Quanto è importante il valore del Natale nella globalizzazione? Direi essenziale, rappresenta la rinascita di un popolo e della sua etica in ambito sociale, economico e politico. Un messaggio da raccogliere nella sua interezza per una spiritualità sociale e di benessere reale irreversibile.
Quando i valori umani si connettono infatti con la modernizzazione trascendendo i vecchi modelli di riferimento, si può profetizzare un “Miracolo” di carattere economico rilevando con esso nuove prospettive, rivolto ad un progresso umano dello sviluppo. Un principio valoriale che non si riferisce ad un progressismo disumano, talvolta troppo ideologizzato che permea e trascende da una profusione giusta del valore della modernizzazione.
Quanto esposto sta per accadere in Cina, dove la modernizzazione in corso trae fonte di ispirazione da tutte le conquiste reali della civiltà umana, dove l’effetto della globalizzazione nascente si trasmette come un “Miracolo” soddisfacendo nella sua interezza tutte le esigenze dell’umanità e del suo sviluppo, creando uno sviluppo sociale moderno e una produzione sociale moderna scavalcando il vecchio e stanco capitalismo non curante e per nulla rispettoso della sostenibilità del pianeta che evita una via sociale riguardosa dello sviluppo umano.
Parliamo di una modernizzazione socialista che la Cina ha nel tempo affrontato cercando di percorrere una sorta di ringiovanimento della stessa Nazione cinese, avvicinandosi sempre più ad un ideale del marxismo oggi concretizzato. Senza emulare il capitalismo e le sue difficoltà, ma strumentalizzandolo a fini edificanti, esaltando il pensiero del socialismo, superando lo stesso Manifesto del Partito Comunista, base portante della governance cinese, e sviluppando una modernizzazione social democratica distante dalle arretratezze e sudditanze capitalistiche del passato verso un nuovo Natale globale.
Il saccheggio, globale, delle risorse e delle ricchezze nei tempi oscuri dell’industrializzazione passata è avvenuta, per lo più attraverso trascorsi di popoli soggiogati ad un colonialismo di massa determinando un’egemonia capitalistica del tutto occidentale, nel nuovo modello cinese, il passaggio resta indolore e rappresentato da uno sviluppo pacifico, mai di fratricide conquiste di potere, e ciò sarà un percorso profetico che durerà anche nei prossimi cinque anni.
La storia di espansione europea verso il Nord America è stata una storia violenta, come lo è stata tra l’Africa e le Americhe non dimentichiamo gli abusi di ogni genere, le stragi dei nativi americani, la tratta degli schiavi neri, che ha marchiato per sempre lo sviluppo di modernizzazione occidentale, in particolare dal punto di vista umano, perché ciò che nasce e si diffonde con violente premesse non è perseguibile nel tempo.
La Cina dai tempi di Mao e di Nixon nella sua inferiorità economica rispetto all’America, si pospone con riguardo all’occidente, in un percorso di crescita senza precedenti, in una sorta di impresa epocale dove la sostenibilità carbonica delinea il nuovo processo di modernizzazione, grazie alla sua operosità etica, fatto salvo le sofferenze e la dinamicità di un popolo, quello cinese, infaticabile e instancabile, privo di supponenza e senza affrontare crisi belliche, ha generato una trasformazione sociale ed economica che ha rivoluzionato il socialismo, divenendo il laboratorio del mondo. Mentre l’Ucraina da granaio del mondo si è trasformata in terra di crisi e di guerra, in cerca di una rinascita globale, di un nuovo Natale.
Certamente l’esportazione iniziale della sua crisi, in Cina nei primi quinquenni di comunismo aveva come obiettivo l’esautorazione interna della riduzione di un sistema di povertà che andava ribaltato, al punto che oggi, i cinesi contribuiscono alla riduzione della povertà globale su scala mondiale, oggi siamo al “Quattordicesimo Piano Quinquennale”, provocante uno sviluppo su scala mondiale che si esplica anche in termini demografici, incrementando la sua popolazione che si proietta su scala mondiale promuovendo un commercio pacifico e diffuso. Un’egemonia pacifica che rappresenta un miracolo globale innovativo e di modernizzazione, l’assunzione di un nuovo paradigma volto a creare una nuova e pacifica forma di civiltà, assumendo un ruolo chiave nel progresso globale.
Una natività di pensiero, di modernizzazione diffusa, in un momento in cui il mondo è letteralmente in confusione con le sue molteplici crisi belliche, energetiche e sociali, in altre parole la Cina sta riscrivendo la narrazione della globalizzazione, con un’economia inclusiva mai isolazionista e sempre cooperativista in una dimensione esterna complessa e negazionista, dove il progressismo europeo vacilla in una difficoltà di disavanzo tecnologico e finanziario.
La resilienza cinese nota ai globalisti e alle lobby dominanti, sfaterà la possibilità di crescita contribuendone per circa ed oltre il 30% attraversando l’economia globale in termini pacifici, ripudiando le crisi belliche, affrontando problemi di sicurezza e di governance, evitando una politica fortemente nazionalista e protezionistica ma aprendosi ad una globalizzazione scientemente strutturata, facendosi portavoce delle esigenze globali di sviluppo, difensore anche delle risorse internazionali , come l’oro, e dell’ordine internazionale, certamente la sua posizione nei Brics resta implementativa di una politica anche monetaria di avanguardia dominante.
La strategia cinese parte da questo nuovo anno, dopo un Natale spirituale e collettivo turbolento, dove gli accordi di pace sembrano vacillare, verso una dirigenza globale di stabilità esterna, affrontando un ciclo positivo, posizionandosi in una performance di potenza globale pacifica fungibile ad una sinergia tra l’economia e lo sviluppo tecnologico inclusivo e lo sviluppo sociale culturale innovativo.
La Cina sta consolidando la sua posizione come potenza innovativa, diventando molto cool dice il The Economist, interagendo tra innovazione tecnologica e cultura sociale due fattori emblematici della globalizzazione moderna in un mondo occidentale dove dominano i valori retroattivi ad un capitalismo di massa. Le nuove forze produttive cinesi perseguono l’ecologismo di Carlo Marx, abiurando una sostenibilità immaginaria, ma integrata alla realtà e alle aspettative umane sia biologicamente che scientificamente.
Qualità produttiva e ricerca, l’emblema dello sviluppo di modernizzazione che sposta la ragione verso una nuova fase culturale, tra fattore Hard power e soft power, segna l’inizio di una nuova era di rinascita, di un nuovo Natale globale, perseguendo una strategia a lungo termine, finalizzata al benessere del suo popolo e della dimensione globale. Infatti, puntare alla crescita significa implementare le spese nello sviluppo sociale e nella ricerca oltre il 50%, in un momento in cui l’Europa demonizza la stessa spesa concentrandosi sugli armamenti definiti di sicurezza.
La ricerca cinese si sta preparando in questo quinquennio prossimo a divenire di alto livello, un passaggio sia qualitativo che quantitativo, inafferrabile per il resto del mondo.
Ciò avviene attraverso un programma operosamente messo in atto con un percorso unificato, con il fine di costruire uno stato moderno, libero da sudditanze esterne, un percorso eseguito con successo per fondare una nuova Cina, attraverso un piano di 14 fasi quinquennali, circa 70 anni ininterrotti di azione univoca.
Un progetto portato avanti senza sosta, senza ristagno, senza bandiere di sistema, solo per il benessere comune del popolo cinese. Un Miracolo? O forse un obiettivo di leadership per assumere la potenza globale con il fine nel 2035 e completare la modernizzazione socialista? Certamente la chiave di successo è un’autorità pubblica forte pianificante nella concorrenza inter- capitalistica tra pubblico e privato, espressione di un potere non discutibile ma solo eseguibile, in espansione solo in termini di diffusione commerciale mai bellicosa. Un paese che cresce che non si aggroviglia in indisposizioni, contradizioni, sociali, ma che della forza sociale fa la sua risorsa primaria, un socialismo disciplinato volto al benessere comune.
Una società olistica ben disciplinata senza remore sociali volta ad una crescita economico sociale, diffusa.
Philippe Aghion, Nobel 2025 per l’economia, spiega nella sua “teoria della crescita sostenibile attraverso la distruzione creativa” che le innovazioni possano farsi strada nel sistema economico, anche sostituendo i modelli precedenti, per continuare a crescere, e l’Europa può farlo, in modo diverso dai suoi concorrenti, o avversari, ovvero rispettando il suo modello sociale, lottando contro la povertà e per moltiplicare le opportunità di crescita, investendo nell’istruzione e nella ricerca. Affrontare nuove sfide sarà la sfida europea più politicamente giusta, verso un nuovo Natale globale.
