• 26 Maggio 2024

Perfino le parole sono accaldate, finalmente dopo una lunga primavera che aveva i connotati dell’autunno. Faticano ad uscire per mettersi in fila, una dietro l’altra. Esprimono la sofferenza di chi scrive con il solo conforto di una musica refrigerante che fa da contrappunto al sibilo dell’aria condizionata. Cercano le parole di lenire il dolore che questa stagione violenta provoca in tutti coloro che ne restano delusi. E sono tanti. Già, perché l’estate non mantiene mai le promesse. Dovrebbe essere il tempo della liberazione e invece ci fa stare tappati in casa davanti ad un refrigerante qualunque; dovrebbe indurci a fuggire la pazza folla, ma al solo pensiero di incontrarne di più imponenti, sudaticce, chiassose e volgari preferiamo rifugiarci nel solito guscio; dovrebbe favorire incontri e scambi, serate gioiose e pigri pomeriggi, invece ci assediano la calura infame e la solitudine anche quando si sta in spiaggia attorniati da migliaia di  bagnanti soli come noi, annoiati come noi, nervosi forse più di noi. In colonna sulle autostrade o davanti ai chioschi marini, ma anche nelle alte malghe o nei più abbordabili agriturismi, la verità è che d’estate diventiamo intolleranti verso noi stessi e poi nei confronti degli altri.

Una volta non era così, come sanno coloro che hanno passato la cinquantina. L’estate manteneva le sue promesse. E ci si divertiva con poco, si era tutti più spensierati, le vacanze non erano le bolsceviche “ferie” da fare a tutti i costi e a caro prezzo. Bastava non essere schiavi di orari ed impegni, per sentirsi liberi e dunque immersi in una stagione che regalava molto, dal caldo sopportabile ai frutti saporiti e profumati, e non esigeva nulla da nessuno, men che meno l’esibizione di riti di massa ai quali oggi nessuno può sottrarsi e chi lo fa o è uno snob da evitare o un poveraccio da non frequentare.

Per di più l’estate un tempo avvicinava, oggi divide. Le famiglie si riunivano, adesso si frantumano. Ognuno per conto suo e arrivederci a chissà quando. Il mio paese, nel profondo Mezzogiorno, raddoppiava gli abitanti, adesso d’agosto sono la metà. Gli immigrati al Nord o all’estero, ritornavano gioiosi per riappropriarsi della loro vita in quel mese “rubato”alla civiltà della disarticolazione familiare, necessaria ma quanto dolorosa. Si passavano le controre inseguendo sogni ad occhi aperti e le sere a raccontarsi di inverni lunghi e talvolta avventurosi. Il mare, per chi poteva permetterselo, era una specie di Graal su cui fantasticare prima e tuffarcisi poi. E, soprattutto, comunque e dovunque, l’estate era la stagione degli amori anche se si sapeva che difficilmente sarebbero durati. Con le canzoni, i suoni, le chimere che l’amore sapeva suggerire ai creatori di miti banali, ma quanto entusiasmanti.

E adesso? No, non è  per spirito di contraddizione, magari un tantino folle, desiderare che l’autunno torni presto annunciato dagli acquazzoni d’agosto. E’ che l’estate ha perduto il suo fascino nei modi di concepire lo svago, il divertimento, la stasi sublime sotto il sole, lo stacco con la normalità, la rottura con il tran tran. Non ha più una sua specificità, insomma, se si esclude il clima torrido che per qualche settimana ci annebbia fino a distruggerci letteralmente, letale come mai nei tempi da noi conosciuti, opprimente al punto di desiderare il ritorno a temperature più fredde con tutto quel che comportano. Insomma, la “mitica” estate non la riconosciamo più. Se non fosse per la colonnina di mercurio che s’alza vertiginosamente, non sapremmo neppure che luglio ed agosto sono arrivati.

Ho provato a girovagare, più d’una volta, in diverse ore del giorno, per le strade di varie città nei pomeriggi estivi. Sapevo già che non avrei incontrato ciò che speravo, ma volevo rendermene conto empiricamente, come si dice. Ed ho avuto la conferma che d’estate la gente è addirittura meno allegra rispetto agli altri periodi dell’anno. Diventa più intollerante negli uffici e nei negozi. Si fa prendere più facilmente dalle smanie del riposo forzato che tutto è tranne che riposo. E’ maggiormente incline al litigio per un nonnulla, mentre vorrebbe sbarazzarsi del problema di come e dove trascorrere le ferie ancor prima di averle fatte. Sono i non-sensi del nostro tempo, direte. E’ certamente così.

Ma allora perché non barricarsi in casa e sbarrare la porta ai barbari che vorrebbero trascinarci sui loro mari sporchi, sulle loro montagne infestate dai cultori del chiasso, nelle campagne devastate da dancing dove si fa rumore e la musica è sconosciuta. Perché non dovremmo nasconderci ai devastatori della nostra tranquillità e conquistarci un metro quadro sul nostro terrazzino, tra i gerani ed il basilico, o, per chi può permetterselo, quell’angolo di giardino profumato che sa tanto di Paradiso?

Mi verrebbe voglia di gridare: ridateci l’estate o, meglio, se proprio non è possibile, abrogatela. Ma so, ovviamente, che il mio grido susciterebbe la compassione di quanti dovessero avere la ventura di ascoltarlo. E allora, lasciatecela godere come ci pare la  nostra estate. Voi gossipari inariditi dal solleone, voi giornalisti da ombrellone alla ricerca di una politica che non c’è a dicembre figurarsi ad agosto, voi consumisti in servizio permanente effettivo che ci ordinate di divertirci come avete deciso, pianificato, imposto, voi assatanati dell’ultima follia sfornata dal market del turismo straccione, tutti voi, esercito di folli che viene santificato ogni mattina sulle spiagge e per i viottoli agresti, provate a dimettervi da professionisti dell’estate soltanto per farci vedere una volta, una volta sola, l’effetto che fa.

Autore

Giornalista, saggista e poeta. Ha diretto i quotidiani “Secolo d’Italia” e “L’Indipendente”. Ha pubblicato circa trenta volumi e migliaia di articoli. Ha collaborato con oltre settanta testate giornalistiche. Ha fondato e diretto la rivista di cultura politica “Percorsi”. Ha ottenuto diversi premi per la sua attività culturale. Per tre legislature è stato deputato al Parlamento, presidente del Comitato per i diritti umani e per oltre dieci anni ha fatto parte di organizzazioni parlamentari internazionali, tra le quali il Consiglio d’Europa e l’Assemblea parlamentare per l’Unione del Mediterraneo della quale ha presieduto la Commissione cultura. È stato membro del Consiglio d’amministrazione della Rai. Attualmente scrive per giornali, riviste e siti on line.