• 14 Giugno 2024
Itinerari



Nel 1583, su proposta
dell’ Universitas di Cerreto e con l’assenso del vescovo Cotugno, il ministro
generale dei frati minori cappuccini fra Giammaria da Tusa, decise di aprire un
convento nella cittadina affidandone la custodia ai frati della provincia
religiosa di Napoli.



Il convento e la chiesa
vennero costruiti su di un colle sito di fronte Cerreto antica. I lavori
vennero appaltati ai mastri Scipione de Iannolo di Avellino e Fabrizio
Rimaldo della Rocca di Lucera in base ad un contratto stipulato il 20 febbraio
1584. Il 5 aprile dello stesso anno avvenne, durante una solenne cerimonia, la
posa della prima pietra alla presenza del vescovo mons. Cotugno, del ministro
provinciale di Napoli frate Girolamo da Sorbo e del conte di Cerreto Marzio I
Carafa . Inizialmente



la denominazione  del
luogo sacro era quella di
«Santa Maria della Grazia,
Soccorritrice dei miseri» come riporta l’architrave del portale di ingresso
alla chiesa, in seguito questa denominazione venne mutata in
«Madonna delle Grazie».



La chiesa è  ad unica
navata, nella parete di fondo è sita una pala d’altare in legno, in stile
barocco. Il dipinto incastonato al suo interno raffigura la Madonna che con il
suo braccio sinistro regge il Bambino mentre con la sua mano destra si regge il
seno, mentre si accinge ad allattare Gesù. A destra e a sinistra della Madonna
due santi francescani inginocchiati . In basso sono raffigurate le anime del
purgatorio che pregano e che invocano i santi affinch
é preghino per loro. Nella
prima cappella a sinistra sono site alcune sculture lignee di santi
francescani. Subito dopo questa cappella, sempre a sinistra, c’è l’ingresso al
Cappellone edificato nel 1892 su progetto del cerretese Emilio Gagliardi. Il
cappellone, in stile neogotico, è ricoperto da una cupola affrescata da Umberto
Albino, Alfonso Grassi e Francesco Barile. L’altare, in marmo, è ornato da sei
grossi candelieri di ottone donati dalle donne di Cerreto.



Il convento è costituita
da due parti, una riservata al noviziato e una ai frati.



Nell’ambiente di ingresso
del convento è sito un pannello in ceramica verrete antica raffigurante Gesù crocifisso
e datato 1724.



Nel refettorio sono site
sei lunette dipinte della scuola del Solimene. Il titolo
Madonna delle Grazie” è in onore di Maria,
madre di Gesù Cristo, nel culto liturgico e nella pietà popolare.Tale omaggio
va inteso sotto due aspetti:

• Maria
Santissima è Colei che porta la Grazia per eccellenza, cioè suo figlio Gesù,
quindi Lei è la
Madre della Divina Grazia”;
• Maria
è la Regina di tutte le Grazie, è Colei che, intercedendo per noi presso Dio
Avvocata nostra” (Preghiera
del Salve Regina), fa sì che Egli ci conceda qualsiasi grazia: nella teologia
cattolica si ritiene che nulla Dio neghi alla Santissima Vergine.Specialmente
il secondo aspetto è quello che ha fatto breccia nella devozione popolare:
Maria appare come una madre amorosa che ottiene tutto ciò che gli uomini
necessitano per l
eterna salvezza. Tale
titolo nasce dall
episodio biblico noto come
Nozze di Cana”: è Maria
che spinge Gesù a compiere il miracolo, e sprona i servi dicendo loro:
fate quello che Lui vi dirà”.Lungo
i secoli, moltissimi santi e poeti hanno richiamato la potente opera di
intercessione che Maria opera tra l
uomo e Dio. La Chiesa
cattolica non ha nel proprio anno liturgico una festa specifica per la Madonna
delle Grazie: questo titolo è associato a diverse feste mariane in base alle
consuetudini locali e alla storia dei singoli santuari.Anticamente la festa si
svolgeva il lunedì in Albis, poi fu spostata al 2 luglio, e ancora oggi in
quest
ultima data la si continua a festeggiare
nella maggior parte delle località nelle quali è venerata la Madonna delle
Grazie.Molti sono i poeti che l
hanno omaggiata , voglio però
riportare nel mio articolo uno degli elogi più sublimi, riportato nell
opera di Dante Alighieri.LInno alla Vergine, lungo trentanove versi, si
struttura in due parti, la prima delle quali (vv. 1-21) è l
elogio di Maria, la seconda è una richiesta
alla Vergine perch
é Dante possa conservare sani i suoi sensi,
dopo aver visto Dio. San Bernardo esordisce così:



 



Vergine Madre, figlia del
tuo figlio,



umile e alta più che
creatura,



 



termine fisso detterno consiglio,



tu secolei che lumana natura



nobilitasti sì, che l suo fattore



non disdegnò di farsi sua fattura.



Nel ventre tuo si raccese lamore,



per lo cui caldo ne letterna pace



così è germinato questo fiore.



Qui sea noi meridïana face



di caritate, e giuso, intra mortali,



sedi speranza fontana vivace.



Donna, setanto grande e tanto vali,



che qual vuol grazia e a te non ricorre



sua disianza vuol volar sanzali.



La tua benignità non pur soccorre



a chi domanda, ma molte fïate



liberamente al dimandar precorre.



In te misericordia, in te pietate,



in te magnificenza, in te saduna



quantunque in creatura è di bontate.



(Paradiso, canto XXXIII, vv. 1-21)



Rifacendosi
alla tradizione mariana e alla liturgia, san Bernardo si rivolge alla Madonna
con tre antitesi: vergine e, al contempo, mamma, figlia del suo stesso figlio,
umile e alta più di tutte le altre creature. Tre misteri umanamente
incomprensibili sono qui sintetizzati: la verginità feconda, il miracolo di una
creatura che diviene madre del suo stesso Creatore, la grandezza della Madonna
che risiede nella sua povertà di spirito, nell
umiltà e nel semplice «sì» pronunciato dinanzi alla chiamata
del Signore. Il canto di ringraziamento, noto come Magnificat, pronunciato da
Maria come risposta al saluto della cugina Elisabetta, è una bellissima
testimonianza dell
umiltà della Vergine.La Madonna ha reso
così nobile e grande la natura umana che Dio non ha disdegnato di diventare
uomo. Nel grembo della Vergine si è riacceso l
amore tra Dio e luomo, perché la maternità della Vergine ha permesso lIncarnazione del
Verbo e la Redenzione dell
umanità. Dio ha mostrato alluomo la strada per
tornare a Lui e salire in Paradiso mandando Suo Figlio Gesù, che è la via, la
verità e la vita.



Che
possa germogliare in ciascuna donna e  
madre, lesempio di amore,
semplicità
e umiltà della Creatura più
sublime e nobile di cui la nostra umanità abbia avuto il piacere di ereditare.



Autore

Giurista e pubblicista. Ha lavorato presso casa editrice e collaborato in 4 testate giornalistiche sia nel Casertano che nel Beneventano; precedentemente titolare di un blog.