• 22 Luglio 2026
La mente, il corpo

La vita può cambiare qualunque situazione in modo inatteso e improvviso. Quando succede nei contesti familiari, specie con dei lutti, a risentirne non sono solo le persone ma anche gli animali domestici che condividono tali famiglie.

Accade spesso che bisogna dare in adozione il cane dei genitori che purtroppo non possono più  accudirlo,si deve così   lasciare non  “solo un cane”… ma un pezzo di casa, di mamma e papà, di quelle giornate che sembravano sempre uguali eppure mai scontate.

Chi non ha mai  amato un cane non sa cosa significa lasciare a metà il cuore. Il cane non è solo il cane di papà e mamma. Era la loro ombra fedele, la loro gioia quando la memoria vacillava. Trovargli una nuova famiglia è  l’ultimo atto

d’amore che si può fare.È la promessa per una vita serena.

L’amore per un cane non si misura in anni, ma in sguardi. In come ti aspettava alla porta, in come appoggiava la testa sulle ginocchia di papà. Quando quel custode e padrone d’amore non c’e più  non lo si da via, ma lo si affida. Perché amarli vuol dire anche questo: scegliere il loro bene, anche quando fa malissimo  separarsene.

Sentire la sua confusione mentre lo si tiene  stretto  prima di andare via è  come farsi spezzare il cuore due volte: una per chi  lo lascia, una per egli stesso.

 Vederlo giorni dopo,correre nel nuovo giardino, giocare con gli altri cani, con la coda che non smette più di scodinzolare e vedere i nuovi padroncini conquistarlo subito , fa pensare che non è  perchè è un cane qualunque ma perché quel cane è come se fosse unico con un nome che si conosce da sempre;  è  lui che sa

riconoscere l’amore vero al volo, proprio come lo riconobbe   papà.

La sua confusione nel lasciare la vecchia casa,  si è trasformata in fiducia. E la  mancanza dei vecchi custodi  si è trasformata in una gioia da alimentare correndo in un  giardino immenso per lei.

E così il cane di famiglia non era solo il cane di un papà e una mamma,  era la loro presenza costante, la loro certezza quando la memoria si faceva confusa. La sua coda che batteva, il suo muso appoggiato sulle loro ginocchia… erano casa.

 Trovarle una nuova famiglia è  l’ultimo atto d’amore che le si  può fare. 

Lui gli aveva donato il suo amoe,  avevano un patto silenzioso, fatto di crocchette, coperte e tempo passato insieme. Si prendevano cura l’uno dell’altro.

“Quando il cane non voleva mangiare, “papà”

apriva la mano e metteva le crocchette davanti al muso del suo cane…

 ‘Prima tu, poi io’. E lui mangiava, perché così mangiava anche il suo padrone.

 La sera gli stendeva la coperta davanti al portoncino, sotto al portico. Non era una cuccia. Era il suo posto d’onore. E lui restava lì, seduto per ore,a far da guardia, a fare da compagnia. Senza chiedere niente. Solo di  esserci.

 Egli non era il cane di “papà” era la sua ombra e lui era la sua casa.”

Chi non ha visto una scena così non può capire il distacco. È amore vero. Quello che non si misura,che non muore.

 La parte bella è sapere che ora ha un giardino immenso, amici con cui correre, mani che gli stendono la coperta come faceva “papà”.

 Amore e calore.

Ed è questa una vittoria. Una vittoria d’amore.

 Perché amare un cane voleva dire anche

questo. Voleva dire scegliere la sua felicità anche se  faceva male. Voleva dire essere abbastanza grande da dire “vai, corri, sii felice anche senza di me!”

“Papà” gli  apriva la mano con le crocchette. Ora  gli è stata aperta la porta verso una vita nuova. Stesso gesto, stesso amore.

Quel cane adesso ha di nuovo qualcuno dove potersi accucciarsi accanto ai piedi la sera. E si ha così  la pace di sapere che la promessa è mantenuta.

Questo non è un addio. È un “ti ho amato abbastanza da lasciarti andare”

Quando l’amore non si trattiene, ma si dona di nuovo, allora si ha davvero una rinascita. Quel cane  ha perso il suo vecchio amico  umano ma ha trovato un altro pezzo di cuore che lo ama. E lasciandolo andare, è la dimostrazione di un  amore più grande: quello che mette la sua felicità prima della mancanza.

È una lezione che pochi capiscono. Va  vissuta.

E piangere è un diritto perche’ le  lacrime non cancellano l’amore,lo lavano, lo rendono più limpido. Ogni cane dato in affidamento dopo un lutto  resta come esempio di incoraggiamento  per coloro che hanno vissuto o che stanno vivendo questa problematica, in ogni situazione dove un cane resta da solo si ricordino  i suoi occhi, il suo muso appoggiato, il calore che  ha regalato e che ancora regalerà alla nuova famiglia che saprà come offrirgli una nuova formula di affetto incondizionato e puro!

Autore

Carmela Picone nasce nel 1969 a Solopaca , in provincia di Benevento. Dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Classica, leggendo Pirandello scopre la passione per il teatro. Partecipa e vince un concorso letterario con La Libro italiano Editore e vede le sue poesie pubblicate in un’antologia. Scrive il romanzo “Gocce d’Amore” che ottiene immediato successo tanto da interessare un regista romano che chiede all’autrice di scrivere una sceneggiatura tratta dal proprio libro per la progettazione di un film. Nel 2021 scrive “La poesia delle parole semplici” una silloge pubblicata dalla Atile Editore. Le passioni restano la scrittura, i viaggi ,la recitazione e la pittura . Ama molto viaggiare, scoprire nuove culture, ammirare nuovi paesaggi e far tesoro delle emozioni che ne scaturiscono dopo ogni luogo ammirato. Coautrice del libro "Incatesimi e magie dal Matese al Sannio" , è pubblicista iscritta presso l'ODG Campania; Presidente dell'Associazione Il Cenacolo rosa del Roseto. La sua ambizione più grande resta quella di promuovere il territorio nel quale è nata, e dove oggi s’impegna nel sociale per tenere vive le tradizioni e per portare alla conoscenza di tutti la meraviglia e i tesori della sua terra , piccola perla del Sannio.