• 13 Agosto 2026
Editoriale

La rivoluzione conservatrice ha conosciuto intellettuali i cui rapporti furono ad un tempo affettuosi e culturalmente prodigiosi. Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo lo scrittore, poeta e soprattutto drammaturgo (suo il capolavoro Elettra), Hugo von Hofmannsthal, nato e morto a Vienna (1874-1929), tra i più importanti del suo tempo, utilizzò per la prima volta il termine Konservative Revolution (Rivoluzione conservatrice), il 10 gennaio 1927 durante una conferenza a Monaco di Baviera, il cui tema era “La letteratura come spazio spirituale della nazione”. Il titolo indicava quel movimento culturale tedesco critico con il parlamentarismo di Weimar, e fedele ai valori tradizionali della Germania. La definizione di “rivoluzione conservatrice” era ed è rimasta a significare la necessità di un cambiamento profondo rispetto alla visione del mondo nascente tra Austria e Germania, e solo marginalmente in altri Paesi europei, contro la concezione storica e antropologica imperniata sull’illuminismo e la modernità.

Hofmannsthal fu molto amico di Rudolf Alexander Schröder. Nato a Brema e morto a Bad Wiessee (1878-1962) questi è stato un importante scrittore, poeta, architetto e pittore tedesco. I due furono legati soprattutto in giovinezza da uno stretto rapporto di stima intellettuale e letteraria, inserito nel contesto della cultura conservatrice e simbolista di lingua tedesca tra fine Ottocento e primo Novecento.

Appartenendo a culture politiche affini ebbero la possibilità di collaborare a diverse iniziative culturali improntate al senso della vita in chiave conservatrice. È un peccato che le opere di Schröder non abbiano avuto fortuna e diffusione in Italia, mentre quelle di Hofmannsthal hanno conosciuto un grande successo, a cominciare dal citato dramma Elettra.

 Entrambi erano interessati e fortemente legati a tematiche come il recupero della tradizione europea e classica; la concezione “alta” della cultura; il rinnovamento spirituale della lingua tedesca; una serrata critica della modernità segnata dal materialismo storico (di derivazione marxista) e da un più blando, ma non per questo meno pernicioso, materialismo pratico ed edonistico.

Schröder ammirava molto Hofmannsthal come poeta e figura culturale. Dopo la morte del drammaturgo viennese nel 1929, contribuì anche alla sua ricezione nel mondo tedesco, considerandolo uno dei grandi autori della Mitteleuropa, nonostante alcune differenze ideologiche tra i due.

Hofmannsthal nutriva un orientamento più estetico, aristocratico e teatrale; Schröder sviluppò invece una sensibilità maggiormente religiosa e protestante, soprattutto negli anni maturi. Ma ciò che li univa e giustificava la loro vicinanza politico-intellettuale fu, come accennato, l’adesione all’ambiente del cosiddetto “conservatorismo culturale” tedesco, ma senza aderire con convinzione a specifici movimenti politici. Erano degli aristocratici, in fondo, e come tali si adattarono ad una società che stava rapidamente mutando: soprattutto Schröder che visse molto più a lungo di Hofmannsthal.

I due erano sostanzialmente dei solitari che non amavano confondersi con la plebaglia che del conservatorismo non sapeva e non voleva saperne nulla. In una struggente lettera, Hofmannsthal scrisse a Schröder: “Mi aggiro tra le rovine in compagnia di pensieri che qui nessuno comprende… Sebbene non mi aspetti né posso aspettarmi ancora poetiche rilevanti, avrei tempo per parecchie cose, ma nessuno mi esorta, nessuno richiede, nessuno si aspetta qualcosa da me”.

Minore, ma non per valore, Schröder fu tra i fondatori della rivista Die Insel (L’isola, dal 1899). Saldamente ancorato alla cultura classica, di cui fu critico profondo e valente traduttore, contenne in strutture tradizionali la propria invenzione poetica, esprimendo in numerosi lavori il proprio alto sentimento religioso. Avversò tenacemente il nazismo, al pari di altri poeti e intellettuali conservatori e venne considerato come esponente dell’“emigrazione interna”, ovvero un dissidente che rimase in Germania opponendosi al Terzo Reich. Anche per questo, ma senza fortuna, fu nominato per ben cinque volte candidato al Premio Nobel.

Hofmannsthal era per Schröder una sorta di modello di “mediatore spirituale” europeo: un intellettuale, cioè, capace di unire classicità, cattolicesimo culturale, cosmopolitismo e tradizione germanica. Erano questi i pilastri della Rivoluzione conservatrice e più in generale del conservatorismo declinato dal punto di vista tedesco. Conservatorismo del quale i due amici furono protagonisti autorevoli prima che si sollevasse la genialità di Oswald Spengler, Ernst Jünger, Carl Schmitt.

Autore

Giornalista, saggista e poeta. Ha diretto i quotidiani “Secolo d’Italia” e “L’Indipendente”. Ha pubblicato circa trenta volumi e migliaia di articoli. Ha collaborato con oltre settanta testate giornalistiche. Ha fondato e diretto la rivista di cultura politica “Percorsi”. Ha ottenuto diversi premi per la sua attività culturale. Per tre legislature è stato deputato al Parlamento, presidente del Comitato per i diritti umani e per oltre dieci anni ha fatto parte di organizzazioni parlamentari internazionali, tra le quali il Consiglio d’Europa e l’Assemblea parlamentare per l’Unione del Mediterraneo della quale ha presieduto la Commissione cultura. È stato membro del Consiglio d’amministrazione della Rai. Attualmente scrive per giornali, riviste e siti on line.