• 14 Giugno 2024
Cultura

La vita è una cosa che si sopporta, dice Croce in una delle sue ultime pagine. Gli amici ci sono per rendere la vita meno grave. Ernesto Paolozzi, ricco di umanità, alleggeriva la vita. L’ultima volta che ci vedemmo fu a Pescasseroli. Visitammo insieme Palazzo Sipari e ci facemmo la fotografia nella stanza dove nacque Benedetto Croce davanti alla sua culla. A pensarci oggi la cosa fa un po’ ridere ma ridevamo anche allora perché il culto museale non era certo nello spirito del filosofo, tantomeno appartiene alla sua filosofia che, anzi, è così vitale e – direbbe proprio Ernesto – contemporanea. In serata partecipammo a un convegno al di fuori di ogni barba accademica, perché Ernesto Paolozzi era rigoroso senza essere professorale e a discutere con lui, si trattasse di Croce o di Maradona – lui per Diego era fissato ma, che volete farci, nessuno è perfetto, per fortuna – mi ci trovavo bene come a casa mia. Il suo modo di esporre l’opera di Croce era colloquiale e lo si può ritrovare sia in alcuni video che ci sono in rete, sia nei suoi stessi libri dove sembra proprio di sentirlo parlare. Ecco perché la scelta di pubblicare un testo che raccoglie la sua interpretazione dello storicismo e del liberalismo di Croce è stata felice. E’ appena uscito presso Guida editori il volume: Lo storicismo ontologico e metodologico di Benedetto Croce.

Gli amici ti alleggeriscono la vita anche quando non ci sono più. E’ l’effetto che mi fa la lettura della pagina di Ernesto. Introducendo il volume lui stesso nota che Croce capovolge la tradizionale idea della storia secondo la quale tutto sarebbe già scritto. E’ questo il significato della celebre tesi crociana: “Ogni storia se è vera storia è storia contemporanea”. Non ci sono leggi eterne che determinino la storia e, dunque, la storiografia, cioè la conoscenza di quanto accaduto, è un giudizio che nasce nel presente. La famosissima posizione di Cicerone ossia che la storia sia maestra di vita è da capovolgere: è la vita ad essere maestra di storia. “Non è possibile conferire primati all’economia, alla religione, al pensiero, all’arte. Non esiste un principio assoluto – spiega bene Ernesto Paolozzi – che meccanicamente condizioni l’intera vita dell’uomo. Siamo noi che nel nostro presente, partendo dai nostri bisogni, dai nostri interessi, dai nostri ideali, proviamo a comprendere lo sviluppo della storia e, una volta compresolo, proviamo a modificarlo”. La libertà è all’inizio alla fine e nel mezzo. E’ mezzo e fine insieme. Siamo all’interno di un circolo – Gadamer e Heidegger lo chiameranno circolo ermeneutico, ma Croce vi giunge ben prima, nel 1912 – e per la necessità di menare vita civile ci rivolgiamo al pensiero affinché conosca e ci liberi da oscurità, dubbi e ostacoli per riconsegnarci alla nostra vita appassionata con la quale ci feriremo nuovamente e nuovamente avremo bisogno di ritornare a provare a vederci chiaro. Il pensiero è una modalità della vita. Ecco lo storicismo assoluto di Croce, dice giustamente il mio amico Ernesto.

Interpreti di Croce come Alfredo Parente, Carlo Antoni, Raffaello Franchini hanno il merito di aver praticato lo storicismo del grande filosofo nella sua intima vitalità, portando la filosofia di Croce là dove Croce voleva che fosse: nella vita e nella vita civile. La filosofia non è roba da professori ma da animi liberi, si esprimeva così Croce rivolgendosi a Sebastiano Maturi e credo che un po’ la cosa fosse rivolta proprio a lui, al buon Sebastiano. Ma per Ernesto Paolozzi vale la stessa cosa degli interpreti di Croce: appartiene alla loro schiera e, del resto, lui stesso è un “figliolo” di Parente e Franchini. Il suo liberalismo nasce proprio in quel circolo di pensiero e azione che ci dice che non c’è un principio con cui tiranneggiare la vita e la storia e, dunque, il potere per sua natura deve essere limitato. Il problema fondamentale non è chi governa ma quanto si governa. “Più che un filosofo liberale – scrive Ernesto – Benedetto Croce è un filosofo della libertà”. Volendo si può dire che Croce è il filosofo che riporta il liberalismo alla sua fonte mostrando che se la conoscenza è storia e nient’altro che storia allora nessuno è in grado di giustificare un potere senza limiti. Tutto poggia sulla libertà. Ernesto Paolozzi tutto questo lo aveva capito molto bene e della filosofia crociana aveva fatto non solo e non tanto una “materia” di studio ma un abito morale che non dismetteva mai, neanche quando si godeva il suo Maradona, perché in fondo il gioco è proprio come la libertà: a tutti è Giove. Ciao Ernesto.

Autore

Saggista e centrocampista, scrive per il Corriere della Sera, il Giornale e La Ragione. Studioso del pensiero di Benedetto Croce e creatore della filosofia del calcio.