Mentre scrivo apprendo che il presunto killer di Kirk è stato catturato, chiunque esso sia non cambia il mio giudizio sulla morte giovane conservatore americano. Da ieri tutti i social sono inondati di post sull’assassinio di Charlie Kirk. In molti si sono indignati per alcuni post denigratori e diffamatori nei confronti del giovane padre di famiglia. Molti di questi ripetono: se l’è cercata. Lo hanno sostenuto anche persone apparentemente “normali”, non per forza belve sanguinarie. Il suo brutale assassinio ha potuto essere definito da media mainstream nemmeno particolarmente schierati come “controverso” e “divisivo“: le etichette ipocrite che vengono regolarmente affibbiate a chi sostiene posizioni non conformi ai dogmi del progressismo woke, insinuando, nemmeno troppo velatamente, che non era molto meglio dei suoi assassini. Giornalisti, intellettuali (o pseudo tali), commentatori e attivisti italiani hanno dato il peggio di sé per commentare la morte di Charlie Kirk tra silenzi compiaciuti e giustificazionismi. Tremendo il post dei collettivi universitari Osa e Cambiare Rotta che hanno pubblicato una foto a testa in giù di Kirk con la scritta “-1. A buon intenditor poche parole, oggi è un giorno meno buio“. Sul contenuto del post è intervenuta Giorgia Meloni che ha scritto “questi sono i sedicenti antifascisti. Questo è il clima, ormai, anche in Italia. Nessuno dirà nulla, e allora lo faccio io. Non ci facciamo intimidire”. Per qualcuno Kirk era un provocatore e quindi instillava odio, uno così non poteva che fare questa fine. In pratica, “Chi semina vento raccoglie tempesta“. Qualcuno ironizza che “ai conservatori serviva un martire. Eccolo“. Qualche altro ha detto che non si può paragonare Martin Luther King che predicava la pace, con un rappresentante di MAGA. Praticamente la vita di un uomo di destra non vale quanto quella di uno di sinistra.
Una volta creata la cornice della sistematica demonizzazione di ogni soggetto politico che non ripeta pappagallescamente le parole d’ordine del “grande fratello” progressista, il passaggio all’istigazione al linciaggio contro di lui è molto facile. Su lanuovabussola, il professore Eugenio Capozzi, vede una deriva in questi assassinii che ha già prodotto molti atti di violenza esplicita, a partire naturalmente dall’attentato contro Donald Trump a Butler nel luglio scorso, fallito per un soffio, e da quelli seguenti disinnescati in tempo. E poi invita a riflettere su eventi analoghi, come “il ferimento del premier slovacco Robert Fico e la recente uccisione, nello scorso agosto, del candidato di centrodestra alle presidenziali in Colombia, Miguel Uribe. Fino alla miriade di aggressioni, intimidazioni, minacce di movimenti di estrema sinistra e “pro pal” filo-islamisti contro studenti ebrei, o non allineati alla retorica anticapitalista, antioccidentale, anticristiana, Lgbt. Si tratta di episodi dalle origini varie, ma tutti accomunati da una retorica aggressiva e delegittimante a senso unico che non lascia spazio a nessuna dialettica pluralista e punta fisicamente a eliminare l’avversario”. (L’assassinio di Charlie Kirk: un punto di svolta nella deriva politica occidentale, 12.9.25, lanuovabq.it) Nell’assassinio di Kirk, emerge chiaramente un salto di qualità, anche se probabilmente eseguito da un “lupo solitario” squilibrato o improvvisato, certamente è stato incoraggiato o fomentato. Tuttavia, è stato un vero e proprio attacco terroristico, opera di un killer professionista, specializzato e addestrato. Anche il bersaglio e il luogo dell’attentato sono stati scelti con grande accuratezza, in modo da provocare il massimo effetto dirompente possibile”. Charlie Kirk non rivestiva nessuna carica istituzionale, Ma era una figura di grande importanza culturale e sociale, perché rappresentava, con il suo carattere e la sua opera, “la più plateale smentita vivente all’egemonia del progressismo radicale woke. Era giovane, colto, sapeva usare con grande efficacia il web e i social media, e aveva un seguito enorme soprattutto tra i giovani, contribuendo con la sua capillare “predicazione” a costruire una solida alternativa al conformismo “politicamente corretto”, all’ideologia, al relativismo nichilista. Soprattutto, pur professando opinioni liberal-conservatrici molto difformi dal mainstream ideologico dominante di sinistra, Kirk era quanto di più lontano possibile da un fanatico: accettava ed anzi sollecitava il dialogo con tutti, inclusi coloro che professavano le posizioni più avverse alla sua, secondo la formula audace del “prove me wrong” (dimostrami che sbaglio, se ci riesci), valorizzando quel pluralismo delle idee e quella libertà di espressione nel rispetto reciproco che per la sinistra radicalizzata occidentale, ossessionata dalla coazione a censurare e cancellare, è insopportabile come l’aglio per i vampiri”. Come ho scritto in precedenza, colpendo Kirk si è voluto colpire uno dei più brillanti animatori della destra conservatrice statunitense, con lo “scopo di disperdere il drappello di intellettuali anticonformisti che Kirk guidava, di intimidirne i seguaci, e/o di suscitare dallo scoraggiamento caos ulteriore radicalizzazione e violenza diffusa”. La morte di Kirk potrebbe rivelarsi un boomerang per chi si avvale dell’omicidio? L’enorme e trasversale commozione suscitata dal tragico evento potrebbe, suscitare nuove energie per tutto il movimento conservatore. Di questo ne è convinto, Tommaso Parolini, sul sito di alleanzacattolica.org scrive: “Kirk è oggi assurto a simbolo e monito, non solo in America ma anche per noi, della serietà dell’impegno apostolico a cui siamo chiamati. Egli, infatti, avendo incarnato l’esempio concreto del laico controrivoluzionario che con la forza della sola parola si sforza di piantare semi di verità nei cuori degli uomini, si erge oggi come testimone di quella stessa Verità da lui predicata, che è Gesù Cristo. Che lo si interpreti come martirio formale o meno, non è un caso se un uomo che, nel mondo odierno, ha preferito la proclamazione audace della verità al confortevole compromesso dell’ignavia, vivendo a pieno ritmo la chiamata di Cristo, ha finito con il seguirLo nella morte”. «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi», ci ha avvertito il Signore (Gv 15.20). E questo, lungi dal paralizzarci, ci deve anzi essere di grande conforto, poiché sappiamo che ogni ingiuria subita nel nome della verità sarà ripagata dalle parole con cui ci auguriamo che Charlie sia già stato accolto: «Vieni, servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore» (Mt 15,21-23). (Je Suis, Charlie, 12.9.25, alleanzacattolica.org) Nel lamentare, perciò, la morte di questo coraggioso e benemerito marito e giovane padre di famiglia, nel pregare per il riposo della sua anima e per il pentimento del suo assassino, fissiamo lo sguardo su ciò che, sull’esempio di Charlie Kirk, siamo tutti chiamati a essere: luce del mondo, sale della terra e martiri per la verità. Infatti, cosa succederebbe se ognuno di noi, oltre a mettere dei post, iniziassimo a fare quello che faceva lui, a seguire il suo esempio, a gridare forte, senza paura, la Verità del Vangelo, senza farci intimidire. Sapendo che la Nuova Evangelizzazione può portare anche al martirio.
