• 14 Giugno 2024

L’arte, in senso lato, è una forma  di creatività e di espressione estetista su cui si innestano tecniche, abilità acquisite e innate degli artisti. Essa , inoltre, rappresenta un modo di comunicare  e un linguaggio capace di trasmettere messaggi, emozioni e particolare sensibilità artistica. Molti sono i talenti naturali che rivaleggiano per le loro connaturate capacità: non si tratta solo di figure maschili, ma anche femminili.

L’arte femminile di talentuose figlie, mogli, madri, sorelle, donne laiche o religiose, rappresenta la loro abilità artistica e la loro natura “eroica” per il ruolo rivestito nella società del XVI e XVII secolo. La gran parte  di esse hanno ottenuto grandi successi presso le più prestigiose corti del tempo, mettendosi alla prova , affermandosi come artiste in un contesto culturale che, difficilmente, lasciava trasparire il talento femminile in ambito artistico.

Ciò che emerge dall’adombrata arte femminile , è un “excursus” di donne che hanno costellato lo scenario artistico dell’Italia del 1500 – 1600 , consegnandoci anche delle storie personali di gran lunga avvincenti , attraverso esempi di forza d’animo. In queste biografie complesse, da sviscerare con grande attenzione e senso critico, sono da evidenziare alcuni aspetti, come la  psiche misteriosa, le virtù femminili , il pathos del tradimento, inganno, pentimento; delle vere e proprie “eroine” che hanno vissuto una società che cercava, a tutti i costi , di offuscare il loro talento. Alcune di esse, infatti ,nonostante fossero produttive artisticamente, sono state emarginate dalle ideologie del tempo; altre, invece ,sono emerse anche e ,soprattutto, attraverso la loro caparbietà e forza d’animo.

Vasari nelle Vite de più eccellenti  pittori, scultori  et architettori (1550), dedicò una sola biografia alla scultrice Properzia de’ Rossi, originaria di Bologna, la quale aveva lavorato nel cantiere maschile della basilica di San Petronio e aveva difeso intensamente la sua attività. È considerata la prima scultrice di cui si abbia conoscenza, attività in epoca rinascimentale. Properzia, dunque, non disdegnò “di mettersi con le bianchissime mani nelle cose meccaniche e fra la ruvidezza  de’ marmi e la ruvidezza del ferro”. Nella seconda edizione delle Vite (1568) invece, è citato il rapporto epistolare tra Amilcare Anguissola e Michelangelo, al quale il cremonese fece pervenire due disegni della figlia Sofonisba.  Vasari ebbe modo di conversare con ella ,che viveva a Madrid, presso la corte di  Filippo II e, maggiormente ,  con Europa, una pittrice. Di seguito, Vasari scrisse delle notazioni sulle sorelle Anguissola , sottolineando la possibilità che offriva loro lo status privilegiato, che consentiva di accostare lo studio al naturale talento: “bisogna avere la natura inclinazione alla virtù , e poi a quella aggiungere l’esercizio e lo studio, come hanno fatto queste quattro nobili e virtuose sorelle, tanto innamorate d’ ogni più rara virtù et in particolare delle cose del disegno , che la casa del signor Amilcare Angosciuola (perciò felicissimo padre d’onesta et onorata famiglia) mi parve l’albergo della pittura , anzi di tutte le virtù”.

Vasari, inoltre, nelle sue “Vite”, cita due monache artiste: Antonia Doni, morta nel 1491, figlia del pittore Paolo Uccello e la domenicana Plautilla Nelli, priora del monastero di Santa Caterina da Siena a Firenze. Plautilla seguiva la spiritualità savonaroliana e aveva copiato i disegni di Fra’ Bartolomeo. Con le consorelle organizzò una bottega in cui  venivano realizzate opere devozionali. Un’importante formazione ebbero due monache del Seicento, ovvero Orsola Maddalena Caccia e Lucrina Fetti , quest’ ultima sorella di un pittore . La prima fu istruita dal padre il quale aveva lavorato alla Grande Galleria di Carlo Emanuele I a Torino e a Milano con gli artisti di Federico Borromeo. A 24 anni, nel 1620, entrò  con le sorelle nel monastero delle Orsoline di Bianzè. Il padre, per avere la figlia vicino a sé, istituì un monastero  “domestico” presso Asti. Ella, dunque, prosegui’  la sua attività fino al 1670 incentivando la vita della comunità di Asti intorno alla sua bottega pittorica e trasformando il monastero in un luogo  artistico e culturale. Nella fattispecie, la sua pittura si esprimeva nelle pale d’altare , nei quadri da camera e nella produzione di nature morte.

Le donne che non fossero di famiglia altolocata erano impossibilitate a studiare le tecniche pittoriche; invece, per molte artiste italiane e straniere , la bottega paterna fu il principale luogo di apprendimento e , quindi, di  formazione. Molte furono le donne che ereditarono le botteghe paterne facendo, così, dell’arte la loro professione. Da nord a sud, Fede Galizia -figlia del miniaturista trentino Nunzio ; Rosalia Novelli , figlia di un pittore; Maddalena Natali , la quale seguì il padre Giovanni Battista a Roma. Ci sono, però, anche esempi di artiste che cercarono autonomia e indipendenza  dal modello paterno , come Lavinia Fontana , bolognese che ottenne onori ed ebbe molta fama; ed Elisabetta Sirani ,una pittrice scomparsa giovane che, in dieci anni di attività artistica, superò il padre , il pittore reniano Giovanni Andrea.

È molto importante ricordare che la prima donna a essere ammessa in un’associazione di artisti fu la mantovana Diana Scultori. Quest’ ultima, si trasferì a Roma nel 1575 e qualche anno dopo venne accolta nella Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta, riservata a pittori , scultori e architetti. La suddetta Compagnia aveva come scopo principale quella di fornire , a chi ne avesse bisogno, attività assistenziali. In seguito, da Giovanni Baglione sarà chiamata “Accademia dei Virtuosi”.

Nel 1563 Giorgio Vasari ,con l’approvazione di Cosimo I de’ Medici, fonda un’ Accademia fiorentina intitolata “Accademia delle Arti  del Disegno” ; essa , dunque, nasce con l’intento di riconoscere l’eccellenza, la bravura degli artisti e di trasmettere il loro sapere e la loro abilità artistica attraverso l’insegnamento.

Nel 1616 Artemisia Gentileschi  venne ammessa nell’Accademia fiorentina. A Roma, invece, l’Università dei Pittori , Miniatori e Ricamatori , nel 1577 , attraverso l’iniziativa del pittore Girolamo  Muziano, fu trasformata in “Accademia delle Arti, della Pittura, della Scultura e del Disegno”. Essa, in seguito, sarà associata all’ Accademia di San Luca , fondata da Federico Zuccari nel 1593, avente analoghi obiettivi dell’Accademia vasariana. Nel 1607, in virtù di una modificazione dello statuto, fu consentito l’ingresso e la partecipazione di figure  femminili; a tale proposito, i documenti riportano svariati nomi di artiste: Maddalena Corvina, Giovanna Garzoni, Lavinia Fontana,Lucia Neri, Ippolita De Biagi , Elisabetta Sirani.

Notiamo, dunque, in questo breve “viaggio” artistico, le capacità artistiche che hanno indotto molte donne a distinguersi nella storia dell’arte italiana, come fautrici di una battaglia volta all’ingresso del mondo femminile nella cultura. Come sostenuto poc’anzi, molte di esse , spinte da un forte spirito di autonomia, si distanziano dai modelli paterni, creandosi una forma artistica più soggettiva. Tale atteggiamento, infatti, denota un gran senso di caparbietà e di naturali doti artistiche.

La biografia di Artemisia Gentileschi rivela la sua abilità e la sua passione artistiche. Nel Novecento la storia di Artemisia Gentileschi , come artista e donna, è diventata simbolica. Il biografo e pittore fiorentino, Filippo Baldinucci, in una sua importante opera , definisce Artemisia la donna più abile di tutte le artiste attribuendole, quindi, un posto primario nello scenario di artiste donne. Artemisia condusse una vita trasgressiva , segnata dal sovversismo , costellata da momenti travagliati; infatti, a diciotto anni subì violenza  da parte del pittore Agostino Tassi. Al processo che ne seguì fu posta a tortura, ma riuscì a superare tutto ciò grazie alla sua forza d’animo. Ambiziosa e caparbia, da pittrice analfabeta , entrò a far parte di un’ accademia a Firenze. Poi, viene ammessa a Venezia e a Napoli nei circoli culturali elitari. Si trasferì a Londra spinta dalla voglia di successo e, poi, giunse a Napoli dove diede vita ad una bottega con collaboratori uomini. Artemisia, nonostante fosse poco contenta della sua vita, rimase a Napoli dal 1630 fino alla morte.  Di questa artista non abbiamo più notizie specifiche, a partire dal 1654 , in quanto a Napoli dilagava la peste.

Di Artemisia possediamo due capolavori interessanti, tra cui “(David con la testa di Golia”.

Tracciamo sovente percorsi umani, artistici, biografie, notiziari di vita quotidiana che soddisfano la nostra curiosità  culturale e ci rendono più consapevoli del valore artistico e culturale. Oggigiorno, discutiamo di ciò, considerando queste artiste, apparentemente minori, simboli dell’arte e, soprattutto, per apprezzare la forza di quelle donne che, con determinazione e fervida tenacia, sono riuscite ad emanciparsi da pregiudizi insulsi o poco confacenti alle loro reali abilità artistiche.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino,laureanda in Lettere e Filosofia presso l'Università di Napoli, Federico II, sin dall'adolescenza si è dimostrata attenta alle tematiche sociali e di attualità. Ha collaborato , per alcuni anni, con il gruppo "Spazio Giovani". Inizia a suonare il pianoforte durante l'infanzia, in seguito, decide di interrompere questo percorso per cimentarsi in altre passioni, come la scrittura. Nel 2021 scrive il romanzo introspettivo intitolato "Scaffali di ricordi", pubblicato nel 2022 dalla casa editrice 2000diciassette. Ha partecipato a diverse presentazioni di libri-soprattutto romanzi- in qualità di relatrice. Si dimostra, inoltre, particolarmente interessata alla Letteratura Italiana novecentesca e ai fatti culturali della sua località d'origine: a ciò dedica alcuni articoli di stampo culturale. Collabora, infatti,con più testate giornalistiche. È impegnata, attualmente, nella stesura di articoli culturali e di cronaca per svariate e note testate giornalistiche.