• 13 Aprile 2024

“La storia è un cimitero di aristocrazie”, scriveva Vilfredo Pareto. Il tempo s’è incaricato di dimostrare la ragionevolezza dell’assunto. La formazione delle élites è fattore ineluttabile della vita associata e la loro “circolazione” è evento insopprimibile del divenire storico delle comunità organizzate.

Le leggi non scritte hanno più senso di quelle vergate e tramandate. E in esse è contenuta, tra le altre, il riconoscimento della vocazione umana alla convivenza ed alla formazione di gruppi omogenei guidati dalle élites.

Ma registriamo una distorsione di questo principio dal tempo della Grande Rivoluzione.

Il popolo, almeno da due secoli a questa parte, è l’alibi che le classi dirigenti, non più aristocratiche nel senso proprio del termine, utilizzano per compiacere se stesse e servire potentati economico-finanziari e mediatici che con il “sentimento popolare” hanno ben poco da spartire. Tuttavia, ciò che rimane dell’elitismo classico è la “codificazione” di un dato non eliminabile che genera conflitti e rimette sempre, anche quando non lo si crede più: la creazione di nuove aristocrazie.

Sono queste compatibili con la modernità? Assolutamente sì. È sulla loro qualità che si può discutere, non sulla loro presenza. Ed allora il problema si pone drammaticamente: prescindendo dai valori che incarnano le élites non sono eliminabili dai processi di formazione sociale e restano al centro delle comunità.

Soltanto quando gli aggregati si sfaldano le élites si ritraggono per poi riappare nel momento in cui l’egemonia dei barbari diventa distruttrice.

Oggi l’egemonizzazione dello spazio culturale, sociale e politico è occupato da élites non “aristocratiche”.

L’alta finanza, il capitalismo globalista, perfino il comunismo tecnocratico, il neo-colonialismo umanitario di fronte alle decadenti democrazie occidentali hanno partita facile. La rigenerazione di altre élites presuppone complessi di riferimento dai quali possano prodursi e ristabilire una corretta “circolazione”. Utopia? E sia. Probabilmente i nuovi conflitti planetari offriranno “spazi” che ancora non si vedono o che forse appena si intuiscono. Ed élites nascoste, forse appena dormienti, attendono il momento storico che inevitabilmente si manifesterà.

Autore

Giornalista, saggista e poeta. Ha diretto i quotidiani “Secolo d’Italia” e “L’Indipendente”. Ha pubblicato circa trenta volumi e migliaia di articoli. Ha collaborato con oltre settanta testate giornalistiche. Ha fondato e diretto la rivista di cultura politica “Percorsi”. Ha ottenuto diversi premi per la sua attività culturale. Per tre legislature è stato deputato al Parlamento, presidente del Comitato per i diritti umani e per oltre dieci anni ha fatto parte di organizzazioni parlamentari internazionali, tra le quali il Consiglio d’Europa e l’Assemblea parlamentare per l’Unione del Mediterraneo della quale ha presieduto la Commissione cultura. È stato membro del Consiglio d’amministrazione della Rai. Attualmente scrive per giornali, riviste e siti on line.