Quando un progetto ti fa sentire più leggero lo comprendi nel momento in cui lo hai portato a termine.
L’esperienza di “Sussurri di Janare” l’evento che a Giugno ha dominato la vallata dal Castello di Ceppaloni ha segnato negli animi tutti coloro che vi hanno partecipato. Tutta l’esperienza dell’evento svoltosi non è stato solo teatro,così come non sono solo sagre o eventi quando si realizzano con il cuore.. È il valore della condivisione e dell’aggregazione che rende vive le comunità. Un racconto di fatica, complicità e cuore.
Ci sono progetti che ti stancano. E poi ci sono progetti che, pur stancandoti, ti fanno sentire più leggero.La differenza non sta in quello che fai. Sta in “con chi lo fai e dove lo fai”.
Soprattutto nei borghi.
Nei borghi dove tutto ha un profumo diverso, dove i colori restano quelli di sempre: il tufo, il verde delle colline, la luce della sera sul castello.
Ma dove le emozioni si possono amalgamare in un contesto che unisce tutti. La vera bellezza sta nello stare insieme per creare, nel condividere un’idea e vederla diventare reale, grazie alle mani di tanti.
Prendiamo come esempio il teatro. Come con Sussurri di Janare al Castello di Ceppaloni. Mesi di prove, luci da sistemare, costumi da cucire all’ultimo.
Ma il ricordo più bello non è l’applauso finale. È il silenzio rotto dalle risate durante le prove. È il tavolo pieno di attrezzi, di appunti, di caffè, tarallini e patatine da sgranocchiare.
È sentirsi parte di qualcosa di più grande, sotto le stesse mura che hanno visto passare secoli di storie. E lo stesso vale altrove. Le mani che creano, le voci che risuonano con la musica tra le mura che hanno visto il susseguirsi della storia, ogni movimento diventa armonia se vissuto intensamente.
Lo stesso vale per organizzare la sagra del paese e ritrovarsi a pelare patate con persone che non si vedevano da anni, e scoprire che il tempo non è passato.
Per rimettere a posto una piazzetta un sabato mattina: ognuno con il suo rastrello, i bambini che corrono, e alla fine quella panchina che sembrava abbandonata torna ad essere il centro.
Per preparare un corso, un mercatino, una serata, una cena rionale: quando ognuno porta un talento diverso e il risultato è un mosaico. Un progetto funziona quando non ti isola, ti unisce. Quando trasforma la fatica in complicità, quando invece di pesare sugli stati d’animo, li concilia. Perché creare insieme significa condividersi davvero. Significa portare il tuo pezzo e scoprire che è proprio quello che mancava agli altri. Significa che un obiettivo diventa il pretesto per ritrovarsi. Nei borghi questo è ancora più vero, le distanze sono corte e i legami sono lunghi. Un progetto non è solo un evento in calendario è un modo per dirsi: ci siamo, e ci teniamo. Alla fine quello che resta non è solo lo spettacolo, la festa, il giardino curato.
Resta il noi che abbiamo costruito mentre lo facevamo. Resta la sensazione di tornare a casa stanchi, ma col cuore pieno. Ecco. Questa è la bellezza di stare insieme. Il mondo ruota troppo velocemente intorno alle nostre vite e scandisce i minuti senza tenere in considerazione le emozioni, i silenzi, le lacrime o le risate ed è già difficilissimo conciliare la realtà che a volte devastanti sogni , perlomeno abbiamo la possibilità di creare momenti di condivisione che rallegrano e spianano certi percorsi irti. Siamo specchi nei quali si riflettono i visi stanchi e spenti, ma abbiamo la forza di ribellarci alla tristezza riscoprendo i nostri luoghi, il nostro essere e ritornando a viverci.
