• 22 Luglio 2026
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Ci sono romanzi gialli che si ricordano per l’assassino. Altri per l’investigatore. Con una mano sola, l’ultimo romanzo di Lucia Caruso, si lascia ricordare soprattutto per il silenzio che resta dopo l’ultima pagina. Un silenzio abitato dal dolore, dalla giustizia e da quella fragile umanità che nessuna sentenza riesce completamente a ricomporre.

Lucia Caruso costruisce una storia investigativa che non rincorre l’effetto spettacolare, ma preferisce la profondità delle coscienze. Il delitto rappresenta l’inizio di un viaggio dentro le relazioni umane, dove l’ambizione, l’inganno e la sete di potere finiscono per travolgere non soltanto i colpevoli, ma anche gli innocenti.

La vera protagonista è Elsa Brandi, investigatrice privata lontana dagli stereotipi del detective infallibile. È una donna che ascolta prima di parlare, osserva prima di giudicare e comprende che esistono ferite impossibili da rimarginare. Non è un caso che il romanzo si chiuda non con il trionfo della giustizia, ma con un dialogo sul dolore di due genitori privati del proprio figlio. La legge ha fatto il suo corso, ma la sofferenza continua ad abitare le loro giornate. È qui che Lucia Caruso dimostra una rara sensibilità narrativa: il processo può concludersi, il lutto no.

Il capitolo finale è probabilmente la parte più intensa dell’opera. Non vi sono effetti teatrali né colpi di scena. C’è invece una scrittura misurata, quasi pudica, che lascia spazio ai sentimenti. Elsa Brandi non consola con frasi fatte; ascolta. E nel suo ascolto si coglie una delle intuizioni più profonde del romanzo: ci sono dolori che non possono essere guariti, ma soltanto accompagnati.

Anche il rapporto con il vicequestore Stefano Milani contribuisce a dare equilibrio alla narrazione. La loro intesa, fatta di ironia, complicità e rispetto reciproco, introduce momenti di leggerezza che non spezzano il racconto, ma ne restituiscono la dimensione più autentica: la vita continua, persino dopo il male.

Lo stile di Lucia Caruso è limpido, essenziale, privo di compiacimenti. La lingua non cerca artifici, ma privilegia l’efficacia del dialogo e la credibilità dei personaggi. È una scrittura che lascia parlare le emozioni senza trasformarle in retorica.

Significativa è anche l’ultima riflessione di Elsa Brandi. Pensando a un ipotetico film tratto dall’indagine, non desidera che il pubblico ricordi il colpevole, bensì ciò che il male produce: l’ambizione che consuma, il potere che corrompe, l’inganno che distrugge e il prezzo che qualcuno, inevitabilmente, finisce sempre per pagare. È una conclusione che eleva il romanzo oltre i confini del genere poliziesco.

Con una mano sola è, in definitiva, un giallo che sceglie la profondità anziché il sensazionalismo. Lucia Caruso dimostra che il mistero più difficile da raccontare non è quello di un delitto, ma quello del cuore umano. Ed è forse proprio questa la qualità migliore del suo romanzo: “ricordare al lettore che la giustizia può chiudere un fascicolo, ma non cancella il peso della memoria, né il bisogno, profondamente umano, di continuare a vivere”.

(Con una mano sola di Lucia Caruso _ Collana Lifebooks, Pubme – 152 pagine – 16.00€ )

Autore

Laureata in Giurisprudenza e pubblicista iscritta all’albo dei giornalisti. Ha lavorato presso casa editrice e collaborato in 4 testate giornalistiche sia nel Casertano che nel Beneventano. Proprietaria e direttrice responsabile della Testata giornalistica “Sannio Matese Magazine”, registrata presso il tribunale di Benevento, che ha come obiettivo informare, formare e valorizzare il territorio a cui è particolarmente legata del Sannio e del Matese. Presidente dell’Associazione Incanto, da lei stessa fondata, volta alla realizzazione di eventi culturali, sociali, editoriali, mirante principamente a collaborare con le scuole trattando temi socialmente delicati tramite la sensibilizzazione, attraverso il suo format da lei stesso idealizzato “Love Life”. Autrice di "Nuvole d'Estate" e coautrice di "Incantesimi e Magie dal Matese al Sannio"