• 22 Luglio 2024
Cultura

La vitalità dell’ultimo Croce è duplice: da un lato è il concetto con cui il filosofo rivide la categoria economica e dall’altro è la stessa forza del suo pensiero senza fine. E settant’anni dopo? E’ più vitale che mai. Lo si capisce dando anche solo uno sguardo a volo d’uccello al panorama editoriale. Partiamo dalla Edizione Nazionale delle Opere pubblicata da Bibliopolis: gli ultimi due testi che hanno visto la luce sono la Storia del regno di Napoli (curato da Stefano Palmieri) e, ora ora, i tre volumi di Poeti e scrittori del pieno e del tardo Rinascimento (curato da Gianluca Genovese). La prima è un’opera celeberrima per le non poche novità storiografiche riguardanti Napoli e l’Italia, la seconda è, forse, meno nota ma la si raccomanda anche al lettore comune – tutto Croce lo si raccomanda anche al lettore comune – per la godibilità dell’impianto, dei saggi, della prosa. Il libro, oltre tutto, si apre con la famosa Introduzione intitolata “La crisi italiana del Cinquecento e il legame del Rinascimento col Risorgimento” che è, insieme, tanto uno studio di storia quanto di metodologia storiografica. Croce da un lato dissolve i pregiudizi sull’epoca rinascimentale, che nacquero proprio nel tempo risorgimentale, e dall’altro riallaccia Rinascimento e Risorgimento ritrovando in entrambi i motivi razionali e religiosi che furono alla base della rivoluzione nazionale. Raffaele Mattioli, che fu molto vicino a Croce nell’ultima fase della sua vita e che gli facilitò con il suo contributo di fondare l’Istituto Italiano per gli Studi Storici, direbbe che bisogna essere fedeli a Croce. Così bene ha fatto l’editore torinese Nino Aragno a pubblicare Fedeltà a Croce che di Mattioli è un piccolo classico e che fu edito per la prima volta nel 1966 da Vanni Schwewiller: qui Mattioli, che inaugurò la collana della Riccardo Ricciardi proprio con Filosofia Poesia Storia di Croce, dice che il pensiero contemporaneo non può trascurare lo storicismo crociano. Infatti, dopo un periodo di trascuratezza ci si ritrova a riprendere in mano il lavoro usato.

Non è un caso che dopo trentotto anni sia rinata la “Rivista di Studi Crociani” (edita da Le Lettere), che nacque dalla passione e dalla ragione di Alfredo Parente, e che ora rivede la luce grazie a due studiosi come Giuseppe Gembillo e Lea Reverberi che nello scritto inaugurale “Le ragioni di una riproposizione” mostrano bene come il panorama filosofico si divida tra scientismo e irrazionalismo mentre la concezione “storicistica e complessa” che Croce ci consegna della condizione umana è più utile a capire noi stessi e ad avere un’idea più equilibrata sia della scienza sia della natura che, direbbe Giuseppe Galasso sulla scorta del suo Maestro, sono anch’esse storia e nient’altro che storia. Insomma, la filosofia di Croce, imperniata com’è sulla libertà come mezzo e come fine, è vitalissima e pur alimentando studi e ricerche non si lascia chiudere nella cittadella accademica ma gira per le strade e nutre il mondo civile. Rosalia Peluso, ad esempio, con il libro La cura Goethe – anche questo titolo è pubblicato da Bibliopolis – ci mostra non senza eleganza che il pensiero di Croce ha una sua forza lenitiva e la poesia, qui in particolare l’opera di Goethe, fu per Croce una cura contro i mali della storia del Novecento. Ma dagli studi si passa direttamente alle “pagine sparse” di Croce: Historica edizioni ha riproposto il celebre saggio Perché non possiamo non dirci cristiani (curato da Corrado Ocone), mentre Morcelliana ha edito i due saggi La fine della civiltà e L’Anticristo che è in noi (curati da Ilario Bertoletti), invece La coda di paglia ha in libreria il volumetto Commento storico a un carme satirico di Giacomo Leopardi (curato da Paolo Barbieri) e il raffinato editore milanese De Piante propone ai lettori un saggio capitale di Croce come Il presupposto filosofico della concezione liberale. La grande attenzione per Croce – e non sono stati citati né le pubblicazioni Adelphi né le biografie che rinfrescano ancor più la filosofia e l’uomo – ha la sua ragion d’essere in Croce medesimo: la qualità del suo pensiero è un patrimonio umano che ci è necessario per vivere secondo libertà e smascherare i miti totalitari sia della modernità sia della stagione post-moderna.

Autore

Saggista e centrocampista, scrive per il Corriere della Sera, il Giornale e La Ragione. Studioso del pensiero di Benedetto Croce e creatore della filosofia del calcio.