Sannitica. Collaboro con diverse realtà divulgative e scientifiche on line (archeomedia.net- paesenews.it-Geopolitica.info-lantidiplomatico.it) creo eventi culturali, cercando sempre di dare risalto alla mia terra non intesa solo come Gioia Sannitica ma di quella Media Valle del Volturno, che fu il Regno Normanno di Rainulfo II Drengot.