• 1 Marzo 2024
Editoriale

“Il mio Natale: dar da mangiare senza affamare nessuno, vestire senza denudare nessuno, far vivere senza uccidere nessuno.”  (Don Primo Mazzolari).

Purtroppo, non è così, la fame nel mondo esiste dai tempi dei sussidiari scolastici, e persiste, paradossalmente, senza soluzioni di continuità, in una società opulenta. La povertà si sta arricchendo di una modernità unica, perché mutano gli imperi, le civiltà, ma le diseconomie sono una sperequazione sociale che non tramonta, che crea poveri moderni, denudati della loro dignità. Infine, il peccato dei peccati, il più crudele, il più malvagio, il quinto comandamento “non uccidere” oggi è l’ego di una società disumana, che sta facendo della morte lo spettacolo più cruento, con crisi belliche, aggressioni, conflitti, guerriglie in ogni angolo del mondo, a scopo etico, razziale, etnico, religioso, geopolitico e anche il più redditizio che possa esistere.

Il mondo è ormai un campo di battaglia, un’escalation di violenza, tutti uccidono qualcun altro, un crescendo di odio, che destabilizza, che impedisce al Natale, di essere quel tempo di pace e amore, dove “non c’è più posto per il Bambino di Betlemme”( cardinale  C. A. Comastri).

Forse è vero, se la guerra riesce a cancellare, il Natale, la guerra sta vincendo, ed è vero che dalla violenza usciremo tutti sconfitti, sarà una sconfitta interiore, impossibile da colmare e nessun dono, nessuna luce o luccichio natalizio, splendore di un’epoca effimera, potrà far ritornare l’amore ed il perdono, per le violenze commesse, per l’infanticidi perpetrati omertosamente, per l’olocausto mondiale, in assenza totale di interventi coscienti e consapevoli a dispetto di alcuni potenti sprezzanti del diritto internazionale. Bisogna ritrovare la forza del diritto, attualmente sostituita dal diritto del più forte. E costruire una pace duratura che non sia fatta di compromessi infimi ma certezze di benessere per i popoli.  

Dovremmo “preparare la culla: è Natale”. allestire quella mangiatoia che vide   nascere “questo Bambino nacque povero e fece spaventare i ricchi; questo Bambino nacque umile e fece allarmare i potenti; questo Bambino nacque mite e disarmato     eppure scatenò l’ira dei violenti.”(cardinale C. A. Comastri).

Perché allora prepariamo le guerre, al di là di ogni ragion di Stato, al di là di ogni umana difesa, al di là di ogni ragionevole dubbio? Il Natale non dovrebbe essere il momento più cruento dell’anno, uno spazio temporale di barbarie che sembrano aver dimenticato la parola di Dio e suoi assoluti e fondamentali comandamenti.

Nel mondo il Natale è stato cancellato, in particolare a Betlemme, la città dove nacque Gesù, questa solenne città della Cisgiordania, che vedrà al buio, la piazza della mangiatoia, per le celebrazioni, in ossequio ai massacri, subiti a Gaza. Il silenzio sovrasterà lo spazio circostante, i lutti subiti, resteranno una ferita immane.                  

 Ma quante sono le guerre nel mondo?

Africa, i punti caldi: Burkina Faso, Egitto, Libia, Mali, Mozambico, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Sudan, Sud Sudan.

Asia, i punti caldi: Afganistan, Birmania-Myanmar, Filippine, Pakistan, Thailandia.

Medio Oriente, i punti caldi: Iraq, Israele, Siria, Yemen.

Americhe, i punti caldi: Colombia, Messico.

Regioni e Province autonome, Dipendenze, territori d’Oltre Mare che lottano per l’indipendenza: 10 in Africa, 20 in Asia, 13 in Europa, 2 in Medio Oriente, 2 in Oceania.

Un elenco per non dimenticare, che siamo in un momento storico di notevole rilevanza, dove far finta che va tutto bene, sembra ovvio e persuasivo. Speriamo che la legge dell’amore, schierandosi contro la legge dell’odio e della violenza, possa vincere, e dare al mondo un’altra possibilità e opportunità di normalità, non vi sono soluzioni ragionevoli. Bisogna spegnere ogni magniloquenza ed essere uomini di pace, al servizio della parola del vangelo, uomini giusti, il Natale non è ipocrisia, ma verità, il verbo che diviene verità fra noi, ed è terribile che tutta questa violenza nel mondo fa gioco alle super potenze, alle multinazionali, ad una governance finanziaria, che del gioco ha fatto il profitto del millennio.

L’indifferenza è poi la miserevole bassezza umana, che senza dolo crea il delitto, la violenza, la strage, e alla fine stiamo zitti, e senza volgere lo sguardo alle sofferenze del mondo festeggiamo un Natale, che poco somiglia alla verità e alla povertà del Bambino, nato nella mangiatoia, che diviene il feticcio della nostra ignavia, dell’abbandono e delle dimenticanze troppo pesanti da prendersi come impegno cristiano.

 Auguro a tutti nel mondo un Natale, che sia di gratitudine, e di amore e che vi possa far volgere il pensiero a chi non è stato mai ascoltato, considerato e le sue ragioni offese e denigrate, a chi è provato dagli odi e dalle violenze e dalle accidie, dai massacri, dalle differenze di una vita che toglie a chi deve. E che  questo amore, silente sia foriero di una pazienza, che nel rispetto dei diritti inalienabili dei popoli e delle genti, si possa individuare e percorrere, insieme la strada dell’intesa e della pace.      

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”. Ha in preparazione altri due saggi sull’identità e sulla politica europee.