• 12 Marzo 2026
Editoriale

Nella creazione dello Stato di Israele molti processi storici sionisti hanno influenzato diversi eventi e di fatto plasmato il movimento in sé.

Il movimento sionista fondato nel XIX secolo, nacque precisamente nel 1896 fondato da Theodor Herzl con la sua pubblicazione editoriale “lo Stato ebraico”, e il primo congresso avviene a Basilea nel 1897 con la dichiarazione di creare una patria ebraica in Palestina. Segue l’immigrazione ebraica nel 1880 in Palestina che diviene sempre più affluente fino al 1930, con l’arrivo di ebrei da ogni paese europeo in particolare dalla Germania e dall’Europa orientale. Ma la prima sostanziale dichiarazione, “La dichiarazione Balfour” fu emessa dal governo britannico nel 1917 volta a legittimare l’immigrazione ebraica in Palestina. Solo dopo il Mandato britannico tra il 1920 e il 1945 si suole bilanciare l’evento della nascita del nuovo stato di Israele nel 1948 e recuperare tutti gli interessi per la causa israeliana a seguito anche della Shoah, ma ciò crea involontariamente l’inizio della guerra fratricida tra Israele e gli stati arabi in particolare quello palestinese determinando campi profughi in Giordania, Libano, Siria. Questi processi storici sono stati e sono interminabili dal punto di vista politico e della causa sionista, perché?      

Perché i loro effetti ancora persistono, infatti, le vere lobby sioniste formatesi dal sorgere di gruppi di pressione finanziaria, hanno sostenuto e promuovono ancora oggi, gli interessi dell’Israele, e del sionismo in quanto persistono in vari paesi del mondo, in particolare in America, dove assumono un potere elitario finanziario notevole, influenzando ogni decisione politica di dimensione estera ma anche interna. A quanto pare a causa dei limiti delle democrazie moderne, le nuove formazioni di governo puntano alle oligarchie elitarie in particolare di estrazione finanziaria e a stampo totalitario, al fine di programmare un futuro economico specifico, senza ingerenze dal basso e spingere il sistema e il futuro programmatico sugli interessi finanziari e geopolitici.   

Queste lobby nascono con stessi scopi e stessi interessi ovvero sostenere e promuovere, l’Israele, pur avendo forme giuridiche diverse sono talvolta connotate da obiettivi differenti ma contestualmente mirano a influenzare le politiche di governo, e a confluire verso interessi pubblici a favore dello Stato israeliano.

Il termine “Sionista” al di là della etimologia classica, ovvero la desinenza “Sion” deriva dal nome della collina di Gerusalemme, si estende al movimento politico ideologico che ha come fine il ritorno del popolo ebraico in terra Santa o terra di Israele e la sua autodeterminazione.

Ma questi, assume un proprio significato a seconda del contesto tangibile in cui si usa, conferendo al termine stesso, varie possibili interpretazioni, parliamo dunque di Sionismo politico, culturale e religioso. Il primo movimento sorge in difesa dello Stato ebraico e dà vita a quei eventi politici che hanno sostenuto sia la creazione un tempo dello Stato ebraico israeliano e oggi lo tengono in vita attraverso relativi  concentrazioni culturali e specificatamente di cultura ebraica che detengono ovunque, attraverso una stretta connessione con il territorio di Israele, mentre l’ultimo movimento quello religioso resta il più incisivo e profetico perché volge l’adempimento di una profezia biblica che prevede che Israele abbia diritto divino al territorio di appartenenza, generando non pochi sospetti e lacerazioni nelle relazioni con i palestinesi che conquistarono l’attuale Palestina durante le Crociate, ma sviluppando un moto di attuazione che ingerisce nell’immaginario ebraico.

Molti sono propensi a considerare il sionismo un movimento razzista, un vero e proprio sistema di apartheid impiantato in Israele o dove si creano fazioni di sionismo. Ma il vero fenomeno che caratterizza il sionismo è associato al conflitto tra israeliani e palestinesi, fino al punto che si è giunto alla discriminazione dei palestinesi, e oggi alla loro totale distruzione, cercando di istaurare e affermare l’identità israeliana a stampo ebraico. Certamente, il maggiore scopo del sionismo resta il supporto e la difesa, tanto da generare un diritto specifico all’autodifesa contro le minacce esterne, ghettizzando sempre più la loro identità e l’appartenenza divina alla terra di Israele, un diritto di autoprotezione dei cittadini israeliani, che va oltre ogni umana comprensione e che va ad impostare una conservazione dei valori ebraici al disopra di ogni altra etnia o religione.

Le critiche a riguardo sono molteplici e suscitano controversie di opinioni, al punto tale che la reazione aggressiva di Netanyahu sta spostando in negativo l’asse delle considerazioni positive sull’olocausto della Seconda guerra mondiale, e su tutte le commiserazioni della Shoah. Siamo alla conversione delle esperienze storiche, e al ribaltamento delle considerazioni positive finora condotte sugli ebrei, alla luce del loro operato che spinge verso un genocidio molto strumentale, definito da Merz, premier tedesco: “Lavoro sporco”. Mai sostenuto prima d’ora a Gaza.

Ma sebbene il mondo resta con il fiato sospeso su quanto sta accadendo in Medio Oriente, è doveroso precisare che le lobby sioniste finanziarie, agiscono, con un lobbying politico notevole, volto a rastrellare in vestimenti di focus su azioni politiche di governo nazionali, sovranazionali nonché internazionali, che apparentemente sembrano lontane da influenzare il “Rearm Europe”, il “Regime Change” o l’operato delle Ong di recupero nelle mattanze clandestine di flussi migratori spiegabili in parte, o anche sconvolgimenti sociali orientandoli con manifestazioni, proprio in quei governi di impostazione conservatrice.

Tutte forme di influenze pro- israeliane, e pro una politica di sostegno di sicurezza e degli interessi di Israele, senza gridare al complottismo di regime ma nel pieno della legalità anche europea si giunge a operare un’escalation di riarmo che oltre a liberalizzare la difesa indipendentemente dalla Nato si può addivenire a ridosso di un conflitto Israele-Palestina essere pronti ad una partecipazione più ampia. Il tutto esteso da una campagna di sensibilizzazione, israeliana, di massa volta a educare gli utenti, per promuovere la comprensione e il sostegno a Israele, tra gli spettatori europei e mondiali ignari di ciò che realmente accade. Le lobby sioniste sono veramente brave a organizzare campagne di sensibilizzazioni in tal senso, a supporto della loro comunità ebraica, molto spesso rafforzando il legame non solo tra queste comunità ebraiche e Israele, ma anche tra il mondo e Israele.

La copertura mediatica, e la promozione degli eventi sono gli elementi di sensibilizzazione, ma non solo, tra questi troviamo anche supporti accademici, università, istituti di ricerca che collaborano con le istituzioni accademiche israeliane, e promuovono in parte azioni di lobbying a livello internazionale fino a giungere a sinergie di imprese tangibili.

Tra esempi di lobby sioniste abbiamo tra quelle ufficializzate AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), che rappresenta una delle lobby pro-israeliane  più influenti negli Stati Uniti alla quale segue la B’nai B’rith una vera e propria organizzazione ebraica a sostegno dell’immagine israeliana che si accompagna al Comitato Ebraico Americano, questi a sostegno della comunità ebraiche negli Stati Uniti, certamente sono le più note ma anche le più ufficiali e concrete alle quali segue una fitta rete di comitati di rappresentanza ufficiosi a livello istituzionale e para istituzionale.

Ma l’influenza sionista scende nel concreto o meglio nel finanziario, nelle grandi banche o nelle banche centrali, dove la partecipazione azionista sionista e di grande rilievo, e qui possiamo parlare in particolare della Fed e della Bce, perché il sionismo oltre che politico è sostanzialmente finanziario, e si ricollega ad attività economiche e finanziarie che sostengono il movimento sionista e lo Stato di Israele., sostenendo elezioni governative di grosso calibro come quella americana ad esempio.

Il punto di partenza sono le raccolte fondi da donatori privati, aziende e governi che si associano o affrancano alla causa israeliana, e utilizzano i fondi appunto per progetti finalizzati a tal scopo mediati attraverso attività culturali e educative, che però inducono anche ad investimenti infrastrutturali contribuendo allo sviluppo e al rafforzamento dell’economia israeliana. Molto spesso parliamo di donazioni mirate ad incentivare settori economici e para-economici, per appunto, sanitari, e di sviluppo comunitario, generanti profitti ed extraprofitti.

Attualmente le fondazioni sioniste sono la cellula centrale del sionismo israeliano, Jewish Agency for Israel, e poi il Fondo Nazionale Ebraico e la Fondazione per la cultura ebraica, che determinano non solo la sponsorizzazione finanziaria del movimento sionista dal punto di vista economico e culturale con scopi già confacenti alla causa israeliana, ma detengono anche possibili bilanciamenti bilaterali con altri paesi europei e extraeuropei, al fine di una cooperazione economica e di investimenti profittevoli.

Le organizzazioni sioniste citate con scopo esclusivamente finanziario, nocciolo duro della causa sionista, sono implementate grazie, all’immigrazione e all’integrazione degli ebrei ovunque in posizioni dirigenziali in particolare in Israele, al fine di erodere terreni ai palestinesi per cederli al popolo ebraico, tanto da ridurre la Palestina in un lembo estremo di Gaza al fine di espellere i suoi abitanti al di là dei confini senza possibilità di revoca o di ritorno.

La Federazione Ebraica resta l’organizzazione finanziaria più rilevante, finalizzata alla raccolta fondi per sostenere la causa sionista, essa ha infiltrazioni in ambiti economici, finanziari ove l’insospettabilità non è palese all’immaginario collettivo, guastando la realtà araba e promuovendo la comunità ebraica senza remore a livello mondiale, essa resta la comunità più ricca e autocelebrativa del nostro secolo.

Esempi di federazione ebraiche, infatti, si hanno in rete nell’universo globale finanziario, come: la Federation of Jewish Communities of Russia, United Jewish Communities negli Stati Uniti, e la Federation CJA in Canada. Un’ internazionalizzazione dello stesso Stato ebraico con diffusione e coinvolgimento degli interessi di governo del paese di riferimento alla causa sionista. Interessi politici, economici, immigratori e di integrazione volti a sostenere l’immagine e la potenza economico finanziaria di Israele nel mondo.

Il lobbying sionista e volto ad esercitare pressioni, sui governi, sui parlamenti ed a influenzare le decisioni più disparate con netta ingerenza politica in particolare sulla dimensione esterna.

Ovviamente l’ingerenza assume il controllo mediatico attraverso i media con censure, atte a limitare le critiche più aspre nei confronti di Israele e al contempo orientare positivamente la percezione che si ha verso Israele e le sue operazioni culturali e politiche.

Infatti, l’ingerenza non si ferma solo a livello politico ma penetra in maniera radicale a livello culturale trasmettendo e manipolando l’immaginario comunitario globale per sollecitare sempre positivamente la diffusione di una identità nazionale o religiosa, che sia confacente alla promozione della cultura ebraica. Infatti, il “giorno della memoria” ad esempio ha reso possibile la veicolazione di un ricordo relativo ad un processo storico che sebbene sia stato condiviso nella sua interezza e trasmesso ai posteri per evitare il ripetersi di eventi così orribili, al contempo ha da sempre reso possibile la diffusione di un potere di percezione sinergico di orientamento positivo verso la comunità ebraica.

Il potere educativo si evolve come processo ingerente e si insinua in maniera influente per imporre una visione positiva di Israele e non da meno della storia ebraica, che diviene l’emblema di un olocausto mai più ripetibile e mai di pari portata, non comparabile ad altri orrori della storia dell’umanità.

Oggi quanto assunto dal movimento sionista sembra decadere alla luce della crisi in corso a Gaza e dal comportamento atroce condotto da Israele, per reazione terroristica indotta e volta a superare se stesso, con un eccesso di aggressività vendicativa e a superare l’identità ebraica e la sua storia fortemente enunciata con dovizia di diffusione e percezione, per cogliere e simulare comprensione e reale condivisione delle atrocità subite nella Seconda guerra mondiale.

Le accuse che si rivolgono alle lobby sioniste sono molteplici, oltre a quella di proteggere Israele e le sue atrocità verso i palestinesi, macchiandosi di un crimine di reversibile vendetta, appellandosi ad una profetica consacrazione divina, ma che maschera la promozione di un’agenda imperialista che cerca di influenzare e imporsi su altre culture globali. Manipolando l’opinione pubblica a vantaggio degli interessi geopolitici israeliani. Certamente in tal caso i punti di vista sono differenti, come differenti sono le posizioni politiche assunte dalle nazioni europee ed extraeuropee. Ma la maggiore critica e il processo di colonizzazione o meglio di occupazione del territorio palestinese, dove Israele si è arrogato il diritto di violare non solo i diritti umani e umanitari, ma anche il diritto internazionale, spingendo con una discriminazione ed apartheid verso i palestinesi e anche le possibili minoranze etniche e religiose presenti su Gaza.

Inoltre la sovranità israeliana si è spinta non solo strumentalizzando i palestinesi dal punto di vista del lavoro, ma anche incentrando le sue energie sullo sfruttamento delle risorse presenti sul territorio, questa tra le altre è la maggiore critica economica di cui l’opinione pubblica accusa i sionisti, bramosi di controllare ogni risorsa umana e naturale, sottoponendo la cultura palestinese ad una negazione della sua stessa storia per legittimare solo quella ebraica, cancellando ogni traccia degli arabi e delle loro etnie.  

Un’inclusione negativa della vita, sottraendo ai palestinesi ogni diritto, alla vita, alla libertà, usando una forza incontrollata verso i civili, donne e bambini. In risposta ad un terrorismo diffuso che si evoluto con la nascita dello stato iraniano nel 1879 fino a lambire l’intero Medio Oriente.

 Molte sono poi le critiche ideologiche che si frappongono a quelle sopra elencate, verso il movimento sionista, parliamo di nazionalismo estremo che si esplica con violenza contro i non ebrei, che si farcisce di razzismo e xenofobia, in particolare verso le minoranze etniche e religiose.

La xenofobia israeliana, non è un fenomeno controverso, e mina le fondamenta della percezione della storia e dei processi che hanno fatto nascere il movimento sionista, in quanto crea tensioni sociali e appunto un impatto negativo che va a danneggiare l’immagine dell’Israele, influenzando l’opinione internazionale in senso negativo e vanificando il Sionismo culturale in senso stretto.

Gli stereotipi e i pregiudizi, aggiunti ai discorsi di odio che possono incitare alla violenza pregiudicano la tutela dell’antisemitismo e dell’antiebraismo, l’equilibrio sembra non essere di casa là dove la necessità lo richiede, e l’autoritarismo di Netanyahu simula un ulteriore limitazione della libertà democratica e le accuse che si possono attribuire al suo operato sono molteplici, oltre alle censure e alla limitazione della libertà di stampa, comprese riforme giuridiche che limitano il  potere della Corte Suprema e circoscrivono l’azione della magistratura, conseguenza il conservatore Benjamin Netanyahu sfocia in un totalitarismo senza precedenti, non dissimile alle autocrazie islamiche frontaliere. Le proteste delle organizzazioni internazionali non riescono a frenare la furia sionista mista e a limitare le conseguenze anche sullo stesso popolo ebraico, con forte limitazione delle politiche interne e dei diritti della cittadinanza ebraica.

Le strategie in corso per arginare gli effetti contradittori del sionismo sono molteplici ma ancora di scarso successo, ormai siamo in preda ad una negoziazione internazionale, che forse poco potrà interferire sulle istanze democratiche di processi storici che hanno implementato fenomeni sociali, destabilizzanti e isolazionisti dei governo israeliano, insufficienti sono le manifestazioni pro palestinesi, perché disorientano l’opinione pubblica spingendola a patteggiare per una sola fazione, quanto la soluzione non deve essere divisiva ma omnicomprensiva.

L’isolazionismo diplomatico come per il putinismo, così per il sionismo, non infrange l’azione ma non rende merito alla storia e al suo recupero collettivo e sociale. Il dialogo e i negoziati possono invertire la rotta, per trovare soluzioni pacifiche e recupero dell’identità pluralista etnica e sociale. Si sente il bisogno di recuperare le diseconomie generate dal sionismo portando il futuro planetario verso una visione globale pacifica di benessere economico e sociale, benché le forze elitarie oligarchiche progettano altro per escludere l’autodeterminazione dei popoli e la loro identità.                  

Autore

Economista, Bio-economista, web master di eu-bioeconomia, ricercatrice Unicas, autrice e ideatrice di numerosi lavori scientifici in ambito internazionale. Esperta di marketing. Saggista, studiosa di geopolitica e di sociopolitica. È autrice dei saggi “Il paradosso della Monarchia” e di “Europa Nazione”, con prefazione curata da Gennaro Malgieri e autrice del libro di poesie "Un giardino d'estate".