“In percezione di sorriso” di Pierfranco Bruni non è un semplice libro di poesie: è uno spazio da attraversare, un luogo interiore da abitare con lentezza.
Fin dai primi versi, il lettore comprende di non trovarsi davanti a una scrittura che chiede di essere decifrata, ma accolta. Bruni non impone significati, non spiega: lascia che le parole si depositino, diventino eco, memoria, presenza.
La poesia di In percezione di sorriso nasce da un ascolto profondo. È costante il dialogo tra tempo e attesa, tra ciò che è stato perduto e ciò che ancora può essere ritrovato. Versi come «L’infinito inventalo / se perdi il crepuscolo / caduto nel tempo» aprono immediatamente una dimensione in cui l’esistenza non è mai lineare, ma fatta di soglie, crepuscoli, attraversamenti. L’infinito, in Bruni, non è un dato acquisito: è una responsabilità poetica, un atto creativo che nasce dalla fragilità.
Emblematica, in questo senso, è l’immagine del chicco di caffè, che attraversa la raccolta come metafora della memoria e dell’attesa. «Prova a cercare un chicco di caffè» non è un invito casuale, ma una richiesta di attenzione: il chicco è ciò che sembra minimo e invece custodisce un’intera possibilità di senso. È il gesto quotidiano che diventa rito, la pazienza del tempo condiviso, il silenzio abitato. Piantato nel giardino dell’esperienza, quel chicco dimenticato suggerisce una poesia che germoglia lentamente, osservando il vento tra i capelli e il crepuscolo che scende senza clamore.
La forza di questa raccolta risiede in una scrittura limpida e coraggiosa, che rifiuta ogni artificio. Bruni sceglie la misura, il silenzio, la sottrazione. Ogni parola appare posata con cura, rispettosa dello spazio che la circonda. È una poesia che non alza la voce e, proprio per questo, riesce a farsi ascoltare a lungo. Il silenzio non è assenza, ma parte integrante del verso, respiro necessario affinché il senso possa emergere.
L’amore, tema centrale del libro, non viene mai idealizzato. È rischio, sfida, esposizione. Nei versi «Amandoci siamo unici» fino a «se tu non accetterai / la sfida e il rischio di questo amore», l’autore restituisce una visione dell’amore come atto consapevole, mai eterno per diritto, ma sempre fragile e vero. L’unicità nasce dall’accettazione del limite, non dalla promessa dell’infinito.
In percezione di sorriso invita il lettore a rallentare, a sostare nell’emozione non addomesticata, a riconoscere quella parte di sé che spesso resta senza nome. È una poesia che non cerca il consenso immediato, ma lascia tracce sottili, destinate a riemergere nei momenti più inattesi della vita quotidiana. Come accade con le esperienze autentiche, il libro continua a parlare anche dopo l’ultima pagina.
Pierfranco Bruni, scrittore , archeologo, direttore del Ministero dei Beni culturali, già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, presidente del Centro Studi “Grisi”e autore di diversi racconti, romanzi, saggi , libri di poesie e collaboratore di Sannio Matese Magazine, conferma in questa raccolta una voce poetica matura, capace di coniugare pensiero, sentimento e ascolto del mondo. In percezione di sorriso non si legge soltanto: si porta con sé. E, una volta abitato, difficilmente si abbandona.
(In percezione di sorriso – Tabula Fata, Pagg. 368 – € 22,00)
