• 14 Giugno 2024
Ambiente

La riforestazione ed il rimboschimento è una delle azioni più concretamente realizzabili per combattere il cambiamento climatico.

Questa però non è un’attività semplice, ne è l’unica soluzione a tutti i problemi ambientali. Riforestare non significa solo “piantare alberi”, ma anche dare nuova vita ad aree degradate o deforestate o ormai esauste dalle monocolture, tenendo sempre conto che l’ecosistema “bosco”o foresta è un sistema di integrazione tra specie animali e vegetali, terreni e microrganismi, clima e microclima che vivono in un delicato equilibrio.

La riforestazione quindi non si limita alla piantumazione di qualche albero in zone rurali o la pianificazione di alberature nelle zone urbane, ma richiede uno studio approfondito della condizione del suolo e dell’ambiente e la scelta delle specie. Progetti come questi hanno almeno due problemi di fondo da affrontare: non sono supportati da un adeguato studio del territorio prima della piantumazione e spesso non è prevista una fase di cura e monitoraggio a lungo termine.

Infatti bisogna, prima della scelta delle specie da piantare, considerare l’habitat in cui vengono inseriti per non alterare l’ecosistema e considerare le caratteristiche del territorio per un ottimo sviluppo delle piante (le zone con scarse o abbondanti precipitazioni).

Inoltre nello sviluppo di progetti di questo genere bisogna prevedere abbastanza finanziamenti per la fase successiva alla piantumazione, per seguire l’effettiva crescita degli alberi.

Certo piantare alberi è molto utile, infatti spesso scuole, comuni, campagne politiche si organizzano in questa direzione (la prima grande sfida nel 2011, la Bonn Challenge, un accordo a livello globale prevedeva di mettere a dimora entro il 2030 foreste per una superficie di 150 milioni di ettari), ma sono tante le criticità associate a questi progetti se poi il monitoraggio e la cura a lungo termine delle zone ripiantate non viene effettuata.

La riforestazione e il rimboschimento sono comunque delle pratiche utilissime ad abbassare il livello di CO2 nell’atmosfera, alla produzione di ossigeno, a proteggere il suolo rendendolo più stabile e prevenendo frane ed erosione del terreno.I progetti di imboschimento e rimboschimento possono svolgere questo duplice ruolo per gli ecosistemi forestali. L’imboschimento si riferisce alla creazione di foreste in cui in precedenza non ce ne sono state, o dove le foreste sono mancate da molto tempo (50 anni secondo l’UNFCCC), mentre il rimboschimento si riferisce al reimpianto di alberi su terreni disboscati più recentemente (cioè la conversione di terreni non boschivi di recente). Se questi due approcci sono considerati complementari, possono consentire opzioni strategiche “win-win”. Tuttavia, se gestiti in modo insostenibile, entrambe le pratiche possono essere controverse in quanto possono portare alla distruzione di ecosistemi non forestali originali (ad esempio prati naturali). A livello internazionale, l’imboschimento e la riforestazione sono stati inizialmente riconosciuti come approcci di mitigazione e sono stati promossi per obiettivi di sequestro del carbonio. Tuttavia, possono anche aiutare le foreste ad adattarsi ai cambiamenti climatici come detto prima, riducendo le pressioni umane (ad esempio riducendo la distruzione o il degrado degli habitat) e migliorando la connettività del paesaggio e riducendo la frammentazione (agevolando così la migrazione delle specie in condizioni di cambiamento climatico). L’imboschimento e il rimboschimento possono anche contribuire a preservare gli hotspot della biodiversità, evitando il degrado del suolo e proteggendo altre risorse naturali (ad esempio l’acqua).La gestione sostenibile dei terreni imboschiti o rimboschiti aiuta a perseguire le risposte di adattamento, poiché mantiene lo stato delle foreste e garantisce servizi ecosistemici, soprattutto su scala locale, riducendo la vulnerabilità ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. In caso di fallimento delle colture dovuto ai cambiamenti climatici, le foreste possono fornire reti di sicurezza per le comunità locali con i loro prodotti (ad esempio con prodotti di legno o non legno, come selvaggina, noci, semi, bacche, funghi, piante medicinali). Le foreste aiutano anche a regolare il flusso idrico e le risorse idriche attraverso i loro servizi ecosistemici idrologici (ad esempio conservazione del flusso di base, regolazione del flusso di tempesta e controllo dell’erosione). Inoltre, piantare alberi può creare nuovi habitat per le specie più tolleranti e migliorare la biodiversità, soprattutto quando si preferiscono piantagioni multispecie (scelta di specie autoctone ed evitando quelle invasive, meno adattate all’habitat). L’imboschimento e la riforestazione possono anche controllare il degrado del suolo, i rischi idraulici e frane e incoraggiare le comunità locali verso sistemi agroforestali o silvo-pastorali, creando così nuove opportunità di reddito. Infine, le pratiche di gestione forestale, come la raccolta dei servizi igienico-sanitari, possono aiutare a ridurre gli attacchi di parassiti e malattie.

Nelle città aumentare le aree verdi contribuisce ad abbassare le temperature senza contare che alcuni studi hanno dimostrato che chi vive in prossimità di aree verdi soffre meno di disturbi legati alla sfera depressiva e psicologica.

A sabotare questi progetti spesso c’è proprio il cambiamento climatico con l’aumento del rischio incendi ad esempio. Per questo investire anche sulla protezione delle foreste già esistenti, favorire la rigenerazione naturale è importante quanto la piantumazione. La regione Campania, dopo Sardegna e Calabria , è la più ricca di foreste, parchi e riserve nazionali e regionali, ove la qualità di produzione agroalimentare si traduce in un vero e proprio culto.

Detto questo quello che ognuno di noi può fare è diffondere un’agricoltura sostenibile, proteggere le aree forestali già esistenti intorno a noi, scegliere sistemi di riscaldamento sostenibili, scegliere alberi adattabili al clima che cambia, pianificare e… imparare facendo!

Autore

Nasce a Napoli nel 1980. Proveniente dagli studi classico/scientifici dei beni culturali, ha un grande amore per la lettura e la scrittura. Molto sensibile ai temi ambientali e socio culturali vuole fornire un suo punto di vista su queste importanti tematiche.