Insegnare alle elementari non è un lavoro. È un accompagnamento. È come insegnare a un bambino a camminare per la prima volta nella vita della conoscenza. Ogni primo passo è diverso. Ogni caduta è diversa. E ogni mano tesa deve essere diversa. Ogni bimbo ha un proprio tempo, un proprio apprendimento, un carattere, una sensibilità che è unica e irripetibile. Non esistono due bambini uguali, e dimenticarlo è il primo fallimento di chi insegna. Ricordarsi che un bambino è diverso dall’altro è fondamentale, è la base di tutto. Chi insegna non deve mai sminuire. Mai.
Una parola che umilia in prima elementare non si dimentica in quinta. Resta dentro, diventa una voce interiore che dice “non ce la faccio, non sono capace”. Chi insegna deve incoraggiare, affinché cresca l’autostima nella formazione di ognuno, nel rispetto di ognuno. Perché un bambino sicuro di sé impara. Un bambino insicuro si chiude. E spesso non è il bimbo che non segue, è l’insegnante che non ha ben compreso come conquistare l’attenzione.
È più facile, è più comodo, lavorare solo con chi è già bravo. Fa fare bella figura. L’alunno eccellente ti risponde subito, ti gratifica. È la strada facile. Ed è la strada più superficiale che ci sia. Il problema è che chi mette più tempo a comprendere non è incapace. Quasi mai lo è. È insicuro. È un bambino sensibile che ha bisogno di un modo funzionale di donare l’amore per il sapere. E con quel lavoro delicato di scambio e condivisione, anche il bimbo più sensibile risponde all’invito. Sempre. Il vero maestro non è quello che si dedica solo a chi è bravo sminuendo chi è più lento. Non è un buon maestro. Il vero successo è portare allo stesso livello di preparazione tutti, con dedizione.
E questo successo non può avvenire da solo. Il lavoro in sinergia tra famiglia e scuola è fondamentale. Oggi ci sono tanti genitori separati che crescono da soli i figli, con tanti sacrifici, dedicandosi a loro per ottenere il meglio. Costruiscono mattone dopo mattone un mondo fatto di equilibrio e fiducia. Quando quel mondo incontra a scuola un insegnante che non ha tale sensibilità, quel mondo crolla. Tutto lo sforzo fatto a casa sembra vanificarsi. E allora quel bambino, che
non trova protezione, cerca rifugio nella ribellione e nella chiusura sociale. Non per cattiveria, ma per delusione.
Ecco perché famiglia e scuola devono parlarsi, sostenersi, camminare insieme. I bambini di oggi crescono già in una società piena di incertezze. La scuola non può essere un altro luogo di giudizio. Deve essere il luogo sicuro dove si impara che sbagliare è normale ma basta poco per correggere gli errori che si commettono. La figura dell’insegnante nei primi anni di scuola resta come un ricordo indelebile nella crescita ed è per questo importantissimo che sia particolarmente vicina e incoraggiante ad ogni bambino.
Incoraggiamoli. Ogni giorno. Con pazienza. Con amore. Perché stiamo insegnando a piccoli uomini e piccole donne a camminare nella vita.
