• 1 Marzo 2024
Editoriale

L’intelligenza artificiale,  spesso chiamata con l’acronimo IA, è un campo delle scienze  computerizzate che sviluppa algoritmi e modelli per consentire ai computer di eseguire compiti che normalmente richiedono intelligenza umana, come il riconoscimento di immagini e la loro riproduzione, il linguaggio naturale o la risoluzione di problemi complessi.

L’ IA, ha rapidamente assunto un ruolo centrale nel panorama tecnologico moderno, rivoluzionando la nostra capacità di processare e analizzare enormi quantità di dati e prendere decisioni avanzate. Questa intelligenza viene chiamata anche generativa, perché riesce a generare per l’appunto, nuovi contenuti come testi, suoni, immagini. Ha inoltre la facoltà di apprendere da sola attraverso l’ elaborazione di algoritmi immessi nel sistema. È una tecnologia avanzata in grado di aiutare l’essere umano nelle mansioni più difficili e disparate, per esempio nel campo medico, nella scoperta di nuove molecole , in grado di curare malattia rare e perché no, trovare cure definitive per sconfiggere il cancro  

anticipandone la diagnosi, lottando contro il tempo, con la speranza che si riesca ad evitare la progressione delle malattie cancerose.  

Un grande aiuto lo avremmo sicuramente nello sviluppo di esoscheletri o automi antropomorfi, che potranno dare supporto a persone non autosufficienti o completamente inabili, con la possibilità delle stesse, di avere una vita quasi normale. La parte sostanziale di questa nuova tecnologia,  sta nel fatto che i tempi di elaborazione siano estremamente veloci, attuando sviluppi ed evoluzioni del sistema in tempi record.

Il mondo, dopo la rivoluzione  industriale, è stato bombardato da continui progressi tecnologici importanti. Il semplice tostapane, la lavastoviglie, il rasoio elettrico, l’ avvento dell’  era digitale, e tante altre “diavolerie”, come qualcuno al tempo le definì, hanno consegnato all’  umanità, oltre che la facilitazione dell’ esistenza, un’  ulteriore conquista del tempo libero, un minutaggio (usando  il linguaggio sportivo) necessario per dedicarsi allo studio-cultura, agli affetti o semplicemente a sé stessi.

L’intelligenza artificiale è un continuo divenire, una linea temporale che connette un pensiero filosofico presocratico con il continuo potenziamento tecnologico. Il futuro non lo si può scollegare dal passato. Nonostante le premesse di cotante innovazioni, si affacciano tuttavia,  sfide etiche e questioni riguardanti la sicurezza dei dati. Uno dei timori principali è la possibile perdita di posti di lavoro a causa del processo di sviluppo ininterrotto del sistema informatico. Aumentandone l’efficienza, si potrebbe infatti arrivare alla sostituzione di lavori umani con macchine, con conseguenti sfide economiche e sociali nell’ invenzione di lavori diversi da quelli presenti in questo momento storico.

Ricordiamo che con l’invenzione  della macchina a vapore, il preoccupante sentimento di smarrimento causato dalla diminuzione dei posti di lavoro, pervase la popolazione  operaia, ma nell’ immediato futuro a quell’evento tecnologico, la mancanza lavorativa fu sostituita da altri impieghi. È dunque, essenziale trovare equilibri che incoraggino l’innovazione senza creare disparità sociali ed economiche.

Un’altra preoccupazione cruciale è legata al controllo delle decisioni autonome delle macchine. Con l’ invenzione della bomba nucleare, dopo il disastro di Hiroshima e di Nagasaki, vi è stata la necessità di regolamentare la diffusione degli armamenti atomici. Il Trattato di non proliferazione nucleare, è stato possibile rispettare, in quanto ci si è  trovati dinanzi ad una tecnologia molto più  semplice da gestire e da controllare.

Considerando l’ IA  come possibile “arma”, sarebbe meno sorvegliabile poiché più fruibile,  alla portata di tutti, con milioni di utenti, i quali, potendo usare questa tecnologia immettendo miliardi di dati, la probabilità che questa intelligenza avanzata possa autonomamente svilupparsi senza controllo è alta. Non solo, ma la minaccia di possibili violazione sulla privacy individuale, con perpetrate ricerche di dati da parte del sistema evoluto, può diventare reale se non si elaborano protocolli sulla sicurezza delle nostre informazioni.

L’interazione frequente con intelligenze artificiali prive di emozioni può portare a un declino dell’empatia umana. La desensibilizzazione nei confronti delle emozioni reali, può minare la capacità di comprendere e rispondere alle esigenze emotive degli altri, minacciando la coesione sociale. Ciò che probabilmente farebbe più male all’ umanità, sarebbe l’ usurpazione da parte di questo complesso e straordinario mondo evolutivo, della sua anima creativa e della sua mente inventiva, sostituendole con la facile realizzazione automatizzata di libri, di testi, di articoli giornalistici. Ma sono certa che non verrà mai deposto, lo straordinario universo dei sentimenti e delle emozioni che sono qualità prettamente umane.

Va anche detto che nessuna tecnologia va sul banco degli imputati, la condanna non viene rivolta all’  intelligenza artificiale in quanto tale, ma si punta l’ attenzione sull’ uso o meglio abuso di tale evoluzione tecnologica.

Il benefico contributo che IA apporterà alle nostre esistenze non è certo messo in dubbio, ma bisogna bilanciare il progresso tecnologico con la protezione delle qualità umane fondamentali.

Il teologo Paolo Benanti, attraverso la sua preoccupazione per una possibile abdicazione della nostra coscienza davanti al forte corteggiamento del potere di onnipotenza,  figlio di questo epocale sviluppo tecnologico e davanti al quale l’ essere umano spesso  si inginocchia, invita ad una riflessione etica globale. Il teologo consapevole che vadano  iniettate negli algoritmi regole certe, introduce  un nuovo termine: “algoretica”; una crasi di due parole algoritmo-etica,  dal significato forte e chiaro che probabilmente, ritroveremo nel prossimo futuro come termine ricorrente.

Affrontare queste sfide con responsabilità è necessario per la costruzione di un futuro in cui l’ intelligenza artificiale sia un alleato prezioso, preservando l’ essenza umana e promuovendo il benessere collettivo.

Autore

Nata a Solopaca in provincia di Benevento. Da sempre impegnata nel sociale a 360 gradi, appassionata di cinema e di teatro, ha fondato il gruppo teatrale "Ad Majora" per il quale ha scritto nove commedie, di cui sei portate in scena. Ha collaborato con varie associazioni culturali locali come "Associazione non solo anziani" e "Koinè".