• 21 Maggio 2024
Editoriale

Raccontare le guerre è difficile. Sempre. Perché trovare le parole per descrivere la morte e la sofferenza nelle sue varie terribili forme è cosa non da tutti: riescono a farlo solo le persone estremamente sensibili e capaci, coraggiosamente, di condividere l’incubo con chi lo respira quotidianamente. Ed è proprio questo quello che ha fatto Vittorio Nicola Rangeloni, giovane reporter italiano che, fin dal 2014, ha lavorato in Donbass per documentare quello che è accaduto in tali martoriate regioni.  E “per dare voce – dice lui stesso – a chi vive sotto le bombe nei villaggi e nelle trincee” ormai da parecchi anni.

Molti dei suoi scritti, che rappresentano un drammatico mosaico di sangue, bombe, dolore, orgoglio e spirito patriottico, sono stati raccolti in un libro intitolato Donbass. Le mie cronache di guerra (Idrovolante edizioni 2021). Un libro che, alla luce del conflitto russo-ucraino, acquista un valore estremamente rilevante per capire almeno una parte delle radici (antiche) di una guerra che sta insanguinando l’Europa.

Partendo dalla cronaca di quel che avvenne in Piazza Maidan a cominciare dal novembre 2013, l’autore – si legge in un articolo sul suo lavoro pubblicato su Leggifuoco.it – mette su carta la sua esperienza diretta sul campo. E traccia, con coinvolgente semplicità, una rete di storie fatta di testimonianze, di momenti molto intensi, di battaglie vissute anche in prima persona”. Una rete che, pagina dopo pagina, anche grazie ad un linguaggio semplice e diretto coinvolge profondamente il lettore. Non si può, infatti, restare indifferenti a quanto traspare dagli scritti dell’autore, in particolare per quanto riguarda la vividezza delle testimonianze raccolte, che restituiscono sentimenti come forza d’animo, dignità, paura e dolore. Ma anche la richiesta, assai sentita dallla gente del Donbass, di non essere dimenticata.

Perché se è vero che – giustamente – l’opinione pubblica (e non solo) oggi si schiera giustamente al fianco dei civili ucraini, anche loro vittime della guerra, lo è altrettanto il fatto che, al netto di qualunque considerazione e/o analisi geopolitica, nelle Repubbliche di Donetsk e Lugansk sono come già sottolineato anni che a parlare sono le armi. E sono armi ucraine. Armi che colpiscono e uccidono, come scrive Rangeloni. Che tra l’altro, oltre ad ascoltare e raccontare la gente del Donbass, fa quello che può anche per portare concretamente un aiuto in quella martoriata regione: insieme a volontari locali, infatti, ha organizzato varie iniziative umanitarie.

Scrivo, scatto, viaggio e sogno un mondo più giusto” è la frase che campeggia sulla seguita pagina social del reporter. Un mondo che lui, con il suo impegno e il suo lavoro, sta cercando di costruire. Un mondo che richiede anche a tutti noi di mettere da parte ideologia e ipocrisia e fare di tutto per diffondere la verità.

Autore

Giornalista e scrittrice. Oltre ad aver curato volumi storici e raccolte di poesia (Tra le righe di Riccardo Di Giorgi, Ed. La Vela 2021), ha firmato biografie (Teseo Tesei, All'assalto della gloria, Idrovolante 2018; Adriano Visconti. Chi per la patria muor, vissuto è assai, Ritter 2019), saggi e racconti (tra essi: Dal pantano è nato un fiore. Maria Pasquinelli in Terra benedetta, Idrovolante 2020). In occasione del centenario della tumulazione del Milite ignoto a Roma, ha ideato il volume di racconti Ignoto Militi (Idrovolante 2021), realizzato insieme a Bianca Penna e ad altre autrici. Cultrice appassionata della storia d'Italia e degli Uomini e Donne che ne sono stati protagonisti, la studia con cura ed interesse e ne scrive con fini memorialistici e divulgativi.