• 1 Marzo 2024
Politica

La rivista di geopolitica atlanticoquotidiano.it ha consigliato ai suoi lettori di leggere quattro libri per capire e conoscere il popolo di Israele. “Letture utili per andare oltre la saggistica di estrema sinistra terzomondista e mettere da parte tutti i peggiori luoghi comuni su Israele”. (Nathan Greppi, “Quattro libri per capire (davvero) Israele e il suo popolo”, atlanticoquotidiano.it)

Suggerirei anche il libro di Giulio Meotti, “Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele”. Pubblicato da Lindau nel 2009. A costo di passare come uno di parte, insisto con i miei lettori ad affrontare il tema “Israele” e quello del terrorismo islamista che vede coinvolto una parte del popolo palestinese. Come per ogni altro evento al centro dell’attenzione mediatica, anche il conflitto israelo-palestinese, fa impennare nelle vendite i libri delle librerie che si occupano dell’argomento. Soltanto che secondo Atlantico è più facile “vedere in vetrina quelli di autori vicini all’estrema sinistra terzomondista, come il guru dell’antiamericanismo Noam Chomsky o lo storico comunista Ilan Pappé (quest’ultimo, negli anni ’90, si candidò per un seggio nella Knesset, il Parlamento israeliano, con il partito comunista Hadash, senza essere eletto). E anche se si guardano le ultime classifiche di vendita su IBS, la situazione non è affatto confortante”. Pertanto, è doveroso presentare senza paraocchi ideologici testi come quelli di Meotti, giornalista de Il Foglio, studioso attento del conflitti Mediorientali e di terrorismo islamista.

La prefazione al libro viene fatta da Roger Scruton, che parla degli ebrei, non tanto come razza o tribù, ma come “famiglia metafisica”, che non hanno mai dimenticato la propria cultura e la città sacra dei loro sogni, Gerusalemme. Per Scruton, “nessun altro popolo nella storia ha fatto esperienza di una simile ingiusta sofferenza o impiegato così tanta energia per ricordare e piangere i propri morti”. In questo libro Giulio Meotti racconta dettagliatamente la storia di Israele, “ricordandoci i crimini dei terroristi di cui il popolo israeliano è stato vittima, il crescente antisemitismo in Medio Oriente e la riluttanza di molti politici e pensatori occidentali a riconoscere la malvagità degli stati islamici verso il loro vicino”. Meotti ci invita, con questo testo, “a sbarazzarci della nostra doppiezza e a riconoscere il diritto di Israele a esistere e del suo popolo a difendersi”.

Inoltre, per Scruton, con questo testo Meotti cerca di farci comprendere che “Israele non è la causa ma l’obiettivo dell’attuale belligeranza e non può esserci soluzione in Medio Oriente che non incolpi coloro che vivono di odio e che non hanno altro da offrire che la distruzione”. Infine si augura che il testo possa risvegliare gli europei “sui loro doveri verso gli ebrei, la cui veglia lungo i secoli è stata un esempio per tutti noi”.

Di seguito il testo pubblica una “Lettera all’Autore” di Robert Redeker, giornalista che da tempo vive sotto scorta perché minacciato di morte dai fanatici islamisti. “Hai scritto un libro sul coraggio del popolo israeliano”. Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001a New York, per Redeker, sono aumentate le occasioni per assistere alla risurrezione della giudeofobia di sinistra. Di un fantasma, politicamente localizzato a sinistra, “di un complotto mondiale giudaico-americano simmetrico a quello, oggi estinto, del giudeo-bolscevismo, di moda verso l’estrema destra fin tanto che l’URSS fu in piedi”. Per Redeker l’antisemitismo è un virus che resiste nella storia, ecco che registriamo perfino alla profanazione dei cimiteri ebrei, con l’”obiettivo di gettare gli ebrei nella non-morte, di tentare di escludere gli ebrei dalla compagine umana escludendoli dalla morte […]”. L’ebreo, secondo gli antisemiti, non deve avere il diritto ad essere vivo, ma nemmeno quello di essere morto. Bisogna escluderlo dall’umanità, per relegarlo nell’animalità. Redeker sottolinea “che solo il fatto di pronunciare il nome di Israele fa perdere la ragione a molte persone”. Redeker insiste, Israele deve essere condannato nella perpetua clandestinità, “deve essere proibito pronunciare il nome dello Stato di Israele con accenti di simpatia, pena una tempesta di riprovazione”. Per molti a sinistra, Israele è divenuto un nuovo nome del Male assoluto. Addirittura per Redeker sembra che per la sinistra, Israele è diventato un “comodo sostituto laico di Satana, che si oppone alla figura angelica del palestinese o del giovane delle periferie cittadine”.

Secondo Meotti anche il terrorismo islamico per certi versi si comporta come i nazisti che oltre ad annientare fisicamente gli ebrei, intendevano sterminarli cancellandoli dalla Storia umana. “La minaccia di un nuovo sterminio degli ebrei è oggi un fatto e una promessa, ma in Occidente i custodi della memoria usano distinguere fra l’antisemitismo, condannato con animo pietistico fino a rendere digeribile l’Olocausto, e il veleno antisionista, l’odio per Israele, accettato e propagato a piene mani”. Paradossalmente Israele, per Meotti, “può essere minacciato esistenzialmente perchè non esiste nelle carte geografiche su cui studiano generazioni di arabi e di iraniani, può essere messo in stato di assedio perchè la sua storia è negata in Europa”. Meotti ricorda che studiosi che hanno monitorato la propaganda antisemita palestinese, sostengono che “i capi della propaganda di Hamas e della TV dell’ANP, con i loro sermoni in televisione, vignette, cartoni animati, libri e manuali scolastici, hanno realizzato un’opera di incitamento alla morte simile a quella die giornalisti hutu che fomentarono il genocidio tutsi in Ruanda”.

E’ notorio che il movimento islamico descrive gli ebrei come “figli di scimmie e maiali” da sterminare esattamente come i suprematisti hutu parlavano dei tutsi come “serpenti” da schiacciare. E’ stranotorio che Hamas e Hezbollah, due delle organizzazioni terroristiche che perseguono la distruzione di Israele, chiamano gli ebrei ‘maiali’, ‘cancro’, ‘immondizia’, ‘germi’, ‘parassiti’, etc.

“Negli ultimi quindici anni in Israele – scrive Meotti – sono stati colpiti i centri nevralgici dove lo Stato degli ebrei esiste e si ripete nella sua routine. Mariti e moglie uccisi sotto gli occhi dei figli, fratelli e sorelle, così come nonni e nipoti, assassinati insieme e bambini ammazzati fra le braccia delle madri”. Attenzione Israele è il primo Paese ad aver sperimentato il terrorismo suicida di massa. Una famiglia su trecento è stata toccata dagli attentati. Oltre 23.000 azioni terroristiche, più di 500 attentati suicidi sventati e oltre 150 portati a termine. In pratica in Israele hanno sperimentato prima di Ground Zero, il terrorismo suicida di massa. “Schiere di giovani, donne, vecchie e bambini carbonizzati negli autobus, caffetterie e pizzerie distrutte dalle bombe umane, centri commerciali trasformati in mattatoi, pellegrini ebrei presi a fucilate, madri e figlie uccise davanti a una gelateria, intere famiglie sterminate nei propri letti, neonati giustiziati con un colpo alla nuca, ragazzi torturati e il cui sangue è servito a colorare le pareti di una grotta, mercati di frutta spazzati via, discoteche sventrate assieme a decine di studentesse e seminaristi assassinati durante lo studio. In totale, oltre 1723 morti e 10.000 feriti. Fra le donne si registra la percentuale più alta: 378 vittime”. Naturalmente ora bisogna aggiungere la carneficina del 7 ottobre scorso. In un bollettino di Ezzedin Al Qassam, l’ala militare di Hamas, si legge: “Busseremo alle porte del Paradiso con i teschi degli ebrei”. Accanto a questa frase hanno messo un’ascia che distrugge una parola “Al-Yahud”, ebrei.

I terroristi hanno scelto e continuano a scegliere gli obiettivi in Israele con grande cura, per provocare la massima distruzione possibile. In particolare preferiscono ammazzare bambini ebrei, gli adulti di domani. “Sono le stragi dei bambini ebrei a ricordarci la natura del terrorismo che Israele fronteggia da più di mezzo secolo. Una guerra che riesce a combattere senza odiare. Restando una delle più grandi democrazie del mondo, l’unica di tutto il Medio Oriente”. Si tratta di una guerra in cui i terroristi non hanno mai distinto tra vittime ‘civili’ e ‘militari’. Infatti per loro i civili sono trattati alla stessa stregua dei militari.

Meotti giustifica la pubblicazione del suo libro come un doveroso atto di testimonianza ai tanti morti d’Israele. “E’ stato scritto senza alcun pregiudizio contro i palestinesi, è un racconto mosso dall’amore per un grande popolo e la sua meravigliosa e tragica avventura nel cuore del Medio Oriente e lungo tutto il XX secolo”. Polemicamente scrive Meotti, “ogni progetto di sterminio di una intera classe di esseri umani, da Srebenica al Ruanda, ha avuto la sua migliore narrativa. A Israele non sembra concesso, dalla storia si è sempre dovuto lavare via in fretta il sangue degli ebrei. Gli ebrei uccisi perché ebrei e le cui storie sono state ingoiate nella disgustosa e amorale equivalenza fra israeliani e palestinesi, che non spiega nulla di quel conflitto e anzi lo ottunde fino ad annullarlo”.

Questo stillicidio di morti è cominciato nel 1972 alle Olimpiadi di Monaco, quando undici atleti della delegazione israeliana vennero trucidati da un commando di guerriglieri dell’organizzazione palestinese ”Settembre Nero”. “Da allora ogni cittadino di Israele sa che può morire in qualsiasi istante”.

In questo libro di 352 pagine racconta le storie dei “caduti in battaglia” di questa guerra condotta a fari spenti, (non così oggi) che spesso passa come e soltanto la “questione palestinese”. Sono storie ampiamente occultate, “come se neanche fossero vere”. Leggere queste pagine, che raccontano ognuna una storia, una morte, tanti morti e feriti, secondo Meotti può rappresentare un atto di resistenza alla barbarie. E’ un lavoro certosino, documentato, il giornalista ha intervistato, ha consultato diversi fonti, ha riportato nel libro una marea di nomi, con relative fotografie. Israele con queste storie insegna al mondo l’amore per la vita, sono storie non solo di eroi, ma anche di martiri, solo il 25% erano militari, la maggioranza erano e sono civili, generalmente sono persone che prendono l’autobus anziché la macchina, vivono nei quartieri più poveri.

Autore

Nato a RODI MILICI (ME) nel 1955 è stato insegnante di Scuola Primaria nel messinese jonico e nell’hinterland Milanese. Militante di Alleanza Cattolica da lungo tempo. Appassionato cultore di storia, studioso e ricercatore possiede una biblioteca di 2100 volumi.Fin da giovane è stato protagonista animatore e redattore del periodico IL CAMPANILE, della Parrocchia "S. Bartolomeo" di Rodì negli anni 1972-74. Collabora con diversi giornali online, tra questi Il Corriere del Sud, Imgpress.it, Ilsudonline.it, Culturelite.it, Destra.it, Il Cattolico.it, Corrierejonico.it, Civico20news.it. Inoltre collabora con Sugarcoedizioni e EdizioniCantagalli per lo studio e le recensioni di libri. Da 1991 al 2000 ha collaborato con Raj Stereo Sound di S. Alessio (ME) conducendo e animando trasmissioni quotidiane socio-culturali e politiche, ha curato rassegne stampa cartacee collaborando con l'associazione "Tradizione Ambiente e Turismo" Da qualche anno cura un blog personale online di studio e di ricerca