• 22 Luglio 2024
Itinerari

Siamo abituati a sentirci dire spesso delle frasi proverbiali oppure alle volte siamo noi stessi a dirle. Oltre a vecchi proverbi tramandati dai nostri avi, spesso ci troviamo di fronte anche a dei riti scaramantici o delle vere e proprie superstizioni. Ma da dove arrivano queste locuzioni e superstizioni?

Arrivano da molto lontano, specialmente le più celebri frasi che spesso ci capita di udire e molte volte ci affascinano ancora. La maggior parte di queste addirittura provengono dal periodo romano. Infatti una delle frasi più comune è “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico” e deriva proprio dalla locuzione latina “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”. Sostanzialmente si rifà a un’espressione di sant’Agostino, anche se esistono diversi antecedenti in latino precristiano come quello di Cicerone che si avvicina di più a questa “Cuiusvis hominis est errare: nullius nisi insipientis, in errore perseverare” che tradotto significa “è cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell’errore”. 

Un’altra frase proverbiale diventata molto usata è “il dado è tratto” che deriva dal latino “alea iacta est”. Il significato vero e proprio di questa locuzione latina è “il dado è stato tirato” cioè la decisione è stata presa. Secondo Svetonio, la frase è stata pronunciata da Cesare il 10 gennaio 49 a.C. prima di attraversare il fiume Rubicone con il suo esercito e dare inizio alla guerra civile contro Pompeo. Questo evento storico ha ispirato un altro modo di dire entrato nell’uso comune, cioè nel varcare il Rubicone o passare il Rubicone.

Anche la frase “La fortuna aiuta gli audaci” deriva da una locuzione latina “Audentes fortuna iuvat” che letteralmente viene tradotta in “il destino favorisce chi osa”.  Questa frase è l’esortazione ad attaccare Enea rivolta da Turno ai suoi uomini scritto da Virgilio in uno dei suoi esametri. Il detto invita a essere coraggiosi davanti a qualsiasi tipo di evento, anche il più terribile, in quanto la sorte è dalla parte di chi osa e sa prendere opportuni rischi. Un’altra frase spesso utilizzata è “Mal comune, mezzo gaudio” che ha direttamente origine dalla locuzione latina “commune naufragium, omnibus solatium” che sta a significare “Un naufragio collettivo è un sollievo per tutti”. L’uomo prova maggiore sollievo ad affrontare situazioni problematiche in compagnia di altre persone, dividendo così le difficoltà. In poche parole i problemi e le difficoltà sembrano meno duri da sopportare se condivisi con altre persone colpite dalla stessa criticità. Questi modi di dire non sono conosciuti solo in Italia ma hanno una diffusione pressoché internazionali.

Invece, è più recente la famosa affermazione “Il fine giustifica i mezzi”, celebre detto attribuito a al filosofo, scrittore e politico fiorentino Niccolò Machiavelli. Machiavelli, vissuto a cavallo fra il Quattrocento e il Cinquecento, è stato uno dei maggiori pensatori politici di tutti i tempi. A lui si deve l’intuizione di separare la politica dalla morale e dalla religione. Proprio dal suo principio cardine su chi detiene il potere, nella forma di repubblica o di principato, deve ricorrere a tutti i mezzi per garantire il benessere e l’integrità dello Stato. Questo concetto è stato ridotto alla celebre frase “Il fine giustifica i mezzi” che nella realtà non ha mai pronunciata questa formula. Questa frase è riconducibile ad una delle opere più importanti che Machiavelli ci ha lasciato, Il Principe.

Lasciando il periodo risorgimentale e tornando indietro nel tempo, esattamente nel medioevo, troviamo credenze ed episodi che ci riportano ad oggi con vere e proprie superstizioni. Una delle tante è la credenza del gatto nero che ci attraversa la strada. Ma questa superstizione da dove deriva? Deriva da un semplice episodio storico. Purtroppo, molti pregiudizi continuano ancora oggi e alcune persone rimangono superstiziose riguardo ai gatti neri ma, non sono sempre stati considerati portatori di sfortuna. Infatti, gli egiziani tenevano in grande considerazione i gatti compreso quelli di colore nero e ucciderne uno era considerato un crimine capitale. In Europa, durante il Medioevo, i gatti neri iniziano ad essere associati alle streghe. Si pensava che i gatti neri fossero causa di sfortuna, aiutando le streghe in azioni oscure, o che fossero streghe reincarnate nelle loro forme. Una delle credenze maggiori sul gatto nero è che porti male se ci attraversa la strada ma questo perché? Un tempo le strade non erano per nulla illuminate e l’attraversamento improvviso di un gatto nero, con i suoi occhi gialli illuminati facevano spaventare i cavalli delle carrozze, causando incidenti e da qui la superstizione fino ad oggi che portano male nel loro attraversamento.

Per non attirare la sfortuna, quante volte abbiamo evitato il passaggio sotto una scala? Questa è un’altra superstizione che ha origini molto antiche. Bisogna risalire addirittura agli Egizi che consideravano sacra la figura del triangolo. Infatti, una scala appoggiata a un muro o a una parete, vedevano proprio quella forma e quindi passare sotto una scala significava, rompere quella figura sacra di così tanto potere e attirare su di sé tanta sfortuna. Per i cristiani vale lo stesso discorso fatto per il popolo egizio ma con una differenza: la figura del triangolo rappresentava il concetto di Santissima Trinità, cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Un’altra superstizione che viene da lontano è la rottura di uno specchio. Infatti, anche la superstizione dello specchio rotto si sviluppa sotto il periodo romano. I romani attribuivano significati magici-religiosi all’immagine riflessa e ritenevano che le divinità spiassero l’anima degli uomini attraverso gli specchi. Di conseguenza, si riteneva che rompere lo specchio portasse sfortuna perché si faceva un torto alle divinità. La nascita di questa superstizione però si collega ad una ragione economica, in quanto, gli specchi erano un bene estremamente costoso e romperne uno significava avere un danno economico. La credenza dei sette anni è, invece, sempre collegata ai romani in quanto si riteneva che la vita si rinnovasse ogni sette anni.

Autore

Campano, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali, specializzato in scienze della politica in studi parlamentari alla Sapienza di Roma . Collaborato con radiosapienza, web tv e giornali web. Appassionato di lettura e scrittura dove ho pubblicato un libro di giallo. Presidente del Comitato Sviluppo e Territorio.