• 27 Maggio 2024
Itinerari

Per chiunque voglia rifugiarsi in uno dei borghi più affascinanti della Campania, riposandosi dal traffico cittadino, dalla frenesia continua della città, potrà scegliere di visitare e sostare a Casertavecchia, spesso affollato durante il fine settimana.

In più punti, tra le varie stradine acciottolate, si può godere di un suggestivo panorama; si trova ai piedi dei Monti Tifatini, a 400 metri di altezza e a 10 km dal centro di Caserta, si viene accolti da una pineta di abeti che da il benvenuto al borgo medievale, ricco di botteghe caratteristiche, ruderi del castello e ville suggestive.

Salendo per il viale non si può non fare caso all’imponente torre che si leva in alto, il Maschio o Torre dei Falchi, che rappresenta la seconda torre più alta d’Europa, dopo quella di Aigues-Morte in Provenza. La vera perla del borgo è sicuramente però il castello, costruito intorno al 861 d.c. dai conti di Capua e fortificato dai Normanni e dagli Svevi. A causa di assalti e terremoti, delle sei torri iniziali, ad oggi non resta che una torre, le mura che circondano il cortile e la leggendaria storia del fantasma della contessa Siffridina, moglie di Tommaso d’Aquino, dalla cui unione nacque Riccardo che sposò la figlia di Federico II di Svevia. Dopo poco tempo Riccardo morì e suo figlio Corradello crebbe con sua nonna, la quale lo convinse a ribellarsi ai francesi e ad affiancare Corradino di Svevia, causando l’arresto della contessa nel Castello Svevo dove morì all’età di ottanta anni. Da allora molti di notte continuano a sentire tra la stradine del borgo il suo lacerante lamento, alimentandone nel tempo la leggenda del fantasma malinconico della contessa.

Suggestivo è anche Piazza Vescovado, un luogo di ritrovo degli abitanti, dove con assoluta tranquillità possono leggere un giornale, bevendo del caffè. Protagonista della piazza è la Cattedrale del borgo dedicata a San Michele Arcangelo, a tre navate, costruita tra il 1113 ed il 1153, che accoglie i visitatori attraverso le sue tre porte benedettine decorate con pietre marmoree, mentre il suo esterno è realizzato con il tufo lavico ed è decorato con soggetti floreali e animali, tipici del Medioevo.

La suggestione non finisce qua, perché a fare da padrone, è lo “spiritello” da portare a casa, ovvero un vasetto colorato in terracotta con sopra dipinto un folletto in diverse espressioni. Si dice che chiunque lo accolga in casa e lo tratti con rispetto, porti fortuna, tale leggenda è legata ad una donna tedesca di nome Ursula, trasferitasi nel borgo nella famosa casa delle Bifore, così chiamata per le due finestre a bifora sulla facciata. Iniziò, grazie ai numerosi visitatori, a costruire i vasetti in terracotta , su cui disegnava occhi, naso e bocca, per poi venderli, ma una sua amica sensitiva avverti la presenza di spiriti benevoli intorno alle sue costruzioni, e da qui il nome di spiritello.

I visitatori godranno anche di offerte culinarie, grazie alle tante locande, che delizieranno i palati anche più sofisticati, con prodotti tipici che offre questa meravigliosa terra, tutta da godere, oltre che da vedere!

Autore

Giurista e pubblicista. Ha lavorato presso casa editrice e collaborato in 4 testate giornalistiche sia nel Casertano che nel Beneventano; precedentemente titolare di un blog.