• 13 Aprile 2024

“Vengo da molto lontano, ma vado molto avanti. Voglio conservare i principi immortali dei nostri padri, il fuoco sacro della società. Ricevo l’eredità dei nostri padri con beneficio di inventario; il buono è mio, il male lo scarto; ma anche quando hanno sbagliato, voglio imitare i figli buoni di Noè che coprirono pietosamente le nudità del loro padre, senza dimenticare gli errori per non cadere in essi.” Questa frase del giornalista e politico spagnolo Antonio Aparisi y Guijarro (1815 – 1872) rende bene il significato dell’essere conservatore.  Riecheggia il Salmo 78, 3 “ Quel che abbiamo udito e conosciuto e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo nasconderemo ai loro figli” e risponde alla banale osservazione su che cosa ci sarebbe oggi da conservare.  

Il contrario di conservatore è il progressista che vuole fare tabula rasa, che ispira la cancel culture.  Per reazione all’ideologia progressista da alcuni anni si vanno affermando nelle elezioni politiche movimenti variamente definiti che raccolgono il voto di un popolo conservatore. Nel Parlamento europeo esiste un raggruppamento che si definisce Conservatore e Riformista di cui è a capo Giorgia Meloni ma nella storia italiana non è mai stato presente un partito che si definisse tale.  

Giunge quindi opportuno il saggio Conservatori. Storia e attualità di un pensiero conservatore di Marco Invernizzi e Oscar Sanguinetti con contributi di Giovanni Orsina, Andrea Morigi, Francesco Pappalardo e Mauro Ronco (Ares edizioni, pp. 304, € 20,00) che offre una mappa storico – politica per orientarsi di fronte a un termine spesso frainteso o distorto. L’intento del saggio è mostrare gli elementi per costruire in Italia un vero conservatorismo “tradizionalista”. Cito dal libro questo breve brano che spiega bene che cosa si intende: «Conservatore è chi vuole il progresso dei singoli e della società nella continuità; chi vuole mantenere e trasmettere a chi viene dopo non solo quello che di buono vi esiste, ma anche e soprattutto quello che vi è in esso di perenne, di originario, di conforme alla legge di Dio, a una retta antropologia e al senso comune e all’esperienza, arricchito da quanto le generazioni precedenti hanno “capitalizzato” in termini di progresso e la generazione presente può aggiungervi in termini di valore. In uno slogan: chi è conservatore vuole un mondo “a misura d’uomo e secondo il piano di Dio”.  

E per fare questo è necessario coglierne il sentimento di reazione alla modernità che ha raggiunto il suo apice con la Rivoluzione francese e partire proprio da quegli autori che hanno reagito e criticato i principi dell’89. Il rifiuto degli immortali principi dell’89 è infatti il punto di separazione che distingue il vero conservatore dal conservatore “posizionale” che invece pur reagendo a taluni aspetti della modernità viene a patti con essa e ne assume molti postulati.

Gli autori percorrono un lungo itinerario che, esaminando gli scrittori che lucidamente e fin dall’inizio espressero le critiche a quel fenomeno epocale che fu la Rivoluzione francese (dall’inglese Edmund Burke al savoiardo Joseph de Maistre), giunge fino ai tempi nostri passando per il legittimismo francese e spagnolo (il Carlismo). Nell’excursus storico-politico il saggio esamina aspetti peculiari e deviazioni del conservatorismo in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna, in Austria, Germania e negli Stati Uniti. Non manca un capitolo dedicato alle “tentazioni” del pensiero conservatore che spesso cede ai compromessi con la modernità e che se comporta inizialmente un forte consenso, paga poi con cadute che lo azzerano del tutto (i casi di Action Française e del Fascismo italiano). Ampio spazio è poi concesso nel saggio al poco conosciuto episodio delle Insorgenze che videro il popolo reagire anche con le armi alle imposizioni dei rivoluzionari francesi (e nostrani) e in cui si può vedere la presenza di un sentimento conservatore.

Dopo la Restaurazione, inquinata dalle concessioni alla modernità ereditata dal periodo napoleonico, il pensiero conservatore sopravvive nel legittimismo degli antichi Stati pre-unitari sopraffatti militarmente e con falsi plebisciti dal Regno di Sardegna e poi dal Regno d’Italia ma soprattutto nel mondo cattolico che si oppone sul piano culturale e sociale al liberalismo e ai “falsi conservatori” della cosiddetta Destra storica. Quel mondo e quel popolo conservatore daranno vita all’Opera dei Congressi e poi al Patto Gentiloni stretto con i liberali moderati per opporsi al pericolo del socialismo nascente.

Dopo la Grande Guerra i conservatori si troveranno a scegliere tra il modernismo del Partito Popolare di Sturzo e il movimento fascista nel cui “fascio” si troveranno anche esponenti del conservatorismo cattolico tradizionalista come Alessandro Monti della Corte (1902 – 1975). Alla fine della tragedia del secondo conflitto mondiale il popolo conservatore troverà un alveo nella Democrazia Cristiana soprattutto in occasione delle elezioni del 18 aprile 1948 che vedranno sconfitte le sinistre social-comuniste del Fronte Popolare e l’affermazione dei Comitati Civici di Luigi Gedda (1902 – 2000).Il libro esamina anche l’altra svolta epocale, quella del Sessantotto a cui il popolo conservatore deluso dai tradimenti della DC seppe opporre la Maggioranza Silenziosa in un sussulto di reazione seppure breve e si arriva al 1994 con il trionfo di Forza Italia di Silvio Berlusconi e la fine della conventio ad excludendum delle destre politiche che durava da decenni. Invernizzi e Sanguinetti dedicano un capitolo alle correnti e ai protagonisti del pensiero conservatore a partire dall’Ottocento con Clemente Solaro della Margarita, a cui si deve la significativa frase “Una sola è la destra, e vi appartengono color che la Religione, il il bene e la gloria dello Stato hanno in mira”, con il meno noto Emiliano Avogadro della Motta, con Monaldo Leopardi e il Principe di Canosa per arrivare a fine Ottocento all’ala intransigente del movimento cattolico dell’Opera dei Congressi (Sacchetti, Casoni, Toniolo, Tovini, Medolago Albani) e nel nuovo secolo il combattivo Domenico Giuliotti.

Negli anni più vicini non viene trascurata la coraggiosa opera di divulgazione di autori afferenti al mondo conservatore effettuata dalla casa editrice Rusconi sotto la direzione di Alfredo Cattabiani né viene dimenticato l’apporto di Giovannino Guareschi e di tanti altri. All’identikit dell’Italia conservatrice seguono poi i contributi di Francesco Pappalardo su come è nata l’Italia, di Mauro Ronco sull’importanza del filosofo Giambattista Vico e di Andrea Morigi che ricorda l’esperienza negli anni Novanta della rivista conservatrice Percorsi diretta da Gennaro Malgieri senza dimenticare la dotta prefazione del politologo Giovanni Orsina. Il volume è completato da un’accurata e utile parte di indicazioni bibliografiche. In conclusione un libro consigliabile a chi voglia conoscere il pensiero conservatore per costruire oggi un’opposizione al processo secolare di dissoluzione della società e intercettare il “«“Paese profondo” resistente a ogni pressione ideologica delle sinistre e molto più a destra  delle  élite  politiche  che  si  trovano  a  rappresentarne  le istanze. […] Una “deep Italy” erede di un passato soffocato dalle ripetute “colonizzazioni”  ideologiche  subìte  –  per  usare  una  locuzione cara al regnante Pontefice –, ma anche prodotto delle contraddizioni  di  una  globalizzazione  pilotata  da  centri  di  potere  “discreti” che se ne servono per i loro disegni gnostici di mega-reset orwelliani».