• 19 Aprile 2024
Cultura

L’ intertestualità  -principio fondamentale degli studi comparativi -tra le opere italiane e straniere, è di gran lunga interessante, affinché si creino analogie tra le tematiche letterarie delle diverse epoche e dei diversi Paesi. Il lemma “letteratura” deriva dal latino e ha un significato diverso al singolare e al plurale: singolare “littera” -lettera dell’alfabeto- plurale “litterae”- missiva, letteratura. In origine, essa indicava l’arte di leggere e scrivere; poi, passò ad indicare la conoscenza culturale di una civiltà; oggigiorno ,comunemente, con questo termine si designa  l’insieme di opere e, in senso lato e astratto, l’attività intellettuale che propone di svolgere un’ analisi contenutistica e formale di tali opere. Per sviluppare una riflessione ampia e di comparazione, basti pensare alle tante diramazioni della letteratura: letteratura antica ,classica,moderna; italiana, provenzale , francese , inglese; popolare, patriottica ; per l’infanzia; erotica; di consumo,  giuridica, medica , e via dicendo.

Penso, dunque , che la letteratura -intesa come disciplina, ma anche come insieme di opere e di messaggi costruttivi-  veicoli indirettamente, tra le tante notizie di matrice culturale , un’ importante informazione che, personalmente , ho desunto da essa con spirito critico e analitico: avere uno sguardo ampio, comparare e creare legami logici tra il nostro patrimonio letterario e quello straniero.

Il Novecento, secondo alcuni critici, è un secolo molto vertiginoso e intenso: esso è caratterizzato da una serie di eventi storici, letterari e filosofici.

In linea di massima, lo possiamo dividere in due fasi: una prima fase caratterizzata dall’imperialismo trionfante, dalla seconda rivoluzione industriale, dalla nascita della piccola borghesia- da cui proveniva la maggior parte degli intellettuali -che si vede impegnata nella burocrazia, nell’insegnamento e nell’industria editoriale; una seconda fase, invece, contraddistinta dalle conseguenze della Grande Guerra, come l’instabilità economica, politica e sociale. Questa fase vede, nel 1922, Mussolini andare al potere  e, in seguito, nel 1925, la trasformazione del fascismo in regime.

La data cardine da tenere in considerazione è il 1903, perché in questo anno sale al potere Giolitti dando avvio ad una società democratica di massa.

Il 1903, però ,è anche una data molto importante per la storia letteraria e per gli intellettuali del nostro Paese: escono i primi libri di poesia dei crepuscolari, grazie a Govoni e Corazzi; emerge la generazione dei giovani intellettuali, ovvero gli intellettuali che si riuniscono in gruppo nel 1880; infine, nascono le prime riviste letterarie, come “Il Regno” e “Leonardo”.

Nel 1904, inoltre, emergono le avanguardie italiane e straniere, ovvero dei gruppi di artisti che si battono contro i gusti tradizionali, come il futurismo italiano, capeggiato da Filippo Tommaso Marinetti, il cubfuturismo russo, l’espressionismo, il dadaismo, il surrealismo,  che si susseguono dai primi anni del ‘900 fino al 1920.

Le avanguardie sono mosse da un atteggiamento di rottura rispetto alla tradizione culturale del passato.

‘Rottura’ , dunque, è la parola chiave che ci permette di comprendere il ‘900, ma anche di svolta

In ambito letterario: l’intellettuale diventa un salariato dell’industria editoriale(invece, nell’800 Manzoni, Leopardi, Verga vivevano del loro lavoro di scrittori), ma l’intellettuale inizia anche a partecipare attivamente alla vita sociale e politica. Tale bisogno di partecipazione lo induce a fondare e pubblicare riviste: in ciò , Firenze ha un ruolo centrale. Tra le riviste del primo ‘900 sono da annoverare:  “La Voce” , “L’Unità” ,”Hermes”, “La Voce bianca”, “Lacerba”.

Alcune di esse sono divise tra interessi culturali e politici; invece, altre trattano esclusivamente  aspetti letterari.

Si radicano, inoltre ,in aperta rottura rispetto al passato, nuove concezioni filosofiche e si assiste alla nascita di una nuova concezione scientifica del tempo, della materia, dell’energia, dello spazio.

Sul piano scientifico emergono la teoria della relatività di Einstein, la teoria dei quanti di Plank, che dimostrano il carattere relativo delle cose.

Ma, all’inizio del secolo, Freud liquida le vecchie teorie antropologiche e psichiatriche , a cui contrappone la teoria dell’incoscio che si radica nella letteratura contemporanea italiana e straniera: l’uomo appare scisso tra una zona inconscia, che emerge nei lapsus, nelle nevrosi, nei sogni, e una zona consapevole in cui vale la ragione. Insomma, senza la teoria dell’incoscio di Freud, in Italia non sarebbe stata possibile la “Coscienza di Zeno” di Svevo; Joyce, autore straniero, grazie alla psicanalisi freudiana, analizza, attraverso il flusso di coscienza, i movimenti dell’incoscio, dell’anima.

Si impongono, così ,nuovi temi letterari e artisti, come la disgregazione dell’io, la crisi dell’interiorità, il conflitto padre-figlio, la figura dell’impiegato inetto, ovvero l’uomo che tende guardar vivere, constatare; un altro motivo è il senso di estraneità e insensatezza della vita.

Il motivo dell’inettitudine – una debolezza, una insicurezza psicologica che rende l’eroe incapace alla vita, perché si chiude nel suo nido domestico, percependo la paura di affrontare il mondo esterno- lo ritroviamo in Svevo, Pirandello, Federigo Tozzi.

Il motivo del conflitto padre-figlio emerge , ampliando il nostro sguardo alle letterature straniere, in Joyce , Kafka, ma anche , ritornando alla nostra letteratura, in Tozzi e ,in parte, in Sibilla Aleramo.

Dunque, nel ‘900 emergono il bisogno di partecipare alla “gita sociale e politica” del Paese, il bisogno di aggregarsi e di pubblicare riviste ,affinché il dibattito culturale e politico raggiunga il più vasto pubblico: nascono diverse riviste a Firenze. Nel 1903 Corradini fonda”Il Regno” dandogli un indirizzo nazionalistico.

Giuseppe Borgese, dal 1904 al 1906, diede vita alla rivista “Hermes” veicolata dallo scopo di un rinnovamento letterario. Nel 1903 fu fondata anche  la rivista “Leonardo”; cessate le sue pubblicazioni, nel 1908 Prezzolini fonda “La Voce”, che dirige fino al 1914: l’obiettivo era quello di collegare il discorso culturale ai problemi politici e sociali della nazione. Così facendo, però, gli interessi letterari rischiavano di essere sacrificati. Il gruppo della “Voce”, infatti, scisso tra interessi politici e letterari si disgrego’. Nel 1911 Salvemini fonda un giornale politico “L’Unità”, mentre De Robertis , dal 1914 al 1916, diresse la cosiddetta”Voce bianca”, a cui diede un taglio rigorosamente letterario.

In seguito, Papini fonda con Soffici la rivista     “Lacerba”, organo principale del Futurismo fiorentino, dominato dalla figura di Aldo Palazzeschi; il nome della rivista fu ricavato dal titolo di un poema rimasto incompiuto di Cecco d’ Ascoli (1267-1327), l’ Acerba. La rivista dapprima si mostra vicina a Filippo Tommaso Marinetti, poi, ne prende le distanze, rifiutando le componenti estremistiche e meccaniche della formulazione marinettiana. Anch’essa interventista, chiude le pubblicazioni nel 1915, con l’inizio della guerra. Al di fuori di Firenze, ricordiamo altre riviste: “La Critica” fondata da Benedetto Croce con lo scopo di diffondere il pensiero idealistico; “Poesia” fondata nel 1905 a Milano da Marinetti, con l’obiettivo di far conoscere le voci degli scrittori italiani e stranieri.

Il futurismo nasce a Milano e si diffonde anche all’estero.

Marinetti , il 20 Febbraio 1909, pubblica sul quotidiano parigino “Le Figaro”, il Manifesto del Futurismo ,che costituisce l’atto ufficiale di fondazione del gruppo futurista. Con il Manifesto del Futurismo, egli si propone di abolire la cultura del passato e tutto ciò che rappresenta il sapere tradizionale (“Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie”).  Il futurismo e, con esso Marinetti, sono mossi dalla volontà di aderire al presente, al mondo delle macchine e della tecnica. La nuova arte , dunque, deve esaltare la bellezza della velocità e della macchina. Il culto dell’azione violenta induce a disprezzare il femminismo e a “glorificare” il militarismo, la guerra. Nel manifesto “Uccidiamo il Chiaro di Luna!” (1909), si esplica, invece, una polemica contro la poesia tradizionale romantica e decadente. Il movimento si estende , facendosi propaganda nelle serate futuriste , in cui gli artisti recitano le proprie poesie e provocano il pubblico. Tanti sono i manifesti che riguardano le più disperate forme artistiche, come il Manifesto dei pittori futuristi; alcuni, inoltre, sviluppano tematiche inerenti la moda, l’arredamento, la cucina. Oltre a Marinetti,citiamo altri esponenti del futurismo: Paolo Buzzi, Luciano Folgore, Bruno Corra. Al Futurismo aderirono anche Govoni e Palazzeschi (crepuscolari).

Marinetti, inoltre, nel 1912 pubblicò il Manifesto tecnico della letteratura futurista, in cui chiarifica i procedimenti della scrittura letteraria, alogica e analogica. Marinetti, infatti, conferma con i successivi Manifesti, le sue doti migliori di scrittura tagliente e sintetica. Egli, inoltre, aveva proclamato la “guerra come sola igiene del mondo”; dopo aver partecipato all’impresa Libica , prese parte alla Prima guerra mondiale. Fu favorevole all’avvento del fascismo , ma finì per essere nominato  accademico d’Italia, senza vedere realizzate le sue idee rivoluzionarie.

Dal punto di vista letterario, fu autore di opere  che riguardano i più diversi generi letterari e in cui vi ritroviamo una scrittura sintetica, analogica: il poemetto “Zang tumb tuuum” del 1914; il romanzo “Mafarka il futurista” pubblicato nel 1909.

Con la sua concezione di uno spettacolo analogico e sintetico, si distacca dalla scrittura teatrale tradizionale, diventando un punto di riferimento essenziale per il teatro d’avanguardia di fine ‘900.

Il suo influsso, infine, è ravvisabile in Pirandello, nel primo Ungaretti, fino alla “neoavanguardia” negli anni Sessanta.

La letteratura italiana (da Manzoni a Verga ed anche  nel ‘900) è rimasta  legata alla realtà contadino, adombrando la dimensione della città, cioè quell’ambiente tipico creato dalla Rivoluzione industriale. Le prime avvisaglie dell’industrializzazione suscitano clamore, reazioni di sconcerto. Emilio Praga, nei versi di “La strada ferrata” (1878) scriveva: “Addio, pace de’ campi pensosi, / solitarie abitudini, addio;/l’operaio sul verde pendio/ già distende il ferrato cammin”. Nonostante ciò, Giosué Carducci , nell’Inno a Satana (1863), celebra l’avvento della locomotiva:  “Un bello e orribile/ mostro si sferra,/ corre gli oceani, /corre la terra”. Carducci rappresenta l’inizio di una comune consapevolezza:la modernità, fa sì che in Italia cominci ad emergere la necessità di una cultura industriale. Da qui, D’Annunzio, in Maia esalta ill valori del dinamismo ,dell’ attivismo, della velocità. La macchina diventa un mito su cui si cimentano le aspirazioni del rinnovamento. Diventa un simbolo collettivo, una mitologia ,che in seguito ad una diffusione di massa, si accosta alle ideologie del tempo, veicolando i principi di trasformazione e di espansione.

Con il futurismo la macchina si trasforma in una vera e propria metafora dell’esistenza: ” la vita è da ricercare nell’azione energica e violenta”

Il mito della macchina è ripreso da Pirandello in “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”, ma rigorosamente abbandonato da Svevo che, nella “Coscienza di Svevo”, ne prende le distanze.

Notiamo, infine, che la letteratura ci consente  di riflettere sulle menti pensanti che hanno costellato il nostro passato , di avere uno sguardo ampio sul nostro patrimonio letterario e su quello straniero; di creare, infine, legami tra le correnti letterarie, filosofiche e le dinamiche storiche, permettendoci di analizzare criticamente il passato.

Autore

Originaria di San Salvatore Telesino,laureanda in Lettere e Filosofia presso l'Università di Napoli, Federico II, sin dall'adolescenza si è dimostrata attenta alle tematiche sociali e di attualità. Ha collaborato , per alcuni anni, con il gruppo "Spazio Giovani". Inizia a suonare il pianoforte durante l'infanzia, in seguito, decide di interrompere questo percorso per cimentarsi in altre passioni, come la scrittura. Nel 2021 scrive il romanzo introspettivo intitolato "Scaffali di ricordi", pubblicato nel 2022 dalla casa editrice 2000diciassette. Ha partecipato a diverse presentazioni di libri-soprattutto romanzi- in qualità di relatrice. Si dimostra, inoltre, particolarmente interessata alla Letteratura Italiana novecentesca e ai fatti culturali della sua località d'origine: a ciò dedica alcuni articoli di stampo culturale. Collabora, infatti,con più testate giornalistiche. È impegnata, attualmente, nella stesura di articoli culturali e di cronaca per svariate e note testate giornalistiche.