• 22 Luglio 2024
Cultura

Per chi abbia a cuore (ancora !) il senso dell’identità e dell’appartenenza rispetto ad  una cultura profonda e senza tempo, la  Festa, rappresenta un caposaldo irrinunciabile. A condizione di capirne il significato profondo.

Il “tempo del Sacro” – si può dire citando Jacques Le Goff – è infatti diverso dal “tempo del mercante”, il tempo del materialismo e del produttivismo, nel quale la festa tradizionale è sostituita dal “tempo libero”, una mera “pausa” in cui l’assenza dal lavoro si coniuga con il consumo di massa ed individuale.

In questo senso il tempo libero si differenzia dal tempo delle feste, proprio dell’antico stile  di vita, allorquando   – come scriveva Edgard Morin (L’industria culturale) – “le feste, ripartite lungo tutto il corso dell’anno, costituivano il tempo delle riunioni collettive, dei riti sacri, delle cerimonie, della rimozione dei tabù, delle baldorie e dei banchetti”.

Nell’Italia dei mille borghi e delle mille culture tradizionali “ritrovare”,  la  Festa è l’occasione per coltivare la memoria ed insieme andare all’essenza del Sacro e dei valori che esso evoca, individuandovi una sorta di “riserva spirituale” per le singole persone e per le comunità.

Culto laico ed insieme religioso, per la capacità che ha di unire il sacro con il profano, il tempo della festa fa emergere una volontà di condivisione e di gioiosa partecipazione, che pareva soffocata dai meccanismi del consumismo di massa.

A volte,    nell’eterogeneità del fenomeno,  è il dilettantismo a prevalere insieme a non nascosti interessi turistici. Ma quel che più conta è che in essi vengono  ad essere riprodotti e rappresentati modi e modelli di vita comunitaria che si pensavano travolti dalla modernità.

Ci vuole poco per percepirli. Basta appena immergersi, senza grette prevenzioni, in una delle tante celebrazioni che punteggiano l’Italia, annunciate da squillanti manifesti murali. Parla la Tradizione. Per un attimo forse, magari  per un occasionale incontro favorito dal clima primaverile, ma parla.

E allora è un sentire nuove sensazioni ed emozioni, tra rulli di tamburi, stendardi colorati, frusciare di stoffe antiche, ostensioni sacre. Nell’inusualità del rito, complesso e ricco nella sua apparente semplicità, c’è il riscatto del Palio sul derby teletrasmesso, della sagra paesana sul talk show, del complesso bandistico sullo smartphone.

Ogni paese, ogni festa, esprime questa singolare miscela religiosa e profana, fatta di Madonne e di riti propiziatori, di fuochi celebrativi e di Santi Patroni, di oroscopi e di Fede, di bancarelle e di incenso. La religiosità  non scompare, ma vive su un piano diverso. A ben guardare, è il “sentimentalismo religioso”, ricco di esteriorità e di intime certezze, ad uscire vincente, zuccheroso come certi dolciumi, stupefacente come gli immancabili fuochi d’artificio, avvolgente come può essere una folla che si sente accomunata da “visioni” condivise.

Non è però solo Folklore, riti, vestiti e cibo. E’ senso di memorie e di comunità, da “rileggere” nella loro essenza con spirito nuovo.

E’ il Sacro che  irrompe nel quotidiano e gioca un ruolo essenziale nello scompaginare la routine della vita ordinaria, mentre ritorna la comunità, grande assente nel tempo dell’io. E non serve Tönnies a farcene comprendere l’articolazione sociologica. Brillano di luce propria i resti di tradizioni insieme cristiane e pagane. L’invito è a comprenderne l’essenza spirituale, il loro valore senza tempo. Magari per provare a ritrovare un diverso “senso della vita”, antico, ma sempre attuale. E da lì una possibile “via d’uscita” rispetto alle inadeguatezze della contemporaneità.

Franco Cardini, a conclusione  di I giorni del sacro. Il libro delle Feste, un libro uscito nel 1983, ma tuttora ricco di suggestioni, invitava a “risacralizzare l’esistenza, e quella quotidiana non meno di quella festiva”, vedendo nella Festa un  “modello di come si sapeva stare insieme, di come si sapevano esprimere certi valori universalmente condivisi”.

E’ un invito da non fare cadere. Per non dimenticare e per riprendere consapevolezza di una Cultura senza tempo, per riflettere su ciò che siamo veramente, come popolo, e su ciò che potremmo essere, consapevoli che la  battaglia del futuro è oggi, sempre più, battaglia della memoria.

Autore

Giornalista e scrittore, a partire dalla seconda metà degli Anni Settanta ha collaborato alle principali pubblicazioni dell’area anticonformista. Dal 1990 al 2000 ha fatto parte della redazione del mensile “Pagine Libere”, specializzandosi in tematiche economiche e sociali, con particolare attenzione alla dottrina partecipativa. Scrittore “eclettico” ha al suo attivo diversi saggi dedicati al sindacalismo rivoluzionario e al moderno movimento delle idee. Tra gli ultimi libri: L’Idea partecipativa dalla A alla Z. Principi, norme, protagonisti (2020), La Rivoluzione 4.0 (2022). E’ direttore responsabile del trimestrale “Partecipazione”. Dal 2017 al 2022 è stato componente del CdA della Fondazione Palazzo Ducale di Genova. Dal marzo 2023 fa parte del CdA del MEI (Museo dell’ Emigrazione Italiana).