• 1 Marzo 2024
Alimentazione

Nel XV secolo, con Alfonso il Magnanimo, il centro del potere degli Aragonesi da Barcellona divenne  Napoli ed è proprio in questo periodo che i “friarielli” compaiono sulle tavole del popolo napoletano. Con il termine zandraglie gli spagnoli indicavano le donne del popolino che si mettevano fuori dal Palazzo Reale per contendersi, tra urla e spintoni, gli avanzi e gli scarti della cucina. Gli chef reali ritenevano le cime di rapa, con il loro gusto amarognolo, non adatte alla tavola del Sovrano e per questo le gettavano via. Le donne del popolo, costrette a mendicare per sfamare la propria famiglia, le raccoglievano facendo arrivare sulle loro tavole i “friarielli”, rifiuto per i ricchi ma piatto gustoso e principale per i più poveri. Ed essendo le cime di rapa una verdura, quindi prive di calorie, il genio delle donne napoletane le rese ricche e gustose unendole alla ‘nzogna’ , lo strutto.

I friarielli venivano puliti, sciacquati con l’acqua e, senza asciugarli, venivano gettati in padella col grasso di maiale e spicchi di aglio rosolati. Per completare la preparazione aggiungevano sale e abbondante peperoncino. L’unione tra le cime di rapa e il lardo bollente è una frittura. Da qui il nome “friarielli”. Friggere in napoletano si dice “frijere”. Anche se alcuni ritengono che il loro appellativo deriverebbe dallo castigliano frio grêlos , che significa broccoli del gelo, più comunemente verdure coltivate in inverno.

Nella “Historia della Vulgata”, scritta da un monaco sconosciuto, c’è una storia sui friarielli  che ha il fascino di una leggenda. Si narra dei festeggiamenti in onore del boss di quartiere, a base soprattutto di pizze fritte nella sugna. Donna Immacolata, addetta alla cucina, si accorse di aver terminato il pomodoro, ma gli invitati arrivavano sempre più numerosi. Nel retrobottega aveva i friarielli che dovevano servire per la cena. Il suo ingegno glieli fece immergere nel grasso bollente riempiendo tutto il vicolo di Sant’Agostino degli Scalzi di uno straordinario profumo, ma, soprattutto, facendoli apprezzare dagli abitanti di Materdei a tal punto che da allora ogni anno si organizza nel quartiere la “Festa del Friariello”.

Vere o false che siano queste storie, i friarielli sono la testimonianza della sempre più famosa capacità di arrangiarsi del popolo napoletano che, con alimenti poveri, riuscivano a nutrirsi anche in tempi di magra.

Oggi la sugna è sostituita dall’olio di oliva e spesso alla verdura vengono associate le salsicce. “ A sasicc è a mort d’o friariell”

Ecco la ricetta.

Buon lavoro e buon appetito

Friarielli

Ingredienti per 4 persone:

1 kg di friarielli

2 spicchi di aglio

2 peperoncini

olio extravergine di oliva

Pulire i friarielli separando le foglie dal gambo e lavarli sotto abbondante acqua corrente. Far soffriggere per qualche secondo gli spicchi di aglio in abbondante olio extravergine in una padella alta preferibilmente antiaderente. Tagliare il peperoncino a pezzetti e aggiungerlo al soffritto nella quantità che più gradite. Aggiungere i friarielli senza scolarli e coprire con un coperchio. Far  cuocere per circa 15 minuti girando un paio di volte. Eliminate l’aglio e servite ben caldi.

N.B. Non bollire mai i friarielli prima di friggerli, altrimenti perdono tutto il loro sapore. 

Autore

Babette è una studiosa di cultura materiale ed in particolare di alimentazione. Si dedica a sperimentare soprattutto piatti d'epoca rivisitandoli senza alterarne la natura. Sta per pubblicare un libro di storia culinaria corredato da ricette