Dalle palestre affollate al “ghosting” di ritorno: l’inizio dell’anno illude verso il cambiamento, ma la vera rivoluzione parte dal rifiuto della mediocrità sentimentale. Perché, in un mondo di chat e “like”, c’è ancora bisogno di Beethoven.
L’inizio dell’anno porta con sé una sorta di frenesia collettiva, una ricerca disperata di palingenesi. Ci si ritrova al tavolo di un caffè a stilare liste di buoni propositi, convinti che basti voltare la pagina del calendario per recidere il “nocivo” dalle proprie vite. Ma, tra un sorso di caffè e l’altro, ci si accorge spesso che l’unica vera epifania arriva dalla delusione: è lei, paradossalmente, l’unica a spalancare gli occhi sulla realtà, regalando una forma amara ma autentica di libertà. Il miraggio del ‘nuovo io’ arriva a gennaio che si presenta al mondo come una promessa solenne. È il mese della dieta, del mangiare sano, delle iscrizioni record in palestra; un fervore che però, puntualmente, inizia a sbiadire già nella seconda metà del mese. Ma la vera fragilità dei buoni propositi non risiede nel girovita, quanto negli animi sofferenti. Soprattutto per chi vive l’impasse dell’amore, l’anno nuovo dovrebbe essere il confine oltre il quale lasciare le relazioni tossiche. Eppure, in questa società liquida di cuori e di emozioni, il distacco si trascina stancamente fino al blocco di uno schermo, senza mai risolversi davvero. Le relazioni nel 2026 procedono verso la dittatura del ‘visualizzato senza risposta’.
Ma come funzionano davvero i sentimenti nel 2026? Se si ascoltano i convivi nei locali, il coro è unanime; eppure, opposto: le donne lamentano la superficialità maschile, gli uomini rispondono con la medesima accusa. Se tutti sembrano contrari a questo approccio, perché si continua a nutrire l’affettività con i giochi di dating, la conta dei “like” e la condivisione compulsiva di post? Non si pretende il romanticismo cinematografico alla Richard Gere, ma è difficile accettare la frivolezza con cui oggi viene trattato l’interesse amoroso. La nuova frontiera delle relazioni sembra essere diventata il disprezzo per il tempo altrui: visualizzare e non rispondere, lasciare in attesa, sottrarsi al confronto. È un mondo di chat dove, per contrasto, risplende ancora di più il desiderio di coerenza e premura. Dalla sehnsucht alla galanteria di basso profilo si procede sotto questo scenario, i “cuori virtuosi” si rifugiano nella letteratura. Se Saffo ed Emily Dickinson avessero raccontato lo struggimento, Ludwig van Beethoven avrebbe scritto la più potente delle promesse: “Eternamente tuo, Eternamente tua, Eternamente nostri”.
Oggi, quella Sehnsucht — quel desiderio del desiderio che muoveva gli animi — sembra smarrita. Al suo posto, un’ideologia retrograda che scambia la galanteria con il prezzo di una cena offerta, mentre fuori ci si scandalizza ancora per un mini-dress o un calice di troppo. Il vero nodo da sciogliere non è il costume, ma la mancanza di rispetto. Una donna non è una “gentildonna” perché segue regole arcaiche, ma perché è libera di vivere la propria vita sentimentale come crede. Urge possedere il coraggio di dare amore e quei “malesseri” relazionali vanno lasciati nel buco nero della loro bassezza. Finché le donne, sedute ai tavoli di un caffè, continueranno a raccontarsi di come vengono trattate male, non si può parlare di un’evoluzione dei valori. La sfida filosofica del nuovo anno non è dunque iscriversi in palestra, ma comprendere il proprio valore: riconoscere ciò che si merita e, soprattutto, ciò che non si deve accettare. La realtà può essere dura e spingerci verso l’isolamento, ma la soluzione non è diventare eremiti sulle montagne. Non si demorde. Si può dubitare dell’amore che si riceve, ma non si deve mai dubitare della propria capacità di darne. Perché è in quella purezza, rara e intrigante che risiede l’unica ripartenza possibile.
