• 19 Aprile 2024
Cinema

Spesso si pensa che il territorio Sannita sia privo di talenti; invece, a dispetto di quanto si possa credere, annidandomi nei ‘sotterranei’ della storia culturale del Sannio, ho scoperto di essere ‘figlia’ di un territorio ricco di eminenti personaggi artistici e culturali.

Ho scoperto, infatti , di vivere nei pressi di un paesino che, apparentemente semplice, invece, risulta ricco di curiosità da scardinare e sviscerare per poterlo apprezzare in tutte le sue sfavillanti sfaccettature artistiche e paesaggistiche.

Oggi parliamo, dunque, di un’attrice sannita, che ha vissuto la sua breve carriera cinematografica a contatto con importanti personaggi del cinema del tempo, come Totò.

La storia di Anna ha attirato di gran lunga l’attenzione di un’intera epoca, agli inizi degli anni ’70, costellata dal terrorismo, dalla contestazione del ’68, dalle rivolte giovanili, dalle spinte moderniste; anni liminari, di confine , di transizione, di spinte alla modernizzazione, sia dal punto di vista letterario, che artistico.

È proprio ad Amorosi , un piccolo borgo in provincia di Benevento, costituito da 2617 abitanti, che nel 1929 nasce Anna Fallarino, figlia di Ernesto, impiegato delle poste, e di Amalia, casalinga con il diploma magistrale di maestra, di origini calabresi.

La storia personale e artistica di Anna appare alquanto intrecciata da svariati dissidi personali e da un forte spirito sovversivo nei confronti delle ideologie e mentalità provinciali.

Ella, infatti, è un esempio di donna sovversiva; sin da ragazza è animata da un atteggiamento di abbandono del proprio paese, soprattutto, in virtù di una scalata sociale, in quanto proveniva da una condizione sociale umile e desiderava allontanarsi dalla mentalità provinciale.

Anna, dunque ,persegue i suoi obiettivi e a 16 anni si dirige a Roma con l’intenzione di coltivare la sua passione per il cinema. Inizia, così, la sua carriera cinematografica negli anni in cui il cinema vive un grandissimo successo di massa.

Di gran lunga interessante è la sua comparsa nella parte conclusiva del film “Tototarzan”, di genere comico, in cui assume il ruolo di ragazza “rana”, a cui Totò chiede di “andare a fare un girino”

In seguito, la giovane sannita, dalla sua bellezza folgorante, abbandona il mondo del cinema, intraprendendo un lavoro di commessa nella stessa Roma. Sposa un ingegnere benestante, Giuseppe Drammi, frequentando gli ambienti lussuosi e mondani della Roma del tempo. Il tutto è incorniciato dalla ricerca dell’edonismo, per l’attrice elemento vitale ed essenziale della sua quotidianità.

In questi ambienti ella intreccia un legame con Camillo Casati Stampa di Soncino, il cui padre, il marchese Camillo, era separato dalla moglie Luisa Amman, quest’ultima amante di Gabriele D’Annunzio.

Anna, dunque ,non vivrà a lungo il matrimonio con il ricco marchese Giuseppe. Il marchese coinvolgeva la moglie in giochi erotici con operai e militari, pagandoli con ingenti somme di denaro. C’era uno sfondo di perversioni sessuali : si concesse con un ragazzo davanti agli occhi del marito, il quale provava piacere nel vedere la moglie consumare rapporti sessuali con altri uomini.

Questo durò per un bel po’ di tempo. Anna, in seguito, si innamoro’ di un venticinquenne, Massimo Minorenti. Questi era uno studente di scienze politiche, esperto nei rapporti con donne mature. Anna se ne innamoro’ , nutrendo un amore vero, quello sempre scostato e detestato da Camillo. Questi, mosso da forte gelosia, la uccise con due colpi di fucile Browning calibro 12.

In un’intervista all’Europeo, l’agente Domenico Scali afferma:  “Il primo corpo che vidi fu quello di Anna Fallarino. Mi sembrò ancora viva (…)“.

Anna finì vittima del cosiddetto “Delitto Casati Stampa”.

Il suo ricordo di donna e di artista permane nelle menti dei suoi concittadini che, sovente, la riverberano con grande orgoglio, in quanto ‘figlia’ della propria terra.

Amorosi non è solo depositaria di arte, non è stata e non è solo terra di artisti e di talenti, ma è stata anche protagonista di importanti riprese cinematografiche. Potrebbe sembrare strano, eppure è così: in un piccolo paese, in provincia di Benevento, sono state girate, nel 1955, alcune scene del film “La bella mugnaia”, commedia di genere storico, diretto da Mario Camerini e ispirato al romanzo “Il cappello a tre punte” di Pedro Antonio de Alarcon. Tra i personaggi che partecipano ricordiamo: Sophia Loren, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni. Il film interessò anche altri paesi,ove furono girate svariate scene, come Castelvenere, Cerreto Sannita, San Lorenzello,Guardia Sanframondi,Rignano sull’Arno e Tivoli.

È probabile che alcune scene siano state girate sugli argini del fiume Volturno in Amorosi.

Da ciò, infine, si desume che la Valle Telesina risulti ricca di testimonianze artistiche, da rendere i suoi cittadini orgogliosi di appartenere ad una terra ricca di passato storico, fonte importante da veicolare ai posteri.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino,laureanda in Lettere e Filosofia presso l'Università di Napoli, Federico II, sin dall'adolescenza si è dimostrata attenta alle tematiche sociali e di attualità. Ha collaborato , per alcuni anni, con il gruppo "Spazio Giovani". Inizia a suonare il pianoforte durante l'infanzia, in seguito, decide di interrompere questo percorso per cimentarsi in altre passioni, come la scrittura. Nel 2021 scrive il romanzo introspettivo intitolato "Scaffali di ricordi", pubblicato nel 2022 dalla casa editrice 2000diciassette. Ha partecipato a diverse presentazioni di libri-soprattutto romanzi- in qualità di relatrice. Si dimostra, inoltre, particolarmente interessata alla Letteratura Italiana novecentesca e ai fatti culturali della sua località d'origine: a ciò dedica alcuni articoli di stampo culturale. Collabora, infatti,con più testate giornalistiche. È impegnata, attualmente, nella stesura di articoli culturali e di cronaca per svariate e note testate giornalistiche.