• 10 Maggio 2026
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Il libro di Pierfranco Bruni dedicato a San Francesco d’Assisi si configura come un’opera di intensa densità meditativa e filosofico-spirituale, in cui la figura del Santo non è mai ridotta a oggetto storico o agiografico, ma si presenta come presenza viva, simbolica e interrogante. L’autore non costruisce una biografia né un’analisi critica tradizionale: propone piuttosto un itinerario interiore, un cammino di pensiero che intreccia riflessione esistenziale, tensione teologica e scrittura poetica.

Fin dall’impianto iniziale emerge l’idea di Francesco come “uomo in cammino”, pellegrino della propria anima prima ancora che delle strade del mondo. Il suo viaggio non è ricerca di una meta, ma condizione permanente dell’essere: un erranza che non approda, ma si compie nel movimento stesso. Il pellegrinaggio francescano diventa così figura dell’esistenza, attraversamento continuo, apertura al mistero. La lontananza è sempre anche ritorno al centro, in una dinamica che supera la logica della ragione per affidarsi a un ascolto più profondo, quasi escatologico.

In questa prospettiva, la spiritualità di Francesco viene letta come esperienza radicale della semplicità, intesa non come povertà di pensiero, ma come capacità di cogliere l’essenziale senza essere distratti dal superfluo. È la libertà di chi non difende più un’immagine di sé perché ha trovato una verità più grande in cui dimorare. La scrittura di Bruni restituisce questa dimensione non spiegandola, ma evocandola, trasformando la lettura in un’esperienza di ascolto e di interiorizzazione.

Un nucleo centrale del libro è la forte connotazione escatologica del cammino francescano. Francesco non “abita” il mondo nel senso stabile del termine, ma lo attraversa come spazio provvisorio, segnato da una tensione verso l’invisibile. Il Crocifisso diventa non solo simbolo del dolore, ma “volto” che guarda e che chiede relazione, compassione, immedesimazione. In questa prospettiva, la spiritualità si fa esperienza ontologica: il credente non osserva il male, ma lo attraversa, fino a sentirsi coinvolto nella condizione stessa dell’umanità ferita.

Da qui deriva una delle intuizioni più radicali del testo: il perdono come struttura originaria dell’essere. Francesco non si colloca sul piano della giustizia o del giudizio, ma su quello dell’identificazione con il dolore del mondo. Egli percepisce quasi parte dei “flagellatori”, condividendo simbolicamente la responsabilità del male che attraversa la storia. Il perdono non è quindi un atto morale, ma una trasformazione ontologica che nasce dall’esperienza del limite e della compassione.

Accanto a Francesco, il libro costruisce una vera e propria geografia spirituale che include altre figure della santità: Bartolo Longo, Giuseppe Moscati, Francesco di Paola,giusto per citarne alcuni. Questi santi non sono oggetto di confronto sistematico, ma risonanze di una stessa esperienza: una fede vissuta nella quotidianità, nella carità, nella cura e nella dimensione meridionale della spiritualità. In questo intreccio emerge una visione della santità come rete di esperienze umane prima ancora che come modello religioso astratto.

Il dialogo si allarga inoltre a una riflessione sul rapporto tra Francesco e la tradizione evangelica, in particolare attraverso il richiamo al Cantico delle Creature e alla figura di Chiara. In alcuni passaggi emerge una lettura che tende a superare il perimetro strettamente confessionale, per aprire la spiritualità francescana a una dimensione simbolica e universale, in cui amore, creazione e relazione diventano categorie fondamentali dell’esistenza.

Dal punto di vista stilistico, l’opera si distingue per una scrittura intensa, spesso sentenziosa e fortemente evocativa, che privilegia la densità dell’immagine e la forza della formulazione rispetto alla struttura argomentativa sistematica. Ne risulta un testo che non cerca di dimostrare, ma di far risuonare, invitando il lettore a un coinvolgimento interiore più che a una lettura distaccata.

Nel complesso, il libro appare come un “viaggio nel viaggio”: Francesco diventa la figura attraverso cui interrogare il senso stesso dell’esistenza come cammino, erranza e apertura al mistero. La spiritualità che ne emerge è radicale, assoluta, fondata sull’ascolto, sulla povertà come libertà e sul perdono come esperienza originaria dell’umano.

Più che spiegare San Francesco, Pierfranco Bruni lo riattiva come soglia interpretativa: un varco attraverso cui pensare la contemporaneità, la crisi dell’identità e la possibilità di una verità che non si possiede, ma si attraversa.

Pierfranco Bruni, Edificare la Gioia Francesco d’Assisi, Editore Luigi Pellegrini Editore, pp. 240, euro 16,00.

Autore

Laureata in Giurisprudenza e pubblicista iscritta all’albo dei giornalisti. Ha lavorato presso casa editrice e collaborato in 4 testate giornalistiche sia nel Casertano che nel Beneventano. Proprietaria e direttrice responsabile della Testata giornalistica “Sannio Matese Magazine”, registrata presso il tribunale di Benevento, che ha come obiettivo informare, formare e valorizzare il territorio a cui è particolarmente legata del Sannio e del Matese. Presidente dell’Associazione Incanto, da lei stessa fondata, volta alla realizzazione di eventi culturali, sociali, editoriali, mirante principamente a collaborare con le scuole trattando temi socialmente delicati tramite la sensibilizzazione, attraverso il suo format da lei stesso idealizzato “Love Life”. Autrice di "Nuvole d'Estate" e coautrice di "Incantesimi e Magie dal Matese al Sannio"