Domenica 13 settembre Solopaca si vestirà a festa per la sua 47ª edizione. Per molti visitatori che arriveranno da ogni angolo della Campania e d’Italia, sarà uno spettacolo imponente di colori, musica e sculture allegoriche realizzate incastonando, a mano e acino dopo acino, milioni di chicchi d’uva. Ma per noi solopachesi, no. Per noi non è una semplice sfilata.
Per la nostra comunità, la Festa dell’Uva è qualcosa che si avvicina alla sfera del sacro. Nata nella memoria storica degli anni ’80 come la grande evoluzione della nostra antica sagra e, ancora prima, dai secolari riti di ringraziamento alla Madonna Addolorata, questa ricorrenza è rimasta impressa nel nostro DNA. È il punto in cui il tempo si ferma e il campanile torna a battere il ritmo dei ricordi e delle radici.
Negli ultimi giorni, lavorando alla ricerca storico-filologica per curare la presentazione e la narrazione ufficiale dal palco di questa edizione, ho camminato tra i vicoli e sono entrata nelle botteghe rionali dove i carri prendono forma. È lì che avviene il vero miracolo. Ho visto ragazzi giovanissimi di quindici, diciassette, diciannove anni con le mani sporche di mosto e di colla, lavorare fino a notte tarda per dare forma ai temi del cinema e delle serie TV di quest’anno.
Vedere la passione nei loro occhi mi ha toccato il cuore. In un’epoca in cui si parla troppo spesso di spopolamento e di giovani che dimenticano le proprie origini, Solopaca risponde con una lezione d’amore filologico e di memoria viva: le nuove generazioni hanno preso in mano le redini del patrimonio dei padri. Non lasciano che la nostra identità vada in malora; la custodiscono, la rinnovano e la portano avanti con un orgoglio incrollabile talvolta anche da lontano.
Nel guardare quei ragazzi al lavoro, il mio pensiero è corso inevitabilmente a mio nonno, ‘Ntonuccio e’ Santillo, che con la sua «ciuccia» camminava per le strade del paese portando con sé la dedizione viscerale per questa terra. Pensare a lui e agli avi di tutte le famiglie solopachesi che hanno speso la vita per costruire il senso della nostra comunità, mi dà la forza di fare la mia parte. Salire su quel palco e raccontare la 47ª edizione non è un atto di convenienza, ma un dovere emotivo e professionale: lo devo a chi non c’è più, a chi è dovuto andare via portando Solopaca nel cuore e a tutti i giovani che oggi si sporcano le mani per far brillare il nostro paese.
La Festa dell’Uva è il nostro rito di gratitudine, il convivio che unisce generazioni diverse sotto lo stesso cielo.
A tutti voi che leggete, l’invito è aperto e sincero: venite a Solopaca il 13 settembre. Venite a scoprire dall’11 al 16 settembre, la bellezza di una tradizione che non muore, a respirare il profumo della nostra terra e a festeggiare insieme a noi.
Vi aspettiamo a braccia aperte!
