• 19 Aprile 2024
Cultura

I volontari italiani che nell’ottobre del 1848 muovevano all’assalto di Mestre ripetevano con fede e amore il canto Risorgimento di Alessandro Poerio: “Divampi di vita/ La speme latente/ Di schermo nutrita…” e via così di verso in verso nudo e duro, come di passo in passo forte e sano, inneggiando alla rivolta e alla guerra di popolo nel nome della patria e della libertà. Forse, oggi il nome di Alessandro Poerio dice poco o nulla non solo ai giovani studenti dei nostri martoriati licei, ma anche ai loro genitori che tra i guai quotidiani non han tempo per quel sentimento di amor di patria che consumò il poeta napoletano fino al suo ultimo respiro a Venezia, la città sull’acqua che sentiva così tanto sua da non poter trovare altrove “ricetto e posa”. Eppure, Benedetto Croce nel suo storico libro del 1919 Una famiglia di patrioti, dedicato a raccontare il pensiero e l’azione civilissima di Giuseppe Poerio e dei suoi figli, Carlo e Alessandro (e anche Carlotta), dice, giustamente, che quando si passerà dalle sdolcinature e dagli accademismi, alla semplice e sempre ritornante realtà delle cose, si vedrà che dopo Alessandro Manzoni e dopo Giacomo Leopardi, nel torno di tempo che va dal 1830 al 1848, proprio l’opera di Alessandro Poerio, accanto a quelle del Tommaseo e del Giusti, è la sola che “meriti di suscitare ancora l’interessamento dell’amatore di poesia”. Si accoglie così con gioia il libro Alessandro Poerio (Rubbettino) che la discendente dei Poerio, Anna Poerio Riverso, ha curato con amore e con ragione nel chiaro e giusto intento di riprendere il lavoro usato e riscoprire la figura del nobile poeta napoletano e, attraverso la sua opera di poeta e di soldato, il civile sentimento patriottico e liberale.

Anna Poerio Riverso è presidente dell’Associazione culturale Alessandro Poerio e allo stesso tempo presiede il comitato di Terra di Lavoro dell’Istituto italiano per la storia del Risorgimento. Ha pubblicato, recentemente, ancora presso Rubbettino, il volume Carlo Poerio e William Gladstone che contiene preziosi documenti dell’Archivio di Stato di Napoli e le due lettere del Gladstone al conte di Aberdeen sui processi politici del governo napoletano (1851). Insomma, un lavoro serio e puntuale che, in tempi caratterizzati dalla faciloneria e dalla propaganda anti-risorgimentale, recupera proprio la nobilissima eredità dei Poerio che dedicarono la vita alle libertà civili – Carlo non smise mai di chiedere la Costituzione ai Borbone – e alla libertà della patria. Ora, la figura di Alessandro Poerio, a metà strada tra il padre Giuseppe e il fratello Carlo, è di per sé uno stupendo canto di libertà che proprio le giovani generazioni, sempre bisognose di esempi e di bellezza, dovrebbero conoscere per innamorarsene. Del resto, se anche Goethe rimase affascinato dalla bravura dello scrittore italiano e dalla bellezza del suo animo, perché mai questo non dovrebbe accadere con i giovani italiani di oggi: i napoletani, i fiorentini, i veneziani che tanto devono al canto libero di un loro coetaneo? “E’ con piacere e ringraziamento – gli scriveva Goethe da Weimar il 1° novembre 1827, e Alessandro aveva venticinque anni – che ho ricevuto la sua lettera, mio caro signore, del 17 settembre, con la tragedia allegata, tramite il signor von Savigny (…). I miei amici, che cercano con me la letteratura straniera, apprezzano anche la suddetta opera e spero di darne una testimonianza favorevole nel prossimo futuro”. Poi Goethe parla del Manzoni e del suo romanzo affinché Alessandro parli di Goethe al Manzoni: “Due traduzioni dei Promessi Sposi sono già sotto la penna, anzi le prime parti sono già uscite dalla stampa. Mi raccomandi al degno uomo se si trova ancora a Firenze; le sue amabili opere si stanno diffondendo sempre più anche in Germania, tanto attraverso la stampa degli originali quanto attraverso le traduzioni”. Ma a scrivere al poeta napoletano nel suo soggiorno in Germania fu anche Ottilie von Goethe che del grande poeta tedesco era la nuora e lui, Goethe, le voleva bene e la stimava come donna e come letterata: era la figlia che non aveva avuto. Il libro della Poerio pubblica delle lettere inedite di Ottilie ad Alessandro in cui traspare il rapporto di affettuosa amicizia: “Sono molto contenta che lei sia finalmente arrivato” – gli scriveva invitandolo a casa – “…vorrei che mi facesse sapere quando vuole venire, alle tre, alle quattro o alle cinque, in modo che io sia sicura di essere in casa”.

Non c’è dubbio: gran parte del Risorgimento italiano passa attraverso la letteratura e la poesia. Alessandro Poerio fece della vita la sua poesia più bella. Come bella è la lettera che un dolce Leopardi gli scrisse da Recanati il 30 novembre 1828: “Ti scrivo, mio caro, per desiderio d’intendere delle tue nuove, e di quelle del Papà e degli altri amici. Fammi grazia, prima di tutto, di parlarmi di te, de’ tuoi studi, e in particolare de’ tuoi versi, i quali desidero e spero di leggere, conforme alla tua promessa…”. Tra i lettori dei versi di Alessandro Poerio, che traduceva Goethe e Shakespeare rendendo i loro versi più belli, c’era Leopardi e, dunque, è giusto che anche noi si legga e si apprezzi la poesia che tanto piacque al Tommaseo che da Parigi nel 1836 gli scriveva: “Le poesie vostre, stampate, faranno onore a voi, bene all’arte. E sapete che io non v’adulo”.

Quando nel 1848 il fuoco della rivoluzione ancora una volta divampò, Alessandro Poerio rifiutò l’incarico di ministro che il governo costituzionale napoletano gli offrì e partì al seguito del generale Pepe a bordo dello Stromboli diretto ad Ancona per poi approdare a Venezia. Alla fine di ottobre combattette a Mestre, riportò serie ferite e gli venne amputata la gamba destra. Il 3 novembre moriva a Venezia a casa del generale Pepe. Ebbe grandi e gloriosi funerali e fu sepolto nella tomba dei Paravia nel Cimitero di San Michele.

Autore

Saggista e centrocampista, scrive per il Corriere della Sera, il Giornale e La Ragione. Studioso del pensiero di Benedetto Croce e creatore della filosofia del calcio.