• 10 Maggio 2026
La mente, il corpo

Ricorrere all’Arte per trovare sollievo e benessere è una pratica sempre più diffusa nella società contemporanea. Negli ultimi anni, l’Arteterapia non è più considerata semplicemente come un modo per “fare arte”, ma si sta delineando come una vera e propria disciplina capace di assemblare e fondere creatività, concentrazione e benessere della mente, per indurre il processo artistico a diventare strumento efficace nell’indagine e nell’esplorazione di emozioni, stati d’animo e pensieri.

In un contesto più protetto e sicuro rispetto al quotidiano, la creatività si trasforma nella possibilità di dare forma e voce a ciò che, il più delle volte, resta inascoltato ed è difficile esprime a parole.

Attraverso il disegno, la pittura, la modellazione, la colorazione – o altre forme di espressività comunicativa – l’Arte rappresenta il linguaggio perfetto e più immediato per esprimere le proprie emozioni.

L’Arteterapia non richiede talento e abilità pratiche perché il valore intrinseco non risiede nel giudizio estetico o nel risultato finale, ma l’aspetto di fondamentale importanza è il processo in sé. C’è una sola regola da rispettare: le persone che si avvicinano a questa pratica devono sentirsi libere di sperimentare, entrare in contatto e in confronto con la propria interiorità, comunicare l’incomunicabile che non trova spazio attraverso le parole.

In un contesto privo di giudizi e critiche, il lavoro e le attività sono supportate da un arteterapeuta esperto, una figura professionale e formata, che prende per mano l’inesperto e lo accompagna, guidandolo per l’intero processo che si compone di esperienza artistico-creativa e successiva riflessione su quanto vissuto. Quello che viene prodotto – immagini, modelli, piccole sculture, disegni – è il risultato concreto di un mezzo consapevole di dialogo ed esteriorizzazione del sé, strumento che aiuta a decifrare e riconoscere i traumi, i bisogni, i limiti e le potenzialità del singolo. 

È innegabile constatare che l’Arteterapia favorisce una maggiore conoscenza del sé, fornendo aiuto nella rielaborazione di complessi momenti di cambiamento e sconvolgimento interiori. A tale scopo, numerosi sono i benefici del potere della creatività, arte che induce al rilassamento della psiche, riduce lo stress e l’ansia emotivi, tende a far credere  gradualmente nelle proprie capacità e fornisce sostegno in periodi di profonda solitudine e introspezione. 

Pertanto, l’Arteterapia è utilizzata come supporto applicativo e assistenza pratica in diversi contesti e ambiti educativi, formativi, psicologici e riabilitativi, per esempio in luoghi come scuole, centri giovanili, strutture sanitarie indicizzate per la salute mentale, in comunità di recupero e in centri terapeutici o riabilitativi specifici.   

Le sue semplici ma efficaci attività sono accessibili a tutti, dai bambini agli anziani, dai ragazzi agli adulti, in quanto è un’Arte che rispetta i tempi di ogni fruitore e soddisfa le singole esigenze. 

In un mondo sempre più dinamico, in evoluzione perenne e che pretende performance sempre più rapide e concrete, l’Arte di creare con la mente e con le mani diventa uno “spazio” necessario, un gesto di cura e rispetto del proprio sé, un “luogo rifugio” dove rallentare e potersi fermare, ascoltare e ascoltarsi, sconnettersi con gli altri e connettersi con se stessi, conoscersi e riconoscersi.

Il linguaggio dell’Arte e il potere della creatività a partire dal sé aiutano a ritrovare quel benessere e quell’equilibrio che il mondo circostante minaccia di far vacillare ogni giorno.

A conferma del concreto potere del processo artistico-creativo, è interessante far conoscere “il viaggio” e i progetti di Elisa Rubini, una giovane donna che, appassionata di colori, libri anti-stress e mandala, ci regala il racconto della sua esperienza come esperta di Arteterapia.  

  1. Ci racconti qualcosa di lei.

Sono una persona che ha sempre percepito la creatività come una forma di radicamento, un modo per dare voce alle parti più silenziose della mia interiorità. Nel tempo ho imparato a osservare con attenzione ciò che sento e ciò che vivo, trasformandolo in gesti artistici che mi aiutano a comprendermi meglio. La mia curiosità verso il mondo delle immagini, dei colori e dei simboli non nasce da un percorso lineare, ma da un bisogno autentico di ascolto e di espressione. Oggi considero l’arte un compagno stabile del mio cammino personale.

  • Qual è la sua visione dell’Arteterapia, nella società performativa di oggi?

Viviamo in un contesto che chiede velocità, efficienza e risultati continui. L’Arteterapia, al contrario, offre un terreno in cui il tempo si dilata e il giudizio si sospende. La considero una pratica rivoluzionaria proprio perché restituisce valore alla dimensione intima, al processo lento del sentire. È un luogo dove si può “essere” senza dover necessariamente “dimostrare”. In una società che misura, confronta e valuta, l’Arteterapia ridona dignità all’esperienza personale, permettendo alle persone di coltivare una forma di autenticità che altrove spesso viene soffocata.

  • Come si è avvicinata alle attività pratiche dell’esperienza artistico-creativa?

Mi ci sono avvicinata gradualmente, quasi seguendo un istinto naturale. Sentivo il bisogno di esprimere ciò che non riusciva a trovare forma nella parola. Le attività artistiche mi hanno offerto un canale immediato, concreto, in cui il gesto diventava significato. È stato un incontro spontaneo, nato dal desiderio di comprendermi meglio e di alleggerire il peso di emozioni complesse. Da lì ho iniziato a sperimentare tecniche diverse, lasciando che fossero loro a guidarmi verso ciò che avevo più bisogno di esplorare.

  • Il percorso artistico-terapeutico l’ha aiutata nel concreto, in un momento particolare della sua vita?

Sì, in modo profondo. L’Arteterapia è intervenuta proprio quando sentivo di aver perso punti di riferimento emotivi. Nei momenti più critici, creare mi permetteva di ritrovare un senso di stabilità, quasi un filo che mi riportava a me stessa. Non è stato un cambiamento improvviso, ma un processo graduale in cui ogni sessione mi restituiva un pezzetto di chiarezza. Attraverso il lavoro artistico ho potuto osservare le mie emozioni dall’esterno, comprenderle e integrarle con una delicatezza che altri strumenti non riuscivano a darmi.

  • Quanto l’Arteterapia ha contribuito a migliorare la sua autostima e a farle credere maggiormente nelle sue capacità?

Ha avuto un impatto significativo. Lavorare con le immagini e con la materia mi ha mostrato che, anche nei momenti in cui mi percepivo fragile o incerta, ero comunque in grado di creare qualcosa di significativo. Questo ha progressivamente trasformato la percezione che avevo di me stessa. L’Arteterapia mi ha insegnato a riconoscere qualità che non vedevo, a fidarmi del mio processo interiore e ad accogliere le mie capacità senza sminuirle. È stato un lento ma costante recupero di fiducia.

  • A quali attività dell’Arteterapia, nel dettaglio, si sente più vicina? Le pratica ancora? 

Mi sento particolarmente vicina alle attività che coinvolgono il colore, la costruzione di immagini e la manipolazione di materiali semplici. Mi attraggono quei gesti che permettono di entrare in contatto con ciò che si muove dentro, senza doverlo spiegare razionalmente. Sì, continuo a praticarle: sono diventate una forma di cura periodica, uno spazio personale che mi permette di ascoltarmi, riorganizzarmi e restare in dialogo con me stessa.

  • Quale consiglio darebbe a coloro che, al momento, stanno affrontando un difficile e complesso cambiamento interiore?  

Direi di non pretendere di attraversare tutto da soli o in un’unica volta. Il cambiamento richiede una gentilezza profonda verso sé stessi. A volte basta un gesto piccolo, un’immagine creata senza scopo, per far emergere una comprensione nuova. Invito a concedersi tempo, a non forzare le risposte e a lasciare che ciò che si muove dentro trovi la propria forma. La creatività può essere un ponte potente: non risolve immediatamente, ma accompagna con rispetto e verità.

Grazie a Elisa Rubini per aver contribuito all’elaborazione e alla stesura del presente articolo, raccontando la sua esperienza con sincerità e partecipazione.  

Autore

Articolista, redattrice, giornalista pubblicista, editor e correttrice di bozze mi occupo di scrittura in tutte le sue forme (dal 2007). Ho scritto diversi racconti, ma ancora devo realizzare il sogno di pubblicare un libro tutto mio. "Non di viva di sola aria, ma di pane e scrittura".