L’alleanza atlantica non è un paradosso delle destre europee, escatologicamente, per usare una terminologia di M. Veneziani, scrittore italiano, nasce con la repubblica e si imbriglia con una certa sinistra che strizzava l’occhio al Soviet russo, oggi, far passare il principio che il “Trumpismo è atlantismo” emerge dalla necessità politica di sminuire le destre europee, confinandole in destre estreme, è facile accusare l’avversario più che fare un mea culpa, dopo decenni, di vuoto politico e di minimalismo ideologico di sinistra, che per navigare con il sovranazionale europeo ha riagganciato i rapporti con un certo narcisismo lobbistico di stampo capitalistico finanziario, ordoliberale, imbevuto di falsa autodeterminazione, dove il popolo, solo una parte può riacquisire i diritti sociali, estremizzati nella filosofia Woke.
E autoconvincersi che gli anti-trumpiani, e gli antifascisti riescano ancora a fare breccia ovunque per un‘estremizzazione delle destre europee, rivitalizza solo quella parte delle sinistre che del vuoto ideologico e della mancanza pragmatica stanno riempendo le piazze con slogan antisemiti, accendendo altro odio, che soffierà maggiori venti di guerra, puntando ad assenza di diplomazia.
Ormai siamo all’esplicitazione del paradosso trumpiano, con una sorta di comunicazione giornalistica tipicamente di sinistra, certamente la politica dei dazi ha spiazzato le risorse finanziarie di chi aveva inteso rivalutare l’economia reale solo nell’abito delle speculazioni finanziarie dei mercati globali, per giungere a profitti o margini di extraprofitti, che non prevedevano una messa a terra finanziaria, dissanguando fino all’ultimo utente o consumatore della catena alimentare tanto in Usa quanto in Europa, spianando la strada al commercio cinese, sempre più espansionistico e imperialista.
Certamente pensare che la vicinanza a Trump sta sfumando o sia irrispettosa di una sovranazionalità europea esclusivamente progressista, denota di non saper leggere le dinamiche politiche che si stanno sviluppando negli Stati membri europei, dove i venti di destra soffiano verso un pragmatismo politico economico, che se da un lato suole conservare i valori ambientali di un processo politico integrato dall’altro rifuggono da un greenismo progressista capitalistico che dell’ecologismo ha fatto il freno della competitività economica europea a livello internazionale, e dall’altro lato si aprono ad un riformismo di avanguardia, che simmetricamente vuole rivalutare le diversità europee, in ogni ambito economico per far riemergere l’economia reale e la sua cultura.
Infatti, non esistono dei seguaci o dei follower di Trump, in crisi, per un trumpismo che coglie di sorpresa le economie europee, che secondo una critica, una certa critica di sinistra mette in difficoltà le destre europee, la verità è che in Europa, il conservatorismo e il sovranismo, nell’accezione più ampia dei termini, univocamente considerata, la loro diffusione è pregressa al trumpismo o al putinismo, in quanto l’europeismo di destra suole convergere verso una leadership pragmatica non di poco valore, sottovalutata, ma che imperversa nelle famiglie politiche europee e che trova la sua massima espressione nel Presidente del consiglio italiano, Meloni.
Una dirigenza senza precedenti, che sta sfiduciando quella tanta parte di sinistra progressista, che acrobaticamente scredita , in Francia la Le Pen, per governare senza indugio, che si dissocia dalla Weidel in Germania, tacciata di neonazismo, come in un rigurgito storico di memoria senza precedenti, mentre Merz propone lo scatto di aumento del 5% al riarmo, e vogliamo parlare di Simion che in Romania fatica a far delegittimare le elezioni politiche che legittime non sono, inficiate da un sistema che spera , auspica una caduta delle destre in Europa !
I risultati elettorali parlano chiaramente ma le democrazie europee imbibite di arrivismo progressista, appiccicano governi con alleanze inverosimili, navigando nell’instabilità, pur di erodere a parer loro gli estremismi di destra nascenti da un populismo rurale e non urbano come in Romania, o l’avanguardia riformista dell’Afd tedesca, o in Canada, o in Australia, dove i risultati elettorali parlano di un demos che invoca democrazia, ma le democrazie implodono in derive progressiste, più il popolo perde autodeterminazione, più la democrazia non trova legittimazione e più la voce di destra cresce verso annullamento del globalismo, verso un ritorno all’appartenenza alla nazione.

Abdicare dalla democrazia, sfiduciando i risultati elettorali, in Germania quanto in Romania, è un vero sgambetto, una vera prova di forza alla democrazia stessa, non creare alleanze con le destre emergenti, è paura delle forze tradizionaliste, incapaci a sinistra, di riconoscere la volontà del popolo, senza riuscire a distinguere la vera eversione, diversa dalla nuova destra antisistema, pertanto si stigmatizza nell’invocazione di un trumpismo di nuova maniera che di fatto non produce la nuova categoria di conservatorismo e sovranismo europeo, infatti in Portogallo, gli anti trumpiani per quanto tempo terrano a freno i conservatori, visto il risultato e la loro crescita sul 30% ?
Dunque parlare di anti trumpismo in ascesa e anacronistico all’ascesa dei conservatori, che di fatto non sono anti europeisti, ma vogliono riportare la politica Europea ad un ruolo centrale, non indebolendo le sovranità nazionali, ma rinvigorendo le alleanze anche atlantiche, senza sfociare nell’imbarazzo politico, perché il governo italiano quanto con i democratici quanto con i repubblicani in Usa ha giocato sempre un ruolo, di protagonismo, evitando disastri di isolamento politico, senza incorrere nell’autolesionismo ma cercando una strategia esterna performante agli interessi nazionali.
Recuperare il nazionalismo a sinistra con l’intento di una Universale, spinge la politica ideologica e demagogica ormai obsoleta della sinistra, verso il nulla, essa non è più né per la lotta di classe né per i diritti sociali, ma appiattita ad una ricorsa identitaria, verso un patriottismo che non gli appartiene ed è solo di facciata, non può la sinistra dunque imitare o scimmiottare la destra, verso un sussulto di slancio di ripresa.
In Europa la coesione con il FdI romeno, con il PiS polacco, con il Chega in Portogallo, con l’Afd tedesco, non è un sussulto o un rigurgito di avamposti storici nostalgici, ma un sentire, un fermento di quella avanguardia patriottica e conservatrice che vuol contribuire a rendere l’Europa innovata e riformista che guarda al popolo e alle sue esigenze.
Si può essere europeisti, comunque, senza essere autolesionisti vero un anti-trumpismo che cela un antiatlantismo escatologico, fuori dalle logiche conservatrici di un America che ha reso grande finora l’Occidente.
È pericoloso, centralizzare l’Europa, essere antistante tanto dagli Usa, quanto dal fermento commerciale del Mediterraneo, quanto dal considerare il Piano Mattei un mero colonialismo europeo, lasciando che un milione di imprenditori cinesi conquistano l’Africa e le garantiscono quella svolta economica finora paventata da una politica europea vittima di una inclusione settaria di sinistra, ancora colonialista, alla Macron, interventista quanto progressista, disposto ancora a comprare il gas russo e poi simulare finti ponti di trattiva per la crisi ucraina.
La destra europea ha scelto di stare con l’UE, con le sue sovranità, ponendo un ponte con l’Oriente, con l’Asia, con i Paesi Baltici, con il mondo oltre l’Atlantico, spingendo l’economia verso una soluzione di continuità moderna e inclusiva, per ogni ambito di diversità. Le crisi in corso impongono, un pragmatismo diplomatico, in una cornice di pacificazione, equilibrata che stia bene tanto a Trump quanto a Putin, per una rinascita dell’Europa, in un processo negoziale, dove si costruisce un futuro duraturo e dove la politica non sia più divisiva. E se è vero come dice Leone XIV che “E’ il tempo dell’amore”, che sia un amore inclusivo senza ismi, e che possa suscitare il confronto in una era veramente democratica per le genti di tutto il mondo.
