• 22 Luglio 2026
Editoriale

La storia si compone di ciclicità per lo più economiche, e l’Europa da sempre né subisce un fascino sregolato, contingente, tangibile, relativamente al sistema paradigmatico di riferimento, perché se con il Piano Mashall gli investimenti americani furono strutturali di ripresa dopo un conflitto, devastante, oggi, il piano è prettamente, resiliente, atto a blindare le catene di approvvigionamento occidentali, e finanziarie, relative alle industrie strategiche per l’unità economica europea , al fine di frapporsi all’espansione asiatica.

Il piano denominato, Security and Resiliency  Initiative, (SRI), deriva dalla finanza di JPMorgan che con esso lancia in Europa un investimento da 1.500 miliardi per perequare e concretizzare la sicurezza economica, delle nazioni chiavi dell’eurozona: Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Polonia, in un’operazione finanziaria senza precedenti, un piano di investimento decennale, una strategia fortemente voluta dal Ceo Jamie Dimon dove la gigantesca banca americana diviene il primo finanziatore europeo, nonché il primo operatore di politica industriale assumendone il comando e la dirigenza senza limiti, in piena crisi iraniana, elemento di distrazione di massa e di impoverimento energetico.

Una trasformazione profonda del comparto manufatturiero, della difesa, dell’IA, e dell’indipendenza energetica, infine del comparto farmaceutico, con un programma resiliente annunciato e posto in essere con tranche da dieci miliardi ad operazione implementativa, in una logica strategica supponente di sgancio dal sistema asiatico ma di subordinazione al sistema finanziario americano, un vero e proprio allineamento dell’industria europea ai grandi capitali privati americani, in un silenzio globale, mentre i paesi arabi in particolare gli Emirati Arabi annunciano l’uscita ufficiale dall’Opec, generando autonomia strategica e una libertà di azione, mai prima di oggi sostenuta.

Siamo di fronte ad una vera declinazione dell’industria europea, ad una abdicazione dall’unione non solo dei capitali, ma ad una sorta di appropriazione indebita, dove l’operatività del Vecchio Continente pur facendo uno scatto finanziario globalizzato, comunque deconcentra la sua libertà di azione, in una strategia di tutto rispetto, ma che focalizzerà la fuga di capitali altrove o che desertificherà l’industria europea snaturandola nella sua identità, per accentrare il tutto nel sistema bancario più imponente del globo finanziario.

E guarda caso ciò avviene proprio in un momento in cui l’industria della difesa europea registra una grande performance, un vero e proprio accaparramento di extraprofitti, che usciranno dalla portata di fiscalizzazione europea.

Non parliamo solo dunque di una sorveglianza Orwelliana permanente, focalizzata da PALANTIR il colosso tech americano, che nel suo programmatico dominio globale, annienta la globalizzazione ed elimina la libertà, svuotandola mentre la stessa sta per essere proclamata tale dalla digitalizzazione diffusa. Ma parliamo di una dimensione distopica finanziaria dove il cittadino, utente conclamato, si inserisce in una rete di etichettature repressive che rischieranno di derubarlo senza l’intervento paradossale dell’azione fiscale dello Stato.

Un sistema di finanza programmatica, dove la sicurezza posta al disopra del sapere, dello scibile umano, diventa essa stessa sapere, e in tal caso il sapere così precostituito diviene potere, trasformandosi in finanza e anche infrastruttura tecnologica, un vero e proprio dominio del quotidiano, dove la stessa sorveglianza digitale, assume eccezionalità di performance del nostro ambiente più accreditato, di cui non potremo assumere senza risentirne, un’assenza permanente.

Karp il Ceo di PALANTIR e Dimon il Ceo di JPMORGAN, parlano lo stesso linguaggio, frutto di una logica capitalistica che nel terzo paradigma di questo millennio, si è mimetizzata, sminuendo il fulcro di pensiero di Scruton, dove l’ambiente è sostenibilità, valore umano da salvaguardare, e viene scambiato con la tecnologia, una sorta di strumento neutrale, che assume l’architrave di sostegno stesso della vita comunitaria e collettiva europea. Assistiamo, altresì ad una subordinazione, anche del sistema marxista, in una fluttuazione di dati non più a disposizione della forza lavoro, ma a diposizione del capitale, dati sanitari, fiscali, finanziari, militari, migratori, sociali, giudiziari, che fluttuano in un ambiente poco reale, con un’incidenza sul reale in maniera preponderante, che semina strutturalmente una nuova industria, senza bisogno di individui, un salto nello stato delle cose reali per traslarle su piano finanziario. Un piano esecrato dall’élite finanziaria, dove la logica umana si digitalizza e diventa intelligenza artificiale, dove il potere non sentirà più il bisogno del controllo umano, e dove l’individuo si autocontrollerà a vantaggio del capitale.

L’unione tra tecnologia digitalizzata, apparati pubblici, industria, difesa, intelligence, determina uno spazio diffuso di azione non più controllabile subordinato al potere e sapere, al capitale finanziario di questi due giganteschi sistemi americani, che usano la logica strategica dell’antiglobalizzazione per dominare, le potenze statali dell’Occidente, affinché siano vincolate ad un modello algoritmo contemporaneo.

La cultura classica così come noi ancora la concepiamo, sarà soppiantata, dalla tecnica, tutto sarà declinato alla stima del futuro, del possibile, dell’assunzione di un rischio, quello di un’identità europea annullata, che nessuno calcola, perché se con islamizzazione migratoria stiamo vivendo una crociata e sentiamo l’istanza della remigrazione forzata, con la sorveglianza finanziaria in ambito industriale, non ci accorgeremo nemmeno dell’invasione orwelliana , che ci sta capitando, la gestione dei flussi, dei rischi, delle statistiche, delle epidemie, della circolazione della ricchezza, può assumere un potere non solo finanziario ma anche statalista, e il potere dei governi sarà così enorme.

La separazione del potere dal sapere è indispensabile, l’universalità dei dati la sta compromettendo, e il capitale se ne sta appropiando il patrocinio, con l’onere e l’onore di una governance senza filtri, senza mediatori, una normalità orizzontale, che attraversa le istituzioni, ci rende miseramente distopici, in una realtà distopica, dove gli investimenti calati dall’egemonia finanziaria, non vengono per produrre effetti  a concause di resilienza, ma giungono in maniera orwelliana per produrre un linguaggio rovesciato della realtà in un futuro prossimo, in una prospettiva predittiva, penetrante ma non concertata con l’individuo e la sua collettività.

Questa logica strategica di superare il sistema asiatico, come il peggiore dei nemici commerciali, trova fondamento nel Manifesto di Karp, che si pone in una competizione, efficace ed efficiente nei confronti dell’industrializzazione asiatica, in una ostilità programmata e precostituita, senza possibilità di pacificazione, coesione e condivisione globale,  che Dimon pianifica con investimenti smisurati al fine di dominare e contrastare un nemico che non c’è, attraverso il mezzo dell’industrializzazione sorvegliata, organizzata che determina e crea una società dormiente.

Questo sistema fa sorgere il bisogno latente di un nuovo logos, un nuovo linguaggio quello della necessità, bisogna, fare armi per fare guerra, fare farmaci per nuove malattie o epidemie, una distopia, post ideologica crescente rafforzata da sistema finanziario, da una sorta di patriottismo ideologico e tecnologico, che ci autocontrolla senza forme di tirannie dirette. Una nuova gerarchia morale, in una retorica potente, dove si diventa custodi e protettori, una nuova religione della sicurezza, senza averne la necessità immediata.

Si rischia di spostare la sovranità, dal popolo sovrano alla sicurezza dello stesso, dalla moneta unica europea a quella digitalizzata delle banche, dagli eserciti nazionali alla cyber sicurezza, dai sistemi giuridici, statici, fiscali, alle Piattaforme informatiche di ultima generazione, una sovranità dinamica che si autocontrolla ma che limita la democraticità del sistema, ne pianifica e determina autonomamente gli esiti.

Ecco perché il piano SRI di Demon è così importante e generoso, le infrastrutture industriali, ancora una volta si sovrapporranno al potere dei leaders, in un sistema infrastrutturale, dove la politica estera, sarà sorvegliata e pilotata.

E se il potere finanzia il mondo, sorveglia il mondo e agisce sul mondo, siamo alla normalizzazione di esso e la politica diviene subordinata ad un singolo Manifesto, quale quello di PALANTIR possiamo dire addio alle democrazie, addio alla libertà nel valore più ampio, che diviene un valore residuo, marginale, di un quotidiano programmato, essenza di un vivere sorvegliato, invisibile, ecco la MATRIX! tanto decantata e mai visibilmente espressa. Stiamo processando il sistema economico e i suoi studiosi in un addio senza eguali, per un futuro senza aspettative.

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".