Nel cuore pulsante del Sannio Telesino, dove i filari di vite disegnano geometrie perfette sulle colline, il sole opaco sorge per la comunità di Solopaca che si appresta a vivere una nuova stagione di orgoglio e identità. La storica associazione della Festa dell’Uva si evolve e si rinnova e nascono i “Mastri Carraioli”. Un cambio di denominazione che non è solo forma, ma sostanza: un ritorno all’essenza dell’artigianato più puro. Al timone di questa nave che solca i mari della tradizione resta, con ferma passione, il presidente Alessandro Mastrobuoni, affiancato dal suo direttivo.
La Festa dell’Uva di Solopaca è vissuta ogni seconda domenica di settembre, essa non è un semplice evento di piazza, ma un rito collettivo che affonda le radici nel sacro. Tutto ebbe inizio con i riti propiziatori in onore della Madonna Addolorata, celebrata il 15 settembre. In attesa della vendemmia, i solopachesi offrivano i frutti della terra alla Vergine, vendendoli poi all’asta per finanziare i festeggiamenti. Se negli anni ’30 le uve venivano ancora disposte in semplici ceste su carri trainati da buoi, è negli anni ’80 che avviene la vera rivoluzione estetica: nasce la sfilata dei carri allegorici. Qui la tecnica si fa certosina: i grappoli lasciano spazio ai singoli chicchi d’uva, incollati uno a uno con una pazienza che rasenta la devozione. Ed è nel cuore battente del sacrificio e del lavoro che oggi, l’associazione Mastri Carraioli diviene l’anima di questa metamorfosi. Sotto la guida di Mastrobuoni, la “bottega allestitrice” torna a essere il centro gravitazionale del paese. Non sono semplici carri quelli che attraversano le strade di Solopaca, ma vere e proprie opere d’arte semoventi, scenografie fantasmagoriche che richiedono mesi di dedizione e notti insonni.
Lo spettacolo che ne deriva è un affresco totale: figuranti in abiti storici, sbandieratori, gruppi popolari e il ritmo ancestrale dei bottari fanno da cornice a queste macchine di meraviglia.
Guardando al lavoro dei Mastri Carraioli è impossibile non evocare il concetto latino di mos maiorum, il “costume degli antenati”. Per gli antichi romani, il mos era il nucleo etico della società: un insieme di valori e tradizioni che costituivano la base della stabilità civile.
In un’epoca che corre veloce verso la digitalizzazione e l’oblio delle radici, l’opera di Solopaca ci ricorda che onorare il passato non significa restare immobili, ma fornire al presente una bussola morale. Historia magistra vitae, la storia ci insegna che senza la cura del dettaglio e il rispetto per ciò che è stato, il futuro è privo di fondamenta.
I Mastri Carraioli, nel loro atto di incollare un singolo chicco alla volta, compiono un gesto politico e poetico: preservano il patrimonio dei padri per consegnarlo intatto, eppure rinnovato, alle nuove generazioni.
Come direbbero i nostri antenati: Ad maiora, Solopaca. Che la festa abbia inizio!
