• 23 Ottobre 2026
Editoriale

Con il colonialismo europeo negli anni 40 del Novecento, la Cina dopo decenni di povertà e devastazione geopolitica a causa dell’invasione giapponese, conclude nel 1949 la guerra civile, con l’affermarsi del Partito Comunista Cinese. Sebbene fu un’esperienza devastante ottenere l’indipendenza post dominio, la Cina maoista, fa un balzo culturale, ripartendo da una filosofia e da un pragmatismo confuciano, ma prima di giungere all’economia socialista di mercato, la Cina vive il periodo di Mao e del marxismo di indiretta ispirazione sovietica, la sussistenza era la base agricola e il pane quotidiano, infatti l’incompetenza tecnologia degli agricoltori prestati all’industria e il fanatismo ideologico, si trasformò  nella disonestà dei funzionari, al punto tale che la povertà e la fame sfociarono in proteste, simili alle proteste del 1861che giunsero all’internazionale. Mao indirettamente convinto che l’anticomunismo imperversasse, iniziò delle persecuzioni, ma la crisi generò volutamente la rivoluzione culturale e il fallimento fu generale, non dissimile dalla rivolta Miao del 1873.  

 Oggi la Cina non è più, quella visitata da Nixon ai tempi di Mao, accondiscendente alla diplomazia di Herry Kissinger. Parliamo di una Cina subordinata e povera ma utile all’America per rinnovare il suo raccordo con l’Occidente e per sminuire gli orrori della Seconda guerra mondiale e rivalutare l’amministrazione Nixon in consensi dopo le diseconomie del Vietnam. La Cina, diviene un interlocutore di prestigio, lo denota il viaggio ultimo di Xi Jinping in USA alla corte di Trump, che spinge per accordi bilaterali commerciali profittevoli.

La grande muraglia petrolifera cinese, così definita, blinda energeticamente la Cina poiché detiene una supremazia di commercio circolare petrolifero, una vera fortezza invisibile che l’Occidente non ha visto arrivare, ponendo al suo interno il prezzo del petrolio ai minimi storici. Ed è per questo che la Cina con eleganza si sta sottraendo ad un legame creditorio con gli USA per evitare implicazioni future dal punto di vista di decisioni in eventuali crisi globali.    

Nel 1976 dopo la morte di Mao, il riformista Deng XJaoping, pur vittima del regime comunista, ma con una apertura più liberale verso il marxismo, apportando dei correttori economici apre la Cina alla dimensione internazionale, con cinque riforme essenziali: agricoltura, industria, tecnologia, difesa, formazione e istruzione scolastica , ovvero crescita della competenza, e nel 1978 la crescita insieme al capitale umano diviene impetuosa, la privatizzazione delle imprese cittadine crea lo spirito imprenditoriale, generato dalla formazione  del capitale e delle risorse umane.       

Oggi la Cina da allora dopo gli anni 80, aumenta progressivamente il suo reddito del 611% con un’economia di 19.6 miglia di miliardi di dollari. E la povertà assoluta non sarà più presente, dopo Mao Zedong, con le riforme di Deng Xiaoping e massicci investimenti anche occidentali, la realtà economica cambia paradigma, e il nuovo leader pur imponendo delle condizioni vede crescere, i nuovi laboratori di ricerca industriale, fenomeno di una Cina circolare, “The China Circle” con capitale per lo più d’oltre mare verso la Cina continentale, una teoria ancora valida.

Certamente fu investito un capitale riciclato ma propenso a rimodulare il modello industriale cinese, perché il capitale estero proveniva da Taiwan, da Hong Kong, e si trasferiva nuovamente in Cina rientrando sotto forma di capitale estero, stesso sistema che ora la Cina adotta in Occidente con le catene di trasferimento, legando ai suoi investimenti esteri la filiera cinese in quanto tale che rientra in Cina sotto forma di profitto circolare. E il legame con Taiwan diviene sempre più opportuno, al fine di produrre tecnologia indispensabile ad alto livello.

Investimenti vincolati ma stabili, una fusione pragmatica  tra il maoismo, e le nuove riforme di Deng Xioping, creando degli indicatori di sviluppo sociale, ovvero di capitale umano, che hanno reso possibile un evoluzione ed uno sviluppo senza precedenti, con la programmazione pragmatica venticinquennale del Partito comunista, ancora oggi a base quinquennale amministrativa su scala nazionale ed internazionale, la Cina ha registrato a ridosso del nuovo millennio uno dei più rapidi incrementi economici, e sanitari e di alfabetizzazione, tale da generare un’espansione senza precedenti.

Le intenzioni di Mao di trasformare la Cina dopo la colonizzazione, in un Paese, comunista da povero e agricolo in un’economia industriale, si sono pragmaticamente rese possibili, dopo, con una rifondazione sociale unica, per controllare l’intero territorio geografico cinese e modernizzare la vita sociale in termini industriali. Pertanto, il Partito comunista ha ridisegnato le sorti della Cina e i successori di Mao con una commistione tra capitale umano ed estero hanno generato la continuità necessaria per migliorare drasticamente la vita dei cinesi. A oggi, la Cina ha surclassato l’Europa che nonostante la trasformazione ripiega verso un costrutto non coeso e differenziato, dopo la Cina maoista, Deng il riformista, lancia una sfida di cui oggi vediamo i risultati, con una forza lavoro fortemente istruita e competente tale da evolversi con le dinamiche digitali. Coesione e ZES, implementano l’economia rendendola attrattiva e trasferibili in una dimensione esterna.

Infatti, nel 1979 l’attrazione esterna avviene appunto con le ZES, ovvero il PIL cinese con esse cresce del 22% e Deng capisce che sebbene le città costiere, come Shangai si incrementano e sviluppano anche demograficamente, capisce che il punto ancora mancante politicamente è la stabilità del governo e del regime. E negli anni 80 da spazio ad una maggiore competenza per mitigare le disuguaglianze e portare più crescita oltre che economica sociale, da qui la protesta di Piazza Tienanmen a Pechino, dove gli studenti chiedono maggiori riforme, più cultura, più politiche sociali. Solo dopo il 1997 con la morte di Deng il conservatore riformista, il paese recupera e continua a crescere.         

Certamente il confucianesimo ha perso il suo smalto originario, ma permane con la nuova politica di Xi Jinping verso un Occidente confuso e smarrito, infatti, il cambiamento ha reso possibile non solo il benessere materiale ma anche i diritti civili, evolvendo lo status civile delle donne, eliminando da subito i fidanzamenti infantili e imponendo la pratica del divorzio e il mantenimento del cognome dopo il matrimonio. Ma il vero cambiamento è il mondo del lavoro, dove le donne entrano da protagoniste, conquistando autonomia ed emancipazione.

Questa trasformazione non è avvenuta indolore, il costo umano è stato elevato, e il passaggio dalla società agraria a quella industriale è stato imposto dall’alto, con un reale concentrazione di potere statale, oggi la politica resta fortemente pacifica. Nell’esportare il sistema cinese, con infrastrutture ad alto livello, esporta in ogni ambito un modello diverso da quello Occidentale, un modello con un paradigma pacifico diventando la chiave strategica dello scacchiere internazionale, i suoi modelli di sviluppo vengono sempre più presi ad esempio, infatti, ciò è vero perché la Cina applica dei modelli di coesistenza senza confronto conflittuale, tra entità politiche diverse e divergenti.

Ne consegue il paradosso italiano del governo Meloni, che pur non essendo di confuciana estrazione, emula indirettamente il principio di coesione interregionale e il modello ZES al fine di porsi come attrattore di capitali esteri e di sviluppo sociale.  Ma come in Cina le disuguaglianze ancora permangono, e il gap sociale deve essere colmato.

Infatti, la Cina ereditando il metodo confuciano, con secoli di abnegazione ha generato un metodo volto a portare benefici al tutto il mondo globalizzato senza fare guerre, ne crisi promuovendo idee che pongono senza conflitti soluzioni a livello internazionale diventando una potenza economica mondiale in solo settanta anni di sviluppo costante e coeso.

La Cina è vista dal sistema USA-NATO come una minaccia, la sua ascesa pacifica la rende unica senza eguali, senza precedenti passando da un sistema di assoluta povertà ad un sistema di sviluppo inimitabile, tale da esportarlo a livello globale. Un pachiderma politico, che non rimane chiuso nella stanza.

Il suo intervento non militare ma pacifico, con l’invoco costante del diritto internazionale e della sua applicazione, non avviene per massima retorica ma negoziando costantemente per difendere i suoi interessi commerciali, al fine di evitare traumi e perdite, infatti non combatte guerre. Inoltre, ospitando il 18% della popolazione mondiale al suo interno e non generando flussi migratori di vasta portata riesce a contenere il suo sviluppo orientandolo anche demograficamente con la legge del figlio unico, senza minimizzare le dinamiche sociali. E mantenendo da oltre cinque dinastie l’integrità etnica.

Parliamo di una popolazione di circa 1.4 miliardi, mica poco, e le sue politiche strutturali hanno permesso di controllare questa cifra, sviluppando invece il settore sanitario, l’emancipazione femminile, e orientandosi e guidando la più grande transizione energetica ed ecologica dell’umanità esportando sistemi ambientali di sviluppo all’avanguardia. È la migliore industria di rinnovabili, nel solare e nell’eolico come nel fotovoltaico e nella capacità di modelli ambientali basta pensare che sta eliminando con forestazioni assistita i propri deserti o zone aride.

Mentre l’Europa tra i partners commerciali più accreditati della Cina, sta sfuggendo ad un naturale equilibrio con essa isolandosi in un angolo geografico del globo terraqueo, evitando con la Cina ma anche con la Russia un compromesso importante che invece ha ceduto all’America, riducendo la sua potenza geopolitica, prestandosi ad un vassallaggio atlantico, che sta sminuendo la sua economia ma anche la sua figura di mediatore mondiale. Ovviamente la preparazione ad una probabile guerra, dei paesi europei, prolungamento della crisi ucraina, metterà in difficoltà le nazioni europee ma anche americane, perché anche la Cina sta sviluppando la più grande potenza militare e non solo per uno scopo di sicurezza e deterrenza, sicuramente il suo intervento avverrà in ritardo, ma certamente al fianco della Russia e degli altri paesi che saranno coinvolti loro malgrado. La Cina fa parte dell’Eurasia, quella parte legittima dell’Europa, che l’imperialismo USA sta strategicamente escludendo geopoliticamente da una possibile Europa che detiene in ostaggio sia commerciale sia geografico che politico, non solo attraverso le basi Nato.

Mentre la Cina avanza sul fianco Est della NATO, imponendosi come osservatore della crisi ucraina, oltremodo fa sì che l’Europa diventi un laboratorio cinese, con fitta presenza diplomatica sull’Europa orientale o centro orientale, variabile essenziale nell’ambito dinamico militare.     

Infatti, il sistema pacifico cinese omnicomprensivo in una dimensione esterna internazionale, non esclude la possibilità di scendere in guerra se i suoi naturali alleati sono attaccati, e il 28 agosto 2026 proclama una legge che prevede non solo una resistenza bellica ma anche un intervento sostanziale, una legge di mobilitazione nazionale, e affina le armi di economia bellica non escludendosi o sottraendosi da un probabile scenario di crisi.

Il potere di un intervento bellico cinese si trasferisce dal Consiglio di Stato direttamente nella gestione diretta del Partito Comunista, al fine che il presidente Xi Jinping diventi il comandante supremo delle forze armate cinesi, un cambiamento non solo logistico ma politico, infatti mentre la precedente legge proclamata nel 2010 prevedeva un presunto intervento solo per tutelare l’integrità dello Stato, adesso il nuovo decreto prevede anche l’interesse economico nazionale e la sua tutela qualora sia esposto ad esempio ad un blocco petrolifero o ad una aggressione similare, come quella intentata verso l’Iran e lo stretto di Hormuz, dove la Cina rappresenta uno dei maggiori sovvenzionatori degli islamici e sunniti iraniani, inoltre l’Iran è terreno di forte commercializzazione.

Una Cina completamente consapevole del ruolo di potenza globale, pacifica, quanto confuciana, e legittimaria degli interessi sovrani, nel rispetto delle alleanze asiatiche, ma resta ancora una Cina ricca di disuguaglianze sociali ed economiche e la sua apertura verso l’esterno deve essere ancora colmata del tutto.

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".