• 19 Aprile 2024
La mente, il corpo

Soggiogati dal rumoroso silenzio, gli uomini inseguono disegni fatti su pensieri di carta che bruciano al primo segnale di stanchezza. Sempre più ossessionati dalla libertà di essere padroni e signori di vite, di storie, di emozioni. E non si abbattono solo le frontiere della negligenza bensì si sceglie di oltrepassare le soglie della irrazionalità per agire in un contesto di inferiorità mentale e di superiorità fisica. Si costruisce la casa dei valori con fondamenta nella sabbia, di fronte ad oceani di incertezze psicologiche. Si condivide la storia di due individui che creano la famiglia e nel lasso di tempo di qualche anno di scioltezza morale si decide di far scivolare come un serpente sotto le foglie la stoltezza di cervelli bacati. E si vedono demoni in casa, negli occhi dei propri figli, si predica per esorcizzare a discapito di sacrifici umani in nome di un essere superiore demoniaco. E si uccide. Si risponde alla cecità con urla strazianti che si smorzano annegando in fiumi di orrori. Ogni giorno muore una donna e continua la lista che dal rosa si tinge di rosso. Ogni giorno! Senza freni, senza inibizioni, senza paure, colpiscono le mani corpi innocenti dotati di lame domestiche che solo un attimo prima erano serviti ad affettare il pane per sfamare i propri figli, anch’essi sgozzati come bestie al macello. E se ne parla ora dopo ora, mese dopo mese, anno dopo anno, in tutti i comunicati stampa, intere trasmissioni dedicate al femminicidio, continua inarrestabile la lunga lista di nomi, continuano le orrende scene di crimini eseguiti con precisione e premeditazione, studiandone ogni minimo particolare. Ormai le dinamiche sono sempre quasi le stesse, lui ammazza lei e poi tenta e nel migliore dei casi riesce nel suicidio. Cosa fare dunque per arrestare questo fenomeno di sterminio al femminile?

I più grandi criminologi non riescono a spiegarsi questo aumento incontenibile di omicidi, dall’inizio del 2024 in Italia si conta un femminicidio ogni due giorni, ma ciò che maggiormente spaventa è di non avere delle soluzioni per impedire che essi avvengano. Alla base dovrebbe esserci il coraggio delle donne di dialogare, di parlarne, di denunciare. Ci dovrebbe essere la volontà dei maschi di farsi curare al primo segnale di squilibrio come potenziali deviati. Ed è ciò che mai viene fatto, né la denuncia né tantomeno la richiesta di farsi aiutare. Poi come ultima non si ha in questa nostra Italia una vera tutela dalla parte della legge, prima di arrivare alla fase di protezione si deve subire ciò che in termini legali si possa considerare come violenza fisica o psichica. In teoria se un uomo riempie di botte la moglie, se non ha un grado di lividi ben visibili e con fascicoli di attestazioni che dimostrino la colpevolezza piena non si può di certo intervenire ad allontanare la bestia dalla sfortunata. Ma quello che inorridisce maggiormente è come nelle famiglie apparentemente tranquille e serene possa sfociare la rottura improvvisa e devastante di quell’equilibrio tanto dimostrato agli occhi di parenti, amici o semplicemente vicini di casa. Uno degli ultimi episodi nel padovano, a Bovolenta, a pochi km dallo strazio della giovane Giulia si è consumato un delitto che ha reso orfana di entrambi i genitori una quindicenne. Una crisi matrimoniale che aveva portato Sara di soli 41 anni ad allontanarsi di casa e rifugiarsi dove credeva di poter riflettere dopo aver chiesto al marito la separazione, a casa di sua mamma. Ma solo dopo un paio di giorni Alberto Pittarello di 39 anni, prende un permesso lavorativo, con la scusa di portare alla figlia quindicenne lo scooter, giunto presso la casa della suocera uccide la moglie nel giardino della mamma, con venti coltellate, poi si getta con la propria auto nel fiume. Ennesima storia di sangue, dinamiche ormai che fanno parte di un copione dove la trama segue un solito rituale. Che futuro avrà l’orfana? Che modo di pensare si plasmerà nella mente della povera ragazza che dovrà crescere senza il naturale amore di due genitori? Cosa racconterà un giorno ai propri figli? Cosa potrà trasmettere loro un giorno? Di certo sarà un lavoro molto delicato da parte degli psicologi che necessariamente dovranno aiutarla ma una piaga del genere potrà si chiudersi ma resterà per sempre nell’anima la cicatrice che le ha segnato la vita. Dove ci stiamo dirigendo? Dove stiamo finendo? In quale baratro siamo caduti? Riusciremo mai ad uscirne ora che abbiamo toccato il fondo? In un presente che ragiona con l’intelligenza artificiale e dove non si è più capaci di dominare le emozioni in modo naturale, usando valori ed intelletto, quale strada seguiremo per raggiungere il futuro? E quale futuro ci attende? La legge del più forte tornerà a dominare gli uomini riducendoci in bestie che si sbranano per l’istinto di arrivare al proprio gusto per assaporare vendetta. Siamo troppo lontani dal risalire dal fondo dell’oceano per riacquistare ossigeno, stiamo affogando guardandoci negli occhi mentre anneghiamo. Siamo corpi che si dissetano del sangue del nostro sangue, che si cibano di carne umana, che straziano le membra delle persone che amiamo manifestando un amore trasformato in orrore. Se non inventerà lo Stato una forma dissuasiva, una strada da seguire, una casa dove rifugiarsi, un luogo dove curarsi, delle pene più severe per chi osa atti di violenza, una forma di educazione civile e morale a partire dalla scuola dell’infanzia, continueremo a crescere esseri pronti al grande salto dal trampolino della morte negli abissi di un mare di sangue.

Autore

Carmela Picone nasce nel 1969 a Solopaca , in provincia di Benevento. Dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Classica, leggendo Pirandello scopre la passione per il teatro. Partecipa e vince un concorso letterario con La Libroitaliano Editore e vede le sue poesie pubblicate in un’antologia. Scrive il romanzo “Gocce d’Amore” che ottiene immediato successo tanto da interessare un regista romano che chiede all’autrice di scrivere una sceneggiatura tratta dal proprio libro per la progettazione di un film. Nel 2021 scrive “La poesia delle parole semplici” una silloge pubblicata dalla Atile Editore. Le passioni restano la scrittura, i viaggi ,la recitazione e la pittura . Ama molto viaggiare, scoprire nuove culture, ammirare nuovi paesaggi e far tesoro delle emozioni che ne scaturiscono dopo ogni luogo ammirato. La sua ambizione più grande resta quella di promuovere il territorio nel quale è nata, e dove oggi s’impegna nel sociale per tenere vive le tradizioni e per portare alla conoscenza di tutti la meraviglia e i tesori della sua terra. piccola perla del Sannio.