Stiamo nel mezzo di una guerra ibrida, nel mezzo di una frattura tra super potenze designate a salvare il globalismo, per consentire all’élite politica di regnare senza timore e di non redistribuire le risorse energetiche. Una guerra condotta tra l’America, la Russia e la Cina, con l’India che cerca di recuperare quel credito e quella dignità soppressa, in altre parole stiamo entrando in un conflitto, dove l’Europa ne pagherà le spese, in termini di ordine civile subendo il prezzo dell’avventatezza Ucraina, e la sfacciataggine israeliana.
Quando i soldi, così come li conosciamo escono di scena, e subentrano i soldi surrogati come quelli digitali, per commercializzare a livello globale subiamo uno stato di transizione ibrida verso una nuova era che sostituirà il lavoro intellettuale con l’intelligenza artificiale e quello manuale con una robotizzazione androide similare, mentre la crisi alimentare prende forma.
Il vecchio ordine liberale non esiste più da un po’, sostituito dal neoliberale che a quanto pare a sua volta si sta estinguendo, infatti i mercati aperti, l’ordine sostenibile democratico di uno Stato leggero, la globalizzazione, erano realtà proficue, le crisi, i blocchi, i disordini civili e le guerre, le stanno distruggendo.
Tutto ciò ha reso la Cina la prima potenza mondiale, con un Trend di ascesa, tra le potenze asiatiche, ponendosi come vero competitor, al punto tale che evidenzia un ruolo dominante verso l’Occidente, un successo che allo stesso Occidente sta costando molto, in termini di sistema economico, dove tutti gli indici macroeconomici sopperiscono letteralmente, infatti, il sistema economico occidentale non conta più nulla rispetto a quello asiatico, e cinese.
Le élite finanziarie diventano non ricche, ricchissime, fin dalle prime crisi finanziarie dove la sperequazione collettiva evidenzia la disparità tra le classi sociali, e lo stato sociale soccombe, ha annientato il ceto medio ed ha elevato il capitale elitario, in ogni ambito, perché il sistema finanziario è in ogni ambito, nei mercati, nelle industrie, nelle banche, tra i risparmiatori piccoli e grandi, sforando e semplificando la circolazione del denaro, però schiacciando il sistema verso il basso.
L’ideologia muore, con la prima crisi finanziaria moderna del 2008, non viene sgretolata semplicemente, entra in gioco il pragmatismo finanziario e le sue regole. L’élite e i risparmiatori giocano un ruolo sottoposto ad aiuto di Stato, in un disordine non più disciplinato, non conveniente ai piccoli attori della microeconomia, ne consegue che il neoliberalismo non l’abbiamo ucciso direttamente ma schiacciato, e nella globalizzazione esso muore del suo stesso successo.
Oggi Pechino e Mosca espandono i loro interventi ovunque, anche in Africa, un vero rafforzamento contro l’asse occidentale, e dopo due secoli, per la prima volta l’Occidente si sente deideologizzato e minacciato seriamente, disordini sociali semplificano una guerra ibrida, fatta di battaglie plurime economiche, commerciali, finanziarie, energetiche, alimentari in una politicizzazione di tutti i continenti con una forza sociale bellica immane, foraggiata dalle élite che vogliono il dominio dell’Europa. Islamofobia, l’odio di classe, sono strumenti che dimostrano il fallimento delle politiche di integrazione europea, alla ricerca concreta di un’applicazione che non c’è, di un Europa che non verrà.
Mentre l’Europa priva di esercito, forte di una campagna rafforzativa del riarmo, muove i primi passi verso un’innovata tecnologia bellica, cosa si implementa? Non di certo un successo neoliberale. In vista di un cambiamento, l’export Italia delle armi aumenta del 15% e si intensifica anche l’import del 35%, siamo stretti in una morsa ibrida, che colloquiare con la Russia resta sì una mossa diplomatica un aggressore che ha vinto e ha tutelato le province indipendenti di Kiev. L’accordo di Trump con Putin per l’acquisto del gas e del petrolio russo ha ovviamente sbaragliato il consenso europeo, non essendo propedeutico a nessuna distensione, ma semplicemente ha permesso a Trump di ampliare i propri interessi elettorali, creando scompiglio energetico in Europa, a causa dell’aumento anche speculativo del prezzo, e gli scostamenti di bilancio comunque generano dissenso insieme ai disordini sociali, certamente si potranno blindare i bilanci e ricorrere agli extraprofitti di filiere energetiche, ma sarà punitivo ed efficace reprimere la violenza fatta di consensi?
Se per l’Italia questo può sembrare un punto di arrivo, la crisi energetica spinge le famiglie ad intaccare i risparmi, e un ulteriore internazionalizzazione bellica potrebbe incrementare il debito pubblico, una vera catastrofe che l’attuale governo non vuole assecondare, cercando di ridurre la pressione fiscale sotto la soglia del 43%, incrementando gli aiuti alle categorie e sbloccando i consensi.
L’oligarchia finanziaria bellica resta comunque, oggi, la più potente minaccia per l’umanità, sovvenzionata dalle crisi e dagli Stati compiacenti, attecchisce non solo tra l’élite istruita che crea un nuovo capitalismo finanziario, ma inconsapevolmente è foraggiata da piccoli risparmiatori, ignari di incrementare il commercio di armi, spinti da una rinnovata educazione finanziaria.
Giovanni Falcone diceva segui i soldi, e i soldi sono nelle mani di gradi gruppi finanziari, della grande élite finanziaria, israeliana e non, un potere non più gestibile dal basso, o dai governi, la loro denuncia è un processo inutile, i burattinai, di un circuito economico finanziario integrato nelle crisi mondiali, che influentemente hanno determinato con scopo l’ingresso verso la crisi del Medio Oriente, e così tutte le crisi degenerative che verranno, con i blocchi energetici, e lo spegnimento degli UB energetici, che stanno ponendo fine ai liberi mercati, e tutte le teorie di neo liberalizzazione globale. Infine, la repressione dei dazi nasce e muore sotto la scure cinese, che pacificamente commercializza senza imporre il suo imperialismo ma lo difende in termini di geopolitica economica cercando di rimuovere ostacoli derivante dalle minacce del mercato.
Certamente la proposta di rendere grande l’Occidente, resta una sfida assoluta, ma fuori dalla ideologia che ha fino ad oggi depauperato, lo stesso Occidente, e dai finti successi globali e accogliere l’idea del Ceo di JP Morgan, Jamie Dimon, la più grande banca mondiale, americana, innesta un dubbio ancora più fratturale, ovvero se l’Occidente si coalizza e consente la crescita americana, si crea una Alleanza Atlantica fortemente fortificata, ma un’ulteriore frattura in un mondo non più globalizzato, tra continente Asiatico e Occidente, l’eterna divisione che spingerà ad avvantaggiare solo le élite delle armi per deterrenza alla sicurezza e alla difesa dell’Occidente stesso.
Solo un mondo senza élite bellica, venditori di armi, potrebbe creare e pacificare l’umanità.
Il vero rilancio dell’Europa è propedeutico per ovviare alla globalizzazione finanziaria, e creare un pragmatismo umanitario, eliminando le finte democrazie esistenti, protette dall’America, che cerca di proteggere in ultimo la sua democrazia condivisa che resta in piedi grazie solo ad un dollaro credibile, e se perde la guerra con l’Iran, la sua credibilità basata sul petroldollaro, a sostegno saudita crollerebbe, mentre il nostro Occidente europeo istituito dal 1492, sorretto da civiltà profonde potrebbe ancora dopo secoli emulare la sua stessa grandezza.
Una grandezza di recente spezzata dalla finanza, da una classe dirigente finta che inscena un’Europa ambigua, che sopperisce a ragione alla deterrenza di guerre regionali, ma a torto ai blocchi petroliferi, che alimentano un inflazione insostenibile, e non ignora la crisi climatica, ma ne fa oggetto di visione burocratica, effettuando tagli all’agricoltura ed orientandola verso un green deal falso, con tagli alle case di proprietà e di infrastrutture private funzionali all’economia estensiva e legifera il caos totale sull’intelligenza artificiale, ma non disciplina opportunamente, un sistema finanziario deregolamentato e invasivo, molti annunciano il baratro dell’economia globale, e l’addio all’economia così come l’abbiamo conosciuta.
La globalizzazione non correttamente disciplinata ci sta presentando il conto, impreparati e poco istruiti al futuro avremo forti conseguenze e spinte verso un mondo aperto a un nuovo ordine.
L’odio, che si sta implementando in Europa con disordini civili, non appartiene all’Europa ma ad un globalismo morente, perché l’Europa non si inchina al capitalismo di sinistra e ai suoi filantropi. Ma psicologicamente generiamo cause incontrollate di odio, di disprezzo, verso i nostri simili, verso un’economia del merito, che comprime sempre più i disagi, privilegiando una ricchezza fittizia concentrata nelle mani di pochi.
Siamo dunque in una guerra ibrida dove l’indebitamento in armi, circola come un investimento per la difesa, una flessibilità di bilancio che l’Europa ha concesso agli Stati membri, in funzione di scostamenti di bilancio, che devono racchiudere concetti o principi valutari sulla ripresa energetica, un’imposizione della governance Von Der Laien, che emula una sinistra consenziente e una destra conservatrice che non può o non deve governare senza il suo consenso?
