• 14 Ottobre 2026
Note d'Autore

Un conservatore radicale, nel tempo del relativismo morale e culturale, è una perla rara che si raccoglie con cura e la si preserva  prima di farne un soggetto interpretativo della realtà. Tale si presenta, con il suo ultimo libro, Giampiero Cannella, sottosegretario alla cultura nonché illuminato intellettuale della cultura non conforme.

“Non esiste cultura senza memoria e senza radici”, scrive nel suo ultimo libro La cultura di destra non esiste (Serradifalco editore, pp. 212, euro 18) dove il suo conservatorismo connota l’interpretazione del nostro tempo facendone il riferimento per “tuffarsi” nella incandescente modernità e volgerla ad innovazione piuttosto che farla fagocitare dalle mode intellettuali woke e cancel culture.

“Il tema dell’attualità del pensiero conservatore mi ha sempre affascinato ed ha stimolato in me uno di quegli elementi utili a fornire risposte concrete alla società contemporanea”, dice Cannella in dialogo con Danilo Maniscalco in questo saggio-pamphlet che apre alla cultura della destra un orizzonte assolutamente originale, richiamando con esso una visione del mondo tradizionale che vuole convivere con la contemporaneità e possibilmente offrire gli elementi per sopravvivere alla catastrofe antropologica nella quale ci stiamo pericolosamente immergendo.

La cultura conservatrice è la chiave smarrita che intellettuali come Cannella hanno ritrovato per dare alla destra un progetto da proiettare nelle nebbie dell’inconoscibile che sta prendendo il sopravvento.

E’ in questo senso che la cultura della destra può esercitare un ruolo decisivo nella trasformazione del presente senza indugiare su incomprensibili titubanze che farebbero deflagrare quel che resta delle società occidentali, ma non solo.

Cannella prende di petto la realtà e senza infingimenti asserisce che il mondo conservatore – da Edmund Burke a Roger Scruton – è lo strumento che apre il caravanserraglio della modernità e lo soggioga al realismo politico e civile dove albergano i valori non contrattabili come vorrebbero i radical chic, i liberisti, il mondo della sinistra in genere.

“Il conservatorismo – scrive Cannella – ha una serie di modificazioni che originano da tradizioni culturali e localizzazioni geografiche diverse ma che si identificano nella stessa opposizione all’ideologia relativistica della modernità così come scaturita dal giacobinismo rivoluzionario”.

Tutto questo può diventare un progetto politico si chiede l’Autore? Naturalmente sì, a condizione che in Italia ed in Europa si adotti il modello inaugurato negli anni Sessanta negli Stati Uniti da Barry Goldwater, esponente repubblicano e sfortunato candidato alla presidenza degli USA. Egli riunì le diverse anime conservatrici americane e formò il Grand Old Party, un movimento che riformò la destra americana aprendo le porte della Casa Bianca a Richard Nixon.

L’operazione si potrà ripetere in questa parte del mondo occidentale preda di convulsioni dovute alla mancanza di una leadership continentale?

Se non si dà risposta convincente a questo interrogativo tutto sarà perduto, a cominciare da una destra conservatrice, culturalmente attrezzata, proiettata su un orizzonte nel quale il meticciato ideologico non dovrebbe avere cittadinanza.

In mancanza di questa risposta il progetto di Alleanza nazionale, nato nel 1995, naufragò tra i marosi dell’inconsistenza ideologica e culturale a causa dell’infinità di una parte della classe dirigente di quel partito che non aveva quella visione complessa ed articolata sotto il profilo politico indispensabile per “andare oltre” gli steccati della politica politicante praticata da una piccola destra a fare da mosca cocchiera ad una vasta, ma raccogliticcia alleanza purtroppo priva di spessore strategico, come il Grand Old Party ricordato, in grado di governare al di là della pura amministrazione della cosa pubblica.

Dall’importante libro di Cannella emerge il rapporto tra cultura, identità e potere – elementi dimenticati dalla destra da gran tempo – mentre denuncia l’esclusione di intere tradizioni di pensiero introducendo una domanda cruciale: che cosa significa fare cultura oggi? Ecco, la risposta è più semplice di quanto si immagini.

Fare cultura vuol dire esercitarsi in una visione che contemperi tradizione e modernità fondata su valori non negoziabili. Insomma, la creazione di uno “spazio libero” nel quale, in particolare la cultura di destra, cioè conservatrice, identitaria e tradizionale, si sposi con le sfide contemporanee e semmai le contesti quando vanno contro i principi, in una visione ragionevole delle regole ordinatrici la civile convivenza.

Giampiero Cannella, La cultura di destra (non) esiste, Serradifalco editore, Palermo 2026. Pp. 212, euro 18.00

Autore

Giornalista, saggista e poeta. Ha diretto i quotidiani “Secolo d’Italia” e “L’Indipendente”. Ha pubblicato circa trenta volumi e migliaia di articoli. Ha collaborato con oltre settanta testate giornalistiche. Ha fondato e diretto la rivista di cultura politica “Percorsi”. Ha ottenuto diversi premi per la sua attività culturale. Per tre legislature è stato deputato al Parlamento, presidente del Comitato per i diritti umani e per oltre dieci anni ha fatto parte di organizzazioni parlamentari internazionali, tra le quali il Consiglio d’Europa e l’Assemblea parlamentare per l’Unione del Mediterraneo della quale ha presieduto la Commissione cultura. È stato membro del Consiglio d’amministrazione della Rai. Attualmente scrive per giornali, riviste e siti on line.