• 21 Maggio 2024
La mente, il corpo

Eugenio Borgna, scrive che :” la solitudine è una condizione ineliminabile dalla vita: in essa si riflettono desideri di riflessione e di contemplazione, di tristezza e di angoscia, di silenzio e di preghiera, di attesa e di speranza”. Dalla definizione è comprensibile che la solitudine è un costrutto complesso e multidimensionale con una accezione sia positiva che negativa, ed è legato a contesti situazionali e a fattori personali. 

La solitudine appartiene agli adolescenti, agli adulti e agli anziani. E’ una inquietudine che accompagna silente tante persone. Gli anziani hanno meno possibilità di fare finta che non si sentano soli, si confrontano spesso con la diminuzione dei rapporti sociali, sia per le modificazioni psicosociali, sia per la perdita di amici e parenti. 

Il senso di solitudine durante l’adolescenza svolge un ruolo basilare per la costruzione dell’identità, infatti, viene percepito molto di più che non in vecchiaia. La solitudine da molti è vissuta come una ferita, come una situazione di abbandono, come un vuoto che deve essere colmato, come una condizione angosciosa;  da altri, invece,  è vissuta positivamente, la ricercano per riflettere, per stare con i propri pensieri,  per meditare, per leggere e anche per pregare.  

Lungo l’arco della vita possiamo, come sostiene Weiss, incappare in un senso di solitudine e/o la solitudine fisica. L’uno considerato come una esperienza dolorosa, un vissuto negativo con un senso di isolamento sociale anche in presenza di altri; l’altra coincide con una mancanza affettiva di relazioni interpersonali, voluta spontaneamente in un momento particolare, oppure, come una condizione imposta che si prolunga nel tempo. 

La solitudine fisica non necessariamente è associata al senso di solitudine. La solitudine può essere evitata perché fonte di stress e malessere oppure desiderata e ricercata nei momenti di riflessione. E’ un luogo creativo per ritrovare se stessi, per poter elaborare le sensazioni e le intuizioni, riflettere su di sé e sulle relazioni con gli altri, pianificare il futuro ed essere intuitivi con se stessi.  Winnicott sostiene che la capacità di “stare da solo “rappresenta un segno di maturità dello sviluppo emozionale ed è una capacità utile per lo sviluppo dell’autonomia. 

L’isolamento è una condizione necessaria per l’autorealizzazione dell’essere umano. Nel rumore della vita moderna la solitudine è una condizione positiva. Tutti siamo vittime della frenesia e come dice Nietzsche” la fretta è universale perché tutti fuggono da sé stessi”; cerchiamo di essere distratti, occupati, tanto da non avere il tempo per affrontare i problemi essenziali. Nella solitudine, si intravede, l’unica possibilità di cui disponga l’uomo moderno, per riappropriarsi e custodire la propria individualità e unicità, si pone  in una condizione di semplicità di fronte a se stesso e alla propria esistenza. 

L’uomo impara a convivere con se stesso, in modo da donarsi all’altro. Per comunicare con l’altro, bisogna ricercare la solitudine. Nel silenzio creato dalla solitudine, ascoltiamo noi stessi, e maturiamo da un punto di vista culturale, emotivo, cognitivo, spirituale e creativo.  E’ una dimensione associata al benessere e non alla psicopatologia. In questa era digitale e della tecnologia, la paura della solitudine viene esorcizzata postando frequentemente in rete, nel pensiero illusorio di essere in connessione con altri, di appartenere a gruppi, di essere considerati e apprezzati. Sempre alla ricerca della soddisfazione del bisogno di essere amato. L’uomo prova a riempire con cibo, sesso, possesso di oggetti o di persone la condizione creata dalla solitudine . Cosa si può fare? Occorre costruire e mantenere le relazioni interpersonali; nel coltivare le relazioni si devono investire energie, tempo e affettività intra e extra familiare; vivere una prossimità emotiva e affettiva gli uni con gli altri. Avere una connessione sociale forte, protegge dalla morte. Le persone sole non sono isolate; e le persone isolate non sono sole.

Autore

Psicologa clinica della persona dell'organizzazione e della comunità Psicogeriatra e docente dello stesso Master - La Sapienza. Coach cognitivo Criminologa minorile Dipendente Regione Lazio