• 19 Aprile 2024
La mente, il corpo

Il femminicidio è l’uccisione di una donna per motivi legati al suo genere, spesso da parte di un partner o ex partner. Si tratta di un fenomeno globale, che colpisce donne di ogni età, classe sociale, cultura e religione. Secondo i dati dell’ONU, ogni anno nel mondo circa 50.000 donne vengono uccise da persone che conoscono, e il 58% di queste uccisioni avviene per mano dei loro partner o familiari. Il femminicidio è la forma più estrema di violenza contro le donne, che comprende anche abusi fisici, psicologici, sessuali ed economici.

Il femminicidio non è uguale in tutti i paesi, ma varia a seconda dei contesti storici, politici, sociali e culturali. Alcuni paesi presentano dei tassi di femminicidio molto elevati, come l’India, il Pakistan, l’Afghanistan e alcuni paesi africani, dove le donne sono spesso vittime di pratiche tradizionali, religiose o culturali che le discriminano e le sottomettono. Altri paesi, invece, hanno dei tassi di femminicidio più bassi, ma non per questo meno preoccupanti, come l’Italia, dove le donne sono spesso vittime di una cultura machista, patriarcale e sessista, che le considera proprietà o oggetti degli uomini.

Per capire meglio il fenomeno del femminicidio, dobbiamo analizzare gli aspetti culturali e religiosi che lo influenzano. Infatti, il femminicidio non è solo un atto di violenza individuale, ma è anche il risultato di una struttura sociale che discrimina e opprime le donne, negando loro i diritti umani fondamentali. Questa struttura sociale si basa su dei valori, delle credenze, delle norme e delle pratiche che sono diffusi e condivisi in alcune culture e religioni, e che giustificano e legittimano la violenza contro le donne.

Un esempio di queste culture e religioni è quello dei paesi asiatici e africani, che presentano i tassi più alti di femminicidio nel mondo. In questi paesi, le donne sono spesso vittime di pratiche tradizionali, come le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati, i delitti d’onore, la violenza domestica, lo stupro e il traffico di esseri umani. Queste pratiche sono motivate da una visione patriarcale e gerarchica della società, in cui gli uomini hanno il potere e il controllo sulle donne, e in cui le donne sono considerate inferiori e subordinate agli uomini. Questa visione è spesso sostenuta da una interpretazione distorta e fondamentalista di alcune religioni, come l’Islam, l’Induismo, il Vudù e il Cristianesimo, che usano i testi sacri e le autorità religiose per imporre delle regole e dei divieti alle donne, limitando la loro libertà e la loro autonomia.

Un altro esempio di queste culture e religioni è quello dell’Italia, che purtroppo non è immune dal problema del femminicidio. In Italia, le donne sono spesso vittime di una cultura machista, patriarcale e sessista, che le considera proprietà o oggetti degli uomini. Questa cultura si manifesta in diversi ambiti, come la famiglia, il lavoro, la politica, i media e la pubblicità, in cui le donne sono sottoposte a discriminazioni, stereotipi, molestie, violenze e omicidi. Questa cultura è spesso alimentata da una visione conservatrice e tradizionalista della società, in cui gli uomini hanno il ruolo di capofamiglia e di protettori delle donne, e in cui le donne hanno il ruolo di madri e di mogli, sottomesse e dipendenti dagli uomini. Questa visione è spesso influenzata da una interpretazione rigida e retrograda di alcune religioni, come il Cattolicesimo, che usano la dottrina e la morale religiosa per imporre delle norme e dei valori alle donne, condannando la loro emancipazione e la loro sessualità.

Questi sono solo alcuni esempi di come il femminicidio sia connesso agli aspetti culturali e religiosi che caratterizzano le diverse realtà. Tuttavia, non dobbiamo pensare che il femminicidio sia una questione di cultura o di religione, ma che sia una questione di diritti umani. Infatti, il femminicidio viola il diritto alla vita, alla libertà, alla dignità e alla sicurezza delle donne, che sono diritti universali e inalienabili, che non dipendono dalla cultura o dalla religione di appartenenza. Per questo, è necessario intervenire a tutti i livelli, istituzionale, legislativo, mediatico e sociale, per prevenire e contrastare il femminicidio, e per promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza tra uomini e donne.

Per concludere la nostra discussione sul femminicidio, vogliamo fare un parallelo con il caso specifico dell’omicidio di Pamela Mastropietro, avvenuto a Macerata nel 2018. Questo caso è emblematico di come il femminicidio sia connesso ad altre piaghe sociali, come la droga, l’immigrazione e il razzismo.

Pamela Mastropietro era una ragazza di 18 anni, che soffriva di una dipendenza da droga. Per cercare di uscire da questa situazione, si era affidata a una comunità terapeutica, da cui però era fuggita il 29 gennaio 2018. Quel giorno, Pamela aveva incontrato sulla strada un cittadino nigeriano, Innocent Oseghale, che le aveva offerto della droga. Pamela era salita in macchina con lui e lo aveva seguito nella sua abitazione, dove avevano consumato insieme dell’hashish. Secondo indiscrezioni, in quella circostanza, Pamela aveva scoperto che l’hashish che le era stato dato era tagliato con oppio, una sostanza molto più potente e pericolosa, che crea una forte dipendenza e che può portare all’uso di eroina. Pamela aveva reagito con rabbia e paura, accusando Oseghale di averla ingannata e di averla resa schiava della droga. Oseghale, a sua volta, aveva reagito con violenza, colpendo Pamela con un coltello e uccidendola. Poi, aveva fatto a pezzi il corpo della ragazza e lo aveva nascosto in due valigie, che aveva abbandonato in un fosso.

Questo caso ci mostra come il femminicidio sia il frutto di una cultura di violenza e di sfruttamento, che non risparmia nessuna donna, indipendentemente dalla sua età, origine o condizione. Questa cultura si basa su una visione distorta e disumana delle donne, che le considera come oggetti da usare e da eliminare, senza alcun rispetto per la loro vita e la loro dignità. Questa cultura si alimenta anche di altri fattori, come la droga, l’immigrazione e il razzismo, che creano delle situazioni di marginalità, di illegalità e di conflitto, in cui le donne sono le prime a subire le conseguenze. La droga, infatti, è una delle principali cause di dipendenza, di degrado e di morte tra i giovani, che spesso non sanno cosa stanno assumendo e quali sono i rischi che corrono. L’immigrazione, invece, è una delle principali sfide del nostro tempo, che richiede una gestione responsabile e solidale, che tuteli i diritti e i doveri di tutti, senza lasciare spazio a fenomeni di sfruttamento, di criminalità e di clandestinità. Il razzismo, infine, è una delle principali minacce alla convivenza civile, che alimenta l’odio, la paura e la violenza, che non risolve i problemi, ma li aggrava.

Per questo, vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Pamela e alla sua famiglia, e a tutte le vittime e le famiglie delle vittime di femminicidio. Vogliamo anche invitare i lettori a sensibilizzarsi e a mobilitarsi contro il femminicidio, e contro tutte le forme di violenza e di discriminazione che colpiscono le donne. Vogliamo anche chiedere alle istituzioni, alle leggi, ai media e alla società civile di fare la loro parte, per garantire la sicurezza, la giustizia e l’uguaglianza per tutte le donne. Solo così potremo costruire una cultura del rispetto e della pace, che valorizzi la diversità e la dignità di ogni persona.

Autore

Rinaldo Pilla è un traduttore e libero professionista nato a Torino, ma originario del Sannio e attualmente risiede a Fermo, nelle Marche. Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli per poi conseguire una laurea presso la Nottingham Trent University e successivamente un master in sviluppo e apprendimento umano dopo il suo rimpatrio dagli Stati Uniti. È un autore molto prolifico, che vanta una vasta e approfondita produzione letteraria sul tema dell’antichità, con particolare attenzione al periodo del I secolo d.C. e alla storia e alla cultura dei Sanniti, un popolo italico che si oppose e si alleò con Roma. Tra le sue opere, si possono citare romanzi storici, saggi, racconti e poesie, che mostrano una grande passione e una grande competenza per il mondo antico, e che offrono al lettore una visione originale e coinvolgente di quei tempi e di quei personaggi. Questo autore è considerato uno dei maggiori esperti e divulgatori dell’antichità, e in particolare del Sannio, una regione storica che ha conservato molte testimonianze e tradizioni della sua antica civiltà.